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Energia, debito e non solo: che cosa lega la Bielorussia alla Russia

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Il governo della Bielorussia ha chiesto alla Russia di Putin di rifinanziare il debito da 600 milioni di dollari dovuto alla Russia nel 2021. L’articolo di Marco Orioles

Vladimir Putin ha rotto gli indugi e ha deciso di scommettere sulla tenuta di Alexander Lukashenko.

Giovedì scorso la mossa più plateale, quando lo Zar ha affermato di avere messo a disposizione del presidente bielorusso una «riserva di uomini» in caso di inasprimento della crisi. A questo dettaglio tutt’altro che insignificante, Putin ha voluto aggiungere di considerare le elezioni dello scorso 9 agosto in Bielorussia «regolari anche se non perfette, visto che neppure Dio ha creato un mondo perfetto».

Domenica quindi, dopo aver «caldamente» fatto gli auguri per il compleanno a Lukashenko, il presidente russo ha confermato che lo incontrerà a breve a Mosca per «rafforzare ulteriormente l’alleanza russo-bielorussa e ad espandere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa».

Tradotto in soldoni, per Putin puntellare la cooperazione con la Bielorussia significa di nuovo addossarsi sul groppone i costi di un rapporto fortemente sbilanciato.

La Russia assorbe il 46,3% dell’export della Bielorussia e fornisce il 54,2% dell’import del paese.

La Bielorussia è inoltre pressoché totalmente dipendente dalla Russia per quanto riguarda le forniture di combustibili ad uso industriale e domestico e lo stesso export della Bielorussia è in buona parte costituito da prodotti petroliferi di origine russa raffinati in Bielorussia, il che rende il paese a tutti gli effetti uno “stato rentier”.

La Russia fornisce sussidi di vario tipo alla Bielorussia, che ammontano a circa il 10% del PIL di Minsk e contribuiscono a mantenere letteralmente a galla i conti pubblici del regime di Lukashenko.

Mantenere in piedi la Bielorussia significherà per Putin, anzitutto, aprire i cordoni della borsa e poi tentare di far uscire la sua economia dalle secche di un periodo disastroso dovuto non solo ad un’emergenza Covid-19 gestita pessimamente.

È da almeno 10 anni che l’economia della Bielorussia ha registrato alcuni dei tassi di crescita più bassi del continente europeo (+1,9% di media) con una tendenza al peggioramento complessivo.

Il 2019 si è chiuso con un misero +1,2% (il più basso tra tutte le 15 repubbliche post-Sovietiche) e le previsioni per il 2020 parlano di un -4%.

Dinanzi a questi dati, è facile attendersi che Lukashenko si presenterà a Mosca col cappello in mano, chiedendo clemenza su un debito che è per il 48% in mani russe per un valore complessivo di 7,92 miliardi di dollari.

Lukashenko ha già chiesto a Mosca di rifinanziare il debito da 600 milioni di dollari dovuto alla Russia nel 2021. Ma il Il 27 agosto, il presidente bielorusso ha fornito cifre diverse dichiarando di aver trovato un accordo con Putin per rifinanziare un prestito russo a Minsk da un miliardo di dollari. “Abbiamo concordato con la Russia che terremo questo miliardo di dollari e sarà un buon modo per sostenere la nostra moneta nazionale”, aveva detto Lukashenko.

Stando ai dati del primo trimestre 2020 – ha ricordato l’Ansa – il 48% del debito straniero bielorusso è nei confronti della Russia e ammonta a 7,92 miliardi di dollari.

La generosità di Putin nei confronti del suo protetto si manifesterà però soprattutto cercando di ripristinare quel modello che ha visto per oltre un quarto di secolo la Russia mantenere in piedi l’economia bielorussa continuando a fornirgli petrolio a prezzi di dumping, senza il normale dazio all’esportazione, che Lukashenko rivende poi a prezzi maggiorati sul mercato o vende in forma sussidiata nel mercato interno.

La Bielorussia ne beneficia due volte, come ha approfondito nei giorni scorsi Start Magazine: dai bassi prezzi interni della benzina e dalle elevate eccedenze, perché la maggior parte della produzione della raffineria è venduta all’estero.

Peccato che, col prezzo del petrolio che veleggia sui 30 dollari al barile, l’aiuto russo potrebbe rivelarsi insufficiente per assorbire il malcontento sociale e ripristinare quel patto sociale con cui i bielorussi hanno scambiato per un quarto di secolo un relativo benessere economico e l’immobilismo politico.

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