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Gas, tutte le ultime mosse anti Turchia dell’Egitto

Italia Egitto

Come procede l’offensiva dell’Egitto nel Mediterraneo Orientale su gas e non solo

La firma il 22 settembre scorso della carta di fondazione dell’Eastern Mediterranean Gas Forum effettuata al Cairo dal ministro egiziano per il petrolio e le risorse minerarie Tarek el-Mulla insieme ai colleghi di sei Paesi – Giordania, Cipro, Grecia, Israele, Italia e l’Autorità palestinese – segnerà assai probabilmente un cambio di passo nelle politiche energetiche dei paesi firmatari.

Con quella firma, infatti, prende vita una vera e propria organizzazione con sede nella capitale egiziana che, scrive al Monitor che ha raccontato e spiegato l’evento ai suoi lettori, ha lo scopo di formulare a livello internazionale “una visione comune sulle politiche del gas naturale nella regione, e di contrastare qualsiasi progetto che sia contrario agli obiettivi dell’organizzazione o in conflitto con gli interessi dei suoi membri”.

I FINI EGIZIANI ANTI TURCHIA

La mossa egiziana si pone dunque come uno sfacciato tentativo, scrive ancora al Monitor, di “formare una lobby internazionale capace di contrastare le azioni turche nel Mediterraneo orientale, e fermare quel che il Cairo descrive come la violazione dei suoi diritti economici e gli attacchi nel Mediterraneo da parte della Turchia”.

LA REAZIONE DELLA TURCHIA

Non a caso, lo stesso giorno della nascita del forum Ankara rispondeva con un comunicato in cui chiariva che intravedeva nella mossa dei firmatari un “passo unilaterale lontano da Ankara, che ha sempre chiesto la necessità di raggiungere una equa spartizione delle risorse naturali nella regione del Mediterraneo orientale”.

Anche il Brig. Gen. Samir Ragheb, capo della Arab Foundation for Development and Strategic Studies, è del parere che la trasformazione del forum in organizzazione sia un passo meditato per cambiare l’equazione di potere nel Mediterraneo Orientale e ridurre le aspirazioni di Ankara.

LA COOPERAZIONE AUSPICATA DALL’EGITTO

Per questo motivo Ragheb si attende che l’organizzazione promuova una cooperazione tra i suoi membri non solo a livello politico, ma anche a livello militare, con l’organizzazione congiunta di esercitazioni navali nel Mediterraneo orientale volte per l’appunto a calmare i bollenti spiriti di Erdogan e impedirgli di seminare ancora il caos nella regione.

COME SI MUOVERA’ LA TURCHIA?

Egli è inoltre del parere che la presenza di osservatori dell’Unione Europea nell’organizzazione le conferisca maggiore forza rispetto a quanto avrebbe potuto averne rimanendo un semplice forum di discussione. La conclusione di Ragheb è che Ankara ora dovrà rifare i suoi calcoli, e ritarare completamente le proprie aspirazioni.

E pensare che c’era stato un periodo, nel corso di quest’anno, in cui Ankara ha corteggiato l’Egitto per cercarne l’amicizia e seminare nel contempo il caos nel Mediterraneo orientale, senza arrivare al punto di stringere una vera e propria alleanza formale: fu una notevole evoluzione nella posizione della Turchia, che fino a quel momento non cessava di considerare quello di Al Sisi un governo di golpisti.

Il 13 gennaio scorso il consigliere capo di Erdogan, Yain Aktay, aveva auspicato pubblicamente che i due paesi cooperassero tra loro. E l’11 giugno parlando alla NTV, il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu dichiarò di auspicare il ripristino di normali relazioni turco-egiziano attraverso il dialogo e la cooperazione.

Ma questi appelli sono tutti caduti nel vuoto, e ora Ankara si trova da sola a fronteggiare una potente coalizione di potenze che tenterà il tutto per tutto per recuperare le posizioni perdute e tenerne Ankara alla larga.

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