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Cambieranno le relazioni Usa-Turchia con Biden alla Casa Bianca?

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gas mar nero turchia

Commenti, analisi e scenari tratti da una testata emiratina sulle evoluzioni dei rapporti fra Stati Uniti e Turchia in caso di vittoria di Biden

Cosa cambierebbe nella relazione tra Washington e Ankara in caso di vittoria alle presidenziali di Joe Biden?

A questa domanda ha cercato di rispondere Ian J. Lynch su Ahval, testata emiratina che si occupa esclusivamente di cose turche – da una prospettiva ovviamente non sempre simpatetica – e pubblica le sue edizioni in lingua inglese, turca e araba.

La disamina di Lynch comincia con la constatazione che sotto Trump il rapporto tra Stati Uniti e Turchia si è notevolmente deteriorato, ma ciononostante il presidente turco Erdogan è riuscito a mantenere una connessione positiva con il suo collega americano. Ed è questa, secondo Lynch, la prima cosa che salterebbe in caso di sconfitta di Trump alle elezioni.

L’ANALISTA

“La Turchia ha personalizzato la relazione con gli Usa ed è dipendente da Trump per impedire il varo delle sanzioni (per il caso S-400) e perché le cose non deflagrino definitivamente”, è il commento che Aaron Stein, direttore delle ricerche al Foreign Policy Research Institute, consegna a Lynch per ribadire la simbiosi tra i due presidenti sullo sfondo di fumanti macerie.

LA DISCRASIA

Il dato che salta più agli occhi è dunque questa discrasia tra l’amicizia tra i due presidenti e una relazione tra i due paesi che che nel frattempo andava a rotoli. Una discrasia ben testimoniata dalla dichiarazione fatta tempo fa da Trump al giornalista del Washington Post Bob Woodward: “Io vado molto d’accordo con Erdogan, anche se non dovrebbe essere così perché tutti mi dicono ‘che uomo orribile’”.

CASO JSF

Possiamo immaginare il presidente Trump circondato da aiutanti inferociti con la Turchia quando fu deciso di rimuovere il paese dal programma JSF per aver deciso di acquistare dalla Russia il sistema missilistico di difesa anti-aerea S-400. Aiutanti che devono essere rimasti poi profondamente amareggiati nel vedere il loro capo opporsi ripetutamente al varo delle sanzioni contro la Turchia che pur sarebbero rese obbligatorie da una legge dello Stato.

DOSSIER SIRIA

Ma lo choc dei collaboratori di Trump deve essere stato altrettanto fulminante quando a ottobre di due anni fa, contro le raccomandazioni del Pentagono e del Dipartimento di Stato, il presidente diede luce verde ad Erdogan consentendogli di invadere il nordest della Siria. Quella luce verde arrivò, guarda caso, dopo una telefonata tra i due presidenti.

LO SCENARIO PER LA TURCHIA

Ecco dunque il problema che Lynch intravede sullo sfondo e lascia spiegare a Nicholas Danfort, ricercatore al German Marshall Fund: “Negli ultimi quattro anni Erdogan è riuscito ad alienarsi le simpatia di praticamente tutti a Washington a parte il presidente Trump. Se questi perde, questo costituirà oggettivamente un grosso problema per la Turchia”,

COSA PENSA BIDEN DI ERDOGAN

Per Biden, prosegue Danfort, il modo migliore per mostrare al popolo americano e al mondo che il vento è cambiato potrebbe essere rappresentato proprio da un distanziamento netto nei confronti dell’ìracondo Erdogan.

Del resto, Biden non nutre molte simpatie per quello che in un’intervista rilasciata a gennaio al New York Times ha definito un “autocrate”. Le reazioni di Ankara dopo l’uscita del giornale furono furibonde, e nelle critiche piovute dalla Turchia verso l’America non fu difficile riconoscere una preferenza per la rielezione di Trump.

ACCUSE E MINACCE TRA ERDOGAN E BIDEN

Persino il portavoce di Erdogan, İbrahim Kalın, si prese la briga di accusare Biden di arroganza e ipocrisia, formulando velate minacce nei confronti del candidato.

D’altra parte, nell’intervista al Times Biden non era andato per il sottile parlando di Turchia, accennando alla possibilità di rafforzare le opposizioni per favorire una sconfitta elettorale di Erdogan e indicando la volontà di collaborare con i rivali di Ankara che in questo momento stanno duellando con il Sultano nel Mediterraneo Orientale.

PONTI IN VISTA

Nonostante questa smaccata predilezione turca per Trump, ci sono segnali che la Turchia stia cercando di gettare ponti anche verso l’altra direzione. Ahval fa riferimento ad una figura molto nota nel mondo politico turco, Murat Güzel, che ha molte entrature nel Partito Democratico americano ed è stato molto attivo in questo periodo: ha visto più volte il candidato democratico negli ultimi mesi e ha riferito alla stampa turca che la condotta di Biden in caso di vittoria elettorale non sarà informata dalle dure parole rilasciate dallo stesso Biden nell’intervista al NYT di gennaio.

GLI SCENARI SECONDO GLI ANALISTI

Secondo Danfort del German Marahsll Fund non mancheranno occasioni durante la presidenza Biden per far tornare in superficie i nodi che hanno tormentato la relazione turco-americana in questi anni. Ciononostante, Danfort è anche convinto che vi saranno delle spinte istituzionali che modereranno i bollenti spiriti dell’amministrazione Biden in favore del mantenimento di un rapporto almeno decente con un importante alleato che in qualsiasi momento potrebbe fare altri passi decisi in direzione del campo russo.

Michael Rubin, un ex funzionario del Pentagono oggi passato all’American Enterprise Institute, è infine del parere che Erdogan sarà in grado di esercitare una certa influenza personale anche con Biden. Scherzando, ma nemmeno tanto, Rubin ha commentato che “un’amministrazione Biden sarebbe molto più attenta ai moniti del Congresso (contro la Turchia) a meno che Erdogan non sia in grado di convocare Biden da solo in una stanza al telefono per fare le sue sollecitazioni allo stesso modo in cui l’ha fatto con Obama e Trump”.

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