Energia

Chi punta (e chi non punta) sul gas di Afrodite

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gas afrodite

Fatti, problemi e scenari sul gas di Afrodite.

Uno dei progetti cui l’Ue aspira vedano la luce per rifornirsi di energia nel Mediterraneo orientale riguarda lo sfruttamento del giacimento chiamato Afrodite che si trova al largo di Cipro.

DOSSIER AFRODITE

Alla ricerca della soluzione per far arrivare in Europa il gas di Afrodite, quella più razionale che si è trovata comporta, secondo l’analisi fatta da al Monitor da cui attingeremo largamente in questa sede, la costruzione di una pipeline che porti il gas fino in Egitto, dove impianti di liquefazione provvederebbero a trasformarlo in GNL per la riesportazione in Europa.

L’accordo tra Egitto e Cipro per realizzare questa pipeline marittima è stato siglato nel settembre 2018.

L’ACCORDO EGITTO-CIPRO

Sono due gli impianti di liquefazione presenti in Egitto. Il primo è l’impianto EDCO posseduto dalla Egyptian Liquefied Natural Gas Company, e comprende due unità di liquefazione. Il secondo è quello di Damietta, è di proprietà della società italo-spagnola Fenosa e ha un solo impianto di liquefazione.

È a partire da queste unità che il gas proveniente da Afrodite dovrebbe essere liquefatto e poi caricato in navi per essere trasportato verso la sua destinazione finale.

L’APPROFONDIMENTO DI AL MONITOR

Secondo le fonti di al Monitor, il progetto starebbe procedendo speditamente: un funzionario del governo egiziano ha dichiarato che i colloqui con la controparte cipriota per assicurarsi il completamento del progetto nei tempi previsti procedono regolarmente, e si stima che entro il 2024-5 l’intera filiera sarà in funzione.

Cipro ha molta fiducia nelle capacità del Cairo, che con il suo maxi-giacimento Zohr scoperto dall’Eni cinque anni fa sta dimostrando di avere le capacità tecniche per gestire processi complessi come quelli che riguardano il gas naturale.

IL RUOLO DELL’EGITTO

A tal proposito, Gamal al-Qalyubi, docente di ingegneria del petrolio e dell’energia dell’Università del Cairo, è convinto che l’Egitto sia perfettamente in grado di completare e mettere in funzione una infrastruttura dal costo stimato di 1,3 miliardi di dollari.

Maher Aziz, membro del World Energy Council, è altresì convinto che con la realizzazione della pipeline l’Egitto riuscirà ad affermarsi come campione dell’energia nella regione e come leader delle esportazioni in Europa.

Resta solo un problema che è stato ben evidenziato da Charles Ellionas, CEO di Cyprus Natural Hydrocarbons Company ed esperto di energia all’Atlantic Council. Affinché la pipeline sia effettivamente costruita, occorre che le compagnie che hanno la licenza su Afrodite, e dunque Chevron, Shell e Delek, trovino gli acquirenti per il gas del giacimento in Egitto.

IL PROBLEMA

Questo obiettivo potrebbe essere compromesso, secondo Zenonas Tziarras, ricercatore che si occupa di geopolitica del Mediterraneo, dall’attuale pandemia, che ha sconvolto il mercato rendendolo imprevedibile e sconsigliando gli investimenti a lungo termine, e dalle importanti scoperti di idrocarburi fatte in Egitto negli ultimi tempi, talmente importanti da permettere al Cairo di annunciare di diventare molto presto autosufficiente quanto a gas naturale.

Tutto questo, sottolinea Tziarras, ha diminuito di molto l’importanza di Afrodite agli occhi degli investitori.

LA VARIABILE TURCHIA

E poi c’è il problema dei problemi, ossia la Turchia, che come stiamo vedendo in questi giorni ha in atto una strategia di destabilizzazione degli alleati mediterranei al fine di costringerli a venire a patti con Ankara e Cipro Nord per tutto ciò che concerne lo sfruttamento degli idrocarburi del Mediterraneo Orientale.

Per tutti questi motivi, un progetto che appariva promettente solo pochi anni fa potrebbe presto essere accantonato nel disinteresse generale.

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