Energia

Petrolio, ecco come tagliano Bp, ExxonMobil, Shell e non solo

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Da Bp a ExxonMobil, passando per Shell: tutti i tagli al personale nelle compagnie petrolifere

 

La più grave crisi mai attraversata dal settore petrolifero negli ultimi tempi sta anche provocando un’ecatombe di posti di lavoro negli Usa.

SECONDO UN’INDAGINE DELOITTE SONO STATI PERSI 107 MILA POSTI DI LAVORO

Secondo un’analisi pubblicata la settimana scorsa da Deloitte e ripresa da CNBC, l’intera industria ha perso 107 mila posti di lavoro tra marzo e agosto 2020. Questo, rimarca Deloitte, è il ritmo più forsennato di perdita di posti di lavoro mai registrato nella storia dell’industria – e non tiene nemmeno conto di chi, ad esempio, ha optato per un mero taglio dei salari.

EXXONMOBIL, SHELL, BP: NON SI CONTANO PIU’ LE COMPAGNIE CHE RINUNCIANO ALLA PROPRIA FORZA LAVORO

Sono sempre di più le società che annunciano licenziamenti.

All’inizio della scorsa settimana, ExxonMobil ha dichiarato di pianificare l’uscita di 1.600 lavoratori in Europa, sui 75 mila che ha in totale, come parte di una review complessiva.

COSA FA SHELL

Il mese scorso, Shell ha annunciato piani per tagliare almeno 9 mila posti di lavoro, giustificandosi con la progressiva uscita della società dal comparto dei combustibili fossili.

BP ha appena rivelato piani per licenziare ben 10 mila dipendenti, nel contesto di un taglio della produzione di ben il 40%.

DOSSIER PETROLCHIMICO

Persino il settore delle raffinerie e del petrolchimico, che di norma gode di maggiore stabilità, ha perso qualcosa come 35 mila posti di lavoro.

Il problema segnalato da Deloitte è che la gran parte di questi lavoratori non saranno reintegrati presto o non lo saranno mai.

Anche se il prezzo del greggio continuasse a galleggiare intorno all’attuale quotazione di 45 dollari al barile fino alla fine del 2021, Deloitte stima che il 70% dei posti di lavoro persi durante la pandemia dal settore non tornerebbero indietro alla fine dell’anno,

IL PROBLEMA E’ CHE MOLTI DI QUESTI LAVORATORI NON SARANNO MAI REINTEGRATI

Parte del problema deriva dal legame sempre più stretto tra la quotazione del petrolio e le performance delle compagnie.

Basta un cambiamento di un dollaro in su o in giù per causare un impatto, in termini di posti di lavoro, di 3 mila persone, contro le 1.500 degli anni 90.

Questo cambiamento viene attribuito da Deloitte all’ascesa dello shale, che è per sua natura  un business di breve termine perché strettamente legato ai listini; se questi salgono, sale anche la produzione di shale e viceversa, con le conseguenze derivanti in termini di lavoratori necessari.

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