Economia

Tim, l’avanzata di Elliott, gli sbuffi di Vivendi e le idee di Gubitosi su rete Telecom e Sparkle

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Ecco le ultime novità in casa di Tim mentre continua a infuriare la polemica tra i due maggiori azionisti, i francesi di Vivendi e gli americani di Elliott (saliti al 9,4%) e Gubitosi rilascia un’intervista in cui non prende posizione tra i due piani contrapposti sulla rete auspicati da Vivendi ed Elliott. Tutti i dettagli

Sulla rete di Tim “prima di parlare delle possibili soluzioni vorrei sedermi con Open Fiber per un esame approfondito della situazione esistente e delle opportunità che presenta. Qualsiasi discussione sul tema non può basarsi su opinioni ma su numeri, fatti e dati certi”.

Così si è espresso l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, in un’intervista al Corriere della Sera.

Gubitosi sta mettendo a punto un nuovo piano industriale, che sarà presentato il prossimo 21 febbraio.

Sul suo predecessore Amos Genish, Gubitosi afferma che “non mi piace criticare i miei predecessori. Mi limito a dire che non c’è stata sintonia con l’azienda e con il Paese”.

Sulla rete il capo azienda di Tim sottolinea che “l’Italia ha poche risorse per realizzare infrastrutture ed è in costruzione una seconda rete che si sovrapporrebbe a Tim. È opportuno massimizzare l’efficacia degli investimenti viste anche le dimensioni delle infrastrutture di cui il Paese ha bisogno”.

Su alleanze per la rete, prosegue Gubitosi, “siamo pronti ad aprire un tavolo con Open Fiber con l’obiettivo di esplorare possibili sinergie, che possono andare da accordi commerciali, co-investimenti, fino anche ad una possibile combinazione complessiva delle due infrastrutture. È importante capire i valori in gioco”.

Il tema del controllo della rete, spiega ancora Gubitosi, “verrebbe esaminato successivamente e ovviamente riguarda gli azionisti, il management potrà esprimere suggerimenti solo dopo tutte le analisi del caso”.

A riprova del fatto che Gubitosi non sposa né il piano di Vivendi né quello di Elliott sulla rete c’è anche la risposta a questa domanda “Tim dovrà mantenere il controllo della società unica della rete?”: “Il tema del controllo verrebbe esaminato successivamente e ovviamente riguarda gli azionisti, il management potrà esprimere suggerimenti solo dopo tutte le analisi del caso”.

Parole che inducono ambienti di Vivendi a vedere un avvicinamento di Gubitosi ai francesi mentre settori vicini agli americani ricordano le parole di fuoco contro la decisione del consiglio (compreso anche Gubitosi) di smantellare operato e target di Genish, sostituto per volontà di Elliott da Gubitosi.

Se si dice – come dicono i francesi – che Elliott ha manipolato le informazioni per far abbassare il titolo facendo far fare tra le altre cose la correzione al ribasso risultati e target di budget del triennio, si sta dicendo implicitamente che Gubitosi è il protagonista di questo disegno ribassista visto che ha fatto lui questa correzione.

Ma che cosa ha detto Gubitosi sugli altri dossier al Corsera?

“Le torri di Inwit sono un gioiello industriale ben gestito, un punto di riferimento in un mercato alla ricerca di sinergie. Inwit può giocare un ruolo importante in questo contesto”.

Solo sulla controllata Telecom Italia Sparkle Gubitosi ha avuto parole nette, di aperta censura verso il passato: “E’ una società strategica che è stata trascurata. Stiamo lavorando a un piano di rilancio”.

Nel frattempo, gli americani salgono nel capitale di Tim verso il 10% come da tempo sottolineato.

Elliott ha infatti aumentato la partecipazione in Tim portandola al 9,4% del capitale dal precedente 8,84%,  emerge da un file depositato presso la Sec, la Consob statunitense.

Il fondo di Paul Singer ha aumentato la parte della quota in cash, quindi la posizione lunga, e non il derivato ‘collar’ oggetto dell’attacco di Vivendi, rimasto invariato. Fonti vicine a Elliott sottolineano come l’operazione comunicata oggi dimostri che le accuse dei soci francesi sono “senza fondamento”.

Il fondo americano ha venduto le azioni di risparmio che deteneva in Tim, pari a quasi 170 milioni di titoli, e ha cambiato i termini della copertura (collar) sul 4,9% del capitale di Tim.

Il file depositato alla Sec non menziona infatti più la quota del 2,8% del capitale di risparmio mentre le opzioni sulle azioni ordinarie, che sarebbero diventate esercitabili a partire da febbraio 2019 sono state allungate nel 2020 e hanno prezzi in linea con gli attuali valori del titolo.

Il collar di Elliott continua a proteggere il 4,9% del capitale ordinario di Tim ma ora è esercitabile con date di maturazione (“expiration dates”) che oscillano tra il 29 maggio e il 20 settembre 2020.

Cambia anche il prezzo di esercizio delle opzioni: Elliott ha diritto di vendere i 750 milioni di azioni ordinarie “coperte” alla controparte, che resta Jp Morgan, al prezzo di 0,4351 euro l’una mentre la banca ha diritto di acquistarle a 0,4809 euro.

Il vecchio collar – che aveva un valore implicito di circa 240 milioni di euro in base alle quotazioni di Tim dei giorni scorsi – prevedeva che Elliott potesse cedere le opzioni a Jp Morgan al prezzo ben piu’ alto di 0,81054 euro, con date di maturazione fissate al 5 febbraio e al 6 giugno 2019.

Dal file della Sec emerge anche che è sceso il “purchase price” (prezzo di acquisto) della quota in azioni ordinarie.

Nel file dell’aprile 2018, l’8,8% di azioni ordinarie era stato pagato complessivamente 1,2 miliardi di dollari. Nel file appena depositato, invece, la quota del 9,4% ha un “purchase price” complessivo di circa 842 milioni di dollari.

Il fondo Elliott “crede che le azioni siano sottovalutate e rappresentino un’attraente opportunità di investimento”, dichiara un rappresentante nel notificare l’operazione alla Sec.

Tim avrebbe “diverse strade per aumentare il valore per gli azionisti, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la separazione della rete di accesso alla rete fissa (NetCo) e la valutazione delle opzioni di consolidamento del mercato, nonché la conversione delle azioni di risparmio” sottolinea Elliott. “Qualsiasi cambiamento nella composizione del Consiglio in questo momento pregiudicherebbe l’esecuzione e la consegna dei previsti piani di creazione di valore dell’Emittente” concludono nella comunicazione alla Sec i rappresentanti del fondo.

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