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Petrolio e gas, ecco perché il Somaliland che amoreggia con Taiwan fa imbestialire la Cina

di

TAIWAN

Il Somaliland ha deciso con chi condividere le sue ricchezze firmando un accordo bilaterale con Taiwan.

Il Somaliland è una regione della Somalia che ha proclamato l’indipendenza nel 1991 ma che nessuno riconosce nel mondo.

Ma il Somaliland è anche una terra baciata dalla bellezza incontaminata della sua natura e, soprattutto, da ricche miniere e congrui depositi di gas e petrolio che sono aperti allo sfruttamento.

CHE COSA HANNO DECISO SOMALILAND E TAIWAN

Questa settimana il Somaliland ha deciso con chi condividere le sue ricchezze, firmando sulla base di un’intesa risalente a luglio un accordo bilaterale con Taiwan con il quale, tra l’altro, i due paesi provvedono al loro muto riconoscimento provvedono ad aprire un proprio ufficio di rappresentanza.

Entusiasta per aver raccolto il primo riconoscimento internazionale della sua storia, il Somaliland tuttavia ha fatto passi da gigante e ha già concluso la realizzazione del proprio ufficio di rappresentanza a Taipei, che è stato inaugurato mercoledì.

Durante la cerimonia, il rappresentante a Taiwan del Somaliland, Mohamed Omar Hagi Mohamoud, ha detto – con un retropensiero ai due paesi, Cina e Somalia, inferociti per la mossa –  che non c’era nulla di strano nell’accordo bilaterale tra Somaliland e Taiwan perché sono due stati indipendenti che hanno deciso di stabilire rapporti “sulla base dei valori comuni e di democrazia”.

I RAPPORTI FRA SOMALILAND E TAIWAN

Mohamoud ha poi aggiunto che ciò che vuole il Somaliland sono semplicemente investimenti nelle proprie miniere, nel settore petrolifero e della pesca, nell’eco-turismo e nelle “splendide spiagge” che puntellano il suo mare.

“Nel settore delle miniere”, ha spiegato il rappresentante, “il Somaliland ha un enorme potenziale per gli investimenti stranieri, inclusi depositi di idrocarburi, petrolio, gas e anche carbone”.

IL VALORE DEL SOMALILAND

Dal canto suo, il ministro degli Esteri di Taiwan Joseph Wu ha detto che si attende ora che i due paesi “esplorino i comuni interessi e mutui benefici in aree come la pesca, l’energia, l’agricoltura e altri settori”,

“Ambedue subiamo pressioni esterne”, ha quindi aggiunto il ministro, prima di precisare che entrambi i paesi sono “orgogliosi della nostra sovranità e pronti a difenderla”.

Ma le reazioni da parte dei convitati di pietra sono state immediate, con la Somalia che ha definito quella del Somaliland un tentativo “incauto” di spezzare l’unità della nazione e Pechino che ha accusato come sempre Taiwan di separatismo e di agire con “disperazione”.

LE REAZIONI DI SOMALIA E CINA

Nessuno tuttavia, a Taipei, ha voluto farsi rovinare la festa. Anzi, il rappresentante del Somaliland a Taiwan ha risposto piccatamente alla Cina spiegando che “altri paesi non possono dettare al Somaliland cosa il Somaliland vuole fare e con chi deve avere relazioni”.

Mercoledì insomma il Somaliland ha ottenuto quel che più voleva: il primo riconoscimento internazionale della propria indipendenza e investimenti. Dal canto suo, Taiwan incassa il 16mo alleato nella sua battaglia con la Cina che ha in corso da tempo una campagna per convincere gli altri paesi a ritirare il riconoscimento a Taiwan.

Un mutuo e lauto affare che appare una vera e propria beffa tanto per la Somalia quanto per la Cina.

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