Energia

Ecco le ultime cose turche di Erdogan nel Mediterraneo orientale

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Che cosa sta succedendo nel Mediterraneo orientale fra Turchia e Grecia

Non si placa la tensione nel Mediterraneo orientale, dove il sultano imbizzarrito prosegue imperterrito le proprie esplorazioni petrolifere malgrado le minacce di Atene e i moniti dell’Unione Europea che si dice pronta a prendere provvedimenti.

Sabato Erdogan aveva messo di nuovo tutti sull’attenti, sottolineando che “la Turchia e il popolo turco sono pronti ad ogni possibilità e conseguenza”. E a proposito della Grecia, “o capiranno il linguaggio della politica e della diplomazia, o capiranno sul campo attraverso esperienze amare”.

LE PAROLE DI ERDOGAN

Circa le attività della Oruc Reis, la nave che in questo momento sta conducendo le prospezioni petrolifere accompagnata da una nutrita scorta militare, Erdogan aveva anche lanciato un tweet  bellicoso, nel quale evidenziava come le “fregate e le corvette che appartengono alle nostre forze navali stanno continuando risolutamente il loro dovere di scortare e proteggere (la Oruc Reis) che continua a lavorare in aree di nostra giurisdizione nel Mediterraneo Orientale”.

LA “TEMPESTA SUL MEDITERRANEO” CONDOTTA DAGLI ESERCITI TURCO E DI CIPRO NORD

Ieri, infine, il Sultano è passato di nuovo dalle parole ai fatti, facendo aprire l’esercitazione “Tempesta sul Mediterraneo” condotta congiuntamente con il Comando delle forze di Cipro Nord.

Lo ha annunciato all’opinione pubblica il vicepresidente Fuat Oktay, che ha aggiunto che l’esercitazione proseguirà fino a giovedì.

Dinanzi al comportamento sempre più imprevedibile del proprio irascibile vicino, la Grecia è rimasta curiosamente calma, astenendosi dal rispondere alle provocazioni . Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis ha piuttosto rilanciato il dialogo con la Turchia, sostenuto dalla Germania.

LE DATE CLOU PER LA TURCHIA

A tal proposito,  il quotidiano di Atene “Kathimerini” ha invitato a tenere d’occhio la data del 12 settembre, che è il giorno in cui dovrebbero terminare le attività della nave turca Oruc Reis. Se a quel punto Erdogan decidesse di prolungare le operazioni nelle acque circostanti l’isola greca di Castelrosso, comincerebbe davvero una settimana di fuoco.  Se invece cessassero del tutto, si aprirebbero le porte a un dialogo fruttuoso.

Per sottolineare il punto è intervenuto il portavoce del governo di Atene, Stelios Petsas, che ha fatto cenno a possibili sanzioni europee in caso di prosecuzione delle attività turche.

Nella stessa giornata, anche il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, ha intrattenuto una conversazione telefonica con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nella quale si è discusso della necessità di misure nei confronti della Turchia per allentare le tensioni nella regione. La telefonata arriva dopo il lancio dell’iniziativa da parte di Stoltenberg di avviare i colloqui tra Grecia e Turchia sulla “creazione di un meccanismo” per ridurre il rischio di incidenti militari nel Mediterraneo orientale”.

LA FRANCIA HA RICORDATO LA POSSIBILE “RAPPRESAGLIA” DIETRO L’ANGOLO PER LA TURCHIA: LE SANZIONI UE

Ma domenica ha preso la parola anche la Francia, che ha ricordato a tutti che il conflitto tra Atene ed Ankara sarà trattato al prossimo Consiglio Europeo, dove si discuterà anche di possibili sanzioni contro la Turchia.

A tal proposito, il ministro degli esteri Jean-Yves Le Drian ha fatto sapere che la Francia avrebbe già discusso con le proprie controparti europee “la natura della rappresaglia che vogliamo prendere nei riguardi della Turchia”.

“Non siamo a corto di opzioni, e lui lo sa”, ha detto Le Drian riferendosi al presidente turco.

Al tempo stesso tuttavia Le Drian ha esortato Erdogan ad avviare un negoziato con Atene e con la stessa Europa sui temi e i nodi del Mediterraneo Orientale. Se il Sultano dovesse acconsentire, “potremmo creare un circolo virtuoso per tutti i problemi sul tavolo”.

COSA DICONO I MINISTRI EUROPEI

La questione delle sanzioni non è una minaccia astratta, ma – come ricorda il sito Euractiv –  la strada che i ministri degli Esteri europei riuniti qualche tempo fa a Berlino hanno deciso di intraprendere nell’eventualità che Erdogan proseguisse nelle sue azioni illegali. In quella sede è stato anche deciso che in una prima fase le sanzioni colpiranno il comparto energetico di Ankara, con particolare riguardo alle società che in questo momento stanno compiendo le esplorazioni e trivellazioni entro la zona economica esclusiva greca.

È proprio per evitare che questi scenari che domenica si sono sentiti al telefono il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ed Erdogan.

Al suo interlocutore, tuttavia, il Sultano ha ribadito che la posizione dell’UE in questa vicenda si configura come una sorta di test della propria sincerità.

Per chiarire il senso della propria affermazione, Erdogan ha spiegato a Michel che esorta “le istituzioni dell’UE e gli stati membri ad essere equi, imparziali e obiettivi e ad agire responsabilmente sui temi regionali, particolarmente sul Mediterraneo orientale”

Michel, dal canto suo, non ha potuto far altro che sottolineare l’importanza che si arrivi quanto prima ad una escalation, e a tal fine ha sollecitato Ankara a smetterla con le provocazioni.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO UE MICHEL

Michel, d’altra parte, è lo stesso che venerdì ha detto che in merito alla questione del Mediterraneo Orientale i leader europei decideranno quel che farà durante il Consiglio Europeo dei prossimi 24-25 settembre sulla base di un approccio “carota e bastone”.

A parole, insomma, i protagonisti della contesa continuano il loro dialogo teso e volto a trovare una conciliazione tra le opposte pretese di Ankara e Atene. Per uscirne fuori, le strade non sono molte: o il dialogo proposto dall’Ue ai due contendenti, o le sanzioni contro la Turchia.

Come reagirebbe Erdogan in questa eventualità è la classica domanda da un milione di dollari.

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