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Vi spiego la guerra tecnologica fra Usa e Cina su Huawei. Parla Giustozzi

Il caso che adesso gli americani hanno sollevato nei confronti di Huawei non è né nuovo né strano. È rilevante, semmai, perché adesso c’è un rischio di monopolio nella tecnologia. E siccome la Cina si prepara ad essere il monopolista sul 5G, l’America ha deciso di ostacolare il suo sviluppo, dando la possibilità ad altri competitor di farsi avanti. L’analisi di Corrado Giustozzi, esperto di sicurezza cibernetica

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Perché Trump picchia su Huawei (ma l’Ue è attendista). Report Ispi

Il 5G appare vulnerabile “a interruzioni di servizio, furti di dati sensibili e attacchi cyber in grado di mettere a repentaglio l’economia e la sicurezza di un intero paese”. Che un’azienda cinese come Huawei legata a doppio filo con un regime accusato a destra e a manca di avere pochi scrupoli possa disporre di un simile potere è qualcosa che, a Washington, risulta inaccettabile. L’approfondimento di Marco Orioles sulla base del dossier firmato dai ricercatori dell’Ispi, Alberto Belladonna e Alessandro Gili

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Cina e Huawei, tutti i rischi per l’Italia secondo Washington. Parla Luttwak

“Se il governo italiano permetterà a Huawei di installare le proprie attrezzature nel sistema telefonico italiano con il 5G, l’America dovrà naturalmente restringere le informazioni. Per esempio, se il ministero della Difesa italiano userà quelle linee, sarà escluso dalle informazioni: questo è chiaro”. Parola del politologo americano (e trumpiano) Edward Luttwak sentito da Start Magazine

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Tutti i risvolti geopolitici della guerra tecnologica fra Usa e Cina. Parla Marta Dassù

Il sistema cinese si sta adattando per passare a una maturità tecnologica che richiede elementi organizzativi – legali e perfino politici – non facilmente compatibili con un sistema a fronte impronta autoritaria. Autoritarismo digitale versus democrazia liberale: semplificando al massimo, la guerra fredda hi-tech ha questa impronta politica. L’analisi di Marta Dassù, senior advisor for European Affairs all’Aspen Institute

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Vi spiego i rischi per l’Italia dalle crisi in Libia e Algeria. Parla Jean

Il braccio di ferro tra Trump e Putin sul Venezuela e il grande gioco della Russia per riottenere il rango di superpotenza globale. Le ingerenze di Mosca in Libia. Le interferenze russe sulle elezioni europee. E poi l’attacco di Haftar contro Tripoli che spiazza la politica estera italiana, i rischi per il nostro approvvigionamento energetico derivante dalla transizione politica in Algeria, finendo coi moniti Usa sul Nord Stream-2 e su Huawei. È un Carlo Jean a tutto campo, quello che ha parlato con Start Magazine.

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La terza guerra mondiale a pezzi. Il libro di Marco Orioles

Oggi alle 18:00, alla Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine, si presenta per la prima volta il nuovo libro del sociologo e giornalista Marco Orioles, “La terza guerra mondiale a pezzi” (Rubbettino). Un’opera che riprende un’espressione di Papa Francesco e la eleva a chiave di lettura di una serie di accadimenti drammatici – dall’ascesa dell’Isis, alla guerra civile siriana, alla crisi nucleare e missilistica tra Usa e Corea del Nord – che hanno agitato la scena internazionale negli ultimi cinque anni. Sono i “pezzi” di una inedita terza guerra mondiale che, non meno delle due precedenti, pone una sfida esistenziale all’ordine globale. 

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Vi spiego perché l’Italia perde peso in Libia. Parla Varvelli (Ispi)

Le mosse di Haftar. La reazione di Sarraj. Le parole degli Stati Uniti. Il ruolo della Francia. Il peso degli Emirati Arabi Uniti e non solo. Le ultime notizie dalla Libia commentate e analizzate da Arturo Varvelli, Senior Research Fellow all’Ispi e Co-Head del Middle East and North Africa Centre dello stesso Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale).

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La Nato o diventa anti Cina o muore (e basta ossessioni anti Russia). Parla il prof. Dottori (Luiss)

Se davvero il Russiagate è terminato con il rapporto consegnato da Mueller che scagiona il Presidente, Trump potrebbe provare a costruire per la Nato un percorso verso la grande riconciliazione. Gli ostacoli sono tanti, da ambo le parti, ma la logica del realismo politico dovrebbe alla fine prevalere. Mosca e Pechino debbono essere separate. Parola di Germano Dottori, docente di Studi Strategici all’Università Luiss-Guido Carli e consigliere scientifico di Limes.

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Vi spiego perché in Turchia è stata un po’ bocciata la Erdoganomics

Deprezzamento della lira rispetto al dollaro e crescita vertiginosa dell’inflazione che ha fatto aumentare il prezzo dei beni di consumo. I turchi sono stati colpiti nel portafoglio e nei loro consumi quotidiani. Ecco i fattori che hanno influito sui risultati del voto amministrativo in Turchia. L’analisi di Valeria Talbot, Senior Research Fellow dell’Ispi e Co-Head del Middle East and North Africa Centre

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