Economia

Tim, ecco come Vivendi ed Elliott strattonano Gubitosi sulla rete Telecom (che ruzzola in Borsa)

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Tutte le ultime novità in casa Tim fra discese in Borsa dell’azione Telecom Italia e trambusti Elliot-Vivendi che ora coinvolgono anche l’amministratore delegato Gubitosi. Fatti, indiscrezioni e approfondimenti

Altra giornata campale per Tim oggi. L’azione Telecom Italia è stata riammessa agli scambi in Piazza Affari dopo un congelamento per eccesso di ribasso.

Tim, dunque, continua a sprofondare a Piazza Affari aggiornando il minimo storico.

Il titolo del gruppo di tlc è arrivato a calare oltre il 7% a 0,441 euro, dopo aver ceduto il 10% nelle due precedenti sedute.

Negli ultimi nove mesi le azioni Tim hanno lasciato sul terreno circa il 50%.

Il crollo in Borsa si è riflesso sulla capitalizzazione che, considerando le azioni ordinarie e le risparmio, ora si aggira sui 9,2 miliardi di euro.

A pesare sulle quotazioni, in particolare, il warning sui conti 2018 e l’addio ai target del piano Genish divenuti irrealizzabili.

L’effetto Iliad e non solo sono tra le cause di un flop che ha indotto il cda di Tim di giovedì scorso ad archiviare definitivamente gli obiettivi del piano Genish e prevedere un nuovo inizio con la formulazione di un nuovo piano entro il 21 febbraio.

Piazza Affari, dunque, è preoccupata per il futuro del gruppo capitanato dall’ad, Luigi Gubitosi. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA ATTAPIRA TIM IN BORSA

Diversi i fattori che contribuiscono a impensierire analisti e investitori sul gruppo: i risultati preliminari diffusi giovedì scorso non hanno infervorato, le continue tensioni tra i due maggiori azionisti (Vivendi ed Elliott) non fanno presagire nulla di buono, ci sono incognite sulla separazione della rete (che fine farà il debito di Tim se l’asset rete venisse scorporata per una fusione con Open Fiber?) e non si comprende che posizione abbia il Tesoro, ovvero la Cassa depositi e prestiti (azionista di Tim), nonostante gli incentivi previsti dal decreto fiscale per una rete unitaria.

IL PESO DELLA DECISIONE AGCOM SUL PIANO GENISH-VIVENDI

Anche la decisione da parte dell’Agcom presieduta da Angelo Maria Cardani di bocciare in sostanza il piano di scorporo della rete architettato dall’ex ad, Amos Genish, e da Vivendi (che manteneva il controllo di Tim sull’asset) non ha rasserenato Piazza Affari.

LE CRITICHE DI VIVENDI A ELLIOTT

Il titolo a nuovi minimi spinge Vivendi ad attaccare nuovamente il fondo Usa. “Le tattiche di Elliott stanno deprimendo i risultati di Tim e il valore delle azioni. Oggi il valore ha raggiunto un record negativo ed è diminuito quasi del 50% dal 4 maggio”, dice un portavoce. “Gli interessi di Elliott non sono allineati con quelli degli altri azionisti – torna a ripetere -. Il suo collar lo protegge e può essere esercitato a partire dal 5 febbraio”.

LE VOCI DI VIVENDI SU GUBITOSI

Vivendi, primo azionista di Tim, è noto si opponga alla separazione totale della rete (progetto al quale lavora Elliott) ma non vuole apparire come unica voce fuori dal coro e punta l’attenzione su altri scettici. “I sindacati ieri hanno affermato che la separazione della rete fissa rappresenterebbe un disastro dal punto di vista industriale per Tim e per i suoi dipendenti – ha dichiarato un portavoce di Vivendi -. Abbiamo colto di recente che il Ceo di Telecom Italia sembra pensare che la separazione della rete di Tim non sia così semplice”.

GUBITOSI STRATTONATO DA VIVENDI ED ELLIOTT

La dichiarazione di Vivendi su Gubitosi è la conferma indiretta delle indiscrezioni che da tempo Start Magazine scrive su posizioni e impostazioni del nuovo amministratore delegato indicato da Elliott ma non silurato da Vivendi: il gruppo francese non intende rimuovere Gubitosi ma solo gli altri consiglieri di amministrazione espressione del fondo americano. Che ieri, non a caso, sulla scia della decisione dell’Autorità di garanzie per le comunicazioni sul piano Genish-Vivendi ha incalzato il cda (dunque anche l’amministratore delegato) a dare corso alle indicazioni sulla rete contenute nel piano di Elliott.

LE MANOVRE DEI FRANCESI

La manovre dei francesi sono a largo raggio. Oggi una mossa politica la compie Franco Bernabé, l’ex numero uno Eni e Telecom Italia divenuto uomo di punta di Vivendi nella contesa in corso tra i francesi di Bolloré e gli americani di Elliott.

PAROLE E OPERE DI BERNABE’

Bernabé, dopo aver illustrato nei giorni scorsi la sua idea sulla rete di Tim (idea alternativa a quella di Elliott, qui l’approfondimento di Start Magazine), oggi in una paginata sul quotidiano Il Foglio fondato da Giuliano Ferrara e diretto da Claudio Cerasa lancia segnali non ostili, anzi, nei confronti dell’esecutivo Conte e in particolare verso il Movimento 5 Stelle.

“Sfracelli non ne hanno fatti. Certo potevano evitarci lo spread, e il linguaggio incendiario che ha provocato costi inutili. Per carità, errori ne fanno. Altroché. Ma non di irreparabili”, ha detto tra l’altro Bernabé intervistato da Salvatore Merlo del Foglio. Il reddito di cittadinanza – ha spiegato – tra limiti, vincoli, procedure e ostacoli vari, rappresenta solo un miglioramento del reddito di inclusione che esisteva già. Quanto alla cosiddetta “quota 100c”, è in realtà un aggiustamento della legge Fornero. A settant’anni lui – che è quanto di più lontano ci possa essere dal sovranismo della Lega e dalla retorica antifinanza del M5s, chiosa il Foglio – mostra un atteggiamento a tratti benevolo nei confronti del governo (“non benevolenza ma assenza di pregiudizi”, dice): “La verità è che il cambio di regime che si è verificato in Italia è stato positivo”.

Prove tecniche di sintonie anche su Tim? Si vedrà.

 

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