Economia

Tim, che cosa cambia con le prime mosse di Gubitosi su Inwit e Telecom Italia Sparkle

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Tutte le novità in Tim dopo le prime decisioni del capo azienda Luigi Gubitosi. Fatti, nomi, indiscrezioni e scenari

 

Prime mosse del nuovo amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi. Le nomine comunicate ieri segnano una mini svolta da non sottovalutare: di fatto il nuovo capo azienda voluto da Elliott (ma non sgradito a Vivendi, anzi) avrà presa diretta su due controllate strategiche come la società delle torri Inwit e la società dei cavi sottomarini Telecom Italia Sparkle.

Ieri il gruppo Tim ha comunicato che Carola Bardelli, Simone Cantagallo e Carlo Nardello entrano a far parte del gruppo presieduto da Fulvio Conti a diretto riporto dell’amministratore delegato, Luigi Gubitosi.

A Bardelli viene affidata a partire dal 7 gennaio la funzione Investor Relations, a Cantagallo quella Institutional Communication e a Nardello la funzione Chief Strategic Development & Transformation Office.

Nardello ha ricoperto il ruolo di Chief of Staff dei commissari straordinari di Alitalia mentre dal 2000 al 2016 è stato in Rai con incarichi come la direzione Sviluppo Strategico, la direzione del Palinsesto Tv e Marketing, amministratore delegato di RaiTrade e amministratore delegato di RaiNet.

Cantagallo sino a fine dicembre 2018 era direttore della comunicazione e Responsible Gaming di IGT-Lottomatica e in precedenza è stato responsabile delle relazioni esterne di Banca Lombarda e Piemontese (oggi Ubi Banca).

Bardelli ha ricoperto il ruolo di head of Italian Equity Research di Deutsche Bank dal 2003 al 2018 e managing director dal 2005.

Ma nell’ordine di servizio interno al gruppo c’è anche altro di sostanzioso. Si legge, tra l’altro: “Le società Telecom Italia Sparkle e Inwit fanno riferimento all’amministratore delegato”. Però, fa notare un addetto ai lavori, era un’anomalia quella per cui due asset così importanti non fossero a diretto riporto del ceo.

In sostanza Inwit e Sparkle non faranno più parte della divisione Infrastrutture guidata da Stefano Siragusa, che comunque resta a capo della rete.

Siragusa è stato l’autore di un report interno con auspici e scenari sulla rete nel solco di quanto indicato dal governo nelle scorse settimane in materia di reti. Infatti nel report riservato (pubblicato sul sito Astrid della omonima fondazione di Franco Bassanini, già presidente di Cdp e ora presidente di Open Fiber) si approfondiva “il processo di separazione volontaria della rete di Tim”.

Resta quella la strada che sarà seguita da Tim o si realizzerà quella (della società unitaria delle reti imperniata su Tim) gradita a Vivendi rispetto all’impostazione di Elliott?

Sarà decisiva la posizione di Gubitosi. Non solo sulla rete, ma anche sui destini di Sparkle e sul dossier Inwit.

I vincoli legati alla natura strategica della controllata Telecom Italia Sparkle – e la necessità di un via libera governativo alla cessione come previsto dalla normativa golden power – limitano i possibili acquirenti. Secondo indiscrezioni politiche, sarebbe comunque lo Stato, tramite la holding Cdp o una controllata o partecipata (come F2i) della Cassa depositi e prestiti, a rilevare Sparkle. Tutto da vedere, poi, se l’operazione andrà in simbiosi o meno con l’idea di una società unica delle reti con Open Fiber (controllata da Cdp ed Enel).

Inwit, controllata al 60% da Tim, è attiva nelle infrastrutture per le comunicazioni elettroniche (nello specifico, quelle dedicate all’ospitalità di apparati di trasmissione radio, per le telecomunicazioni e la diffusione di segnali televisivi e radiofonici)

Nell’intervista al Sole 24 Ore dopo essere stato silurato da Elliott, mentre era stato difeso da Vivendi, Genish disse: “Vendere Inwit e cedere il controllo della rete farebbe mancare le opportunità che si aprono con il 5G”. Come dire: Elliott voleva che io cedessi Inwit, ma non ho voluto. Quindi ora Gubitosi venderà le quote di Inwit? E a chi? Molti analisti delineano da tempo scenari su un polo nazionale delle torri dopo anche l’Opa di F2i (fondo partecipato anche da Cdp) e Mediaset su Ei Towers. Si vedrà. Tenendo conto che Gubitosi di questo dossier sa molto visto che è stato direttore generale della Rai e di questo progetto sistemico, nazionale, fa parte ovviamente anche Rai Way.

Di sicuro Gubitosi non è tra i 5 consiglieri di cui Vivendi ha chiesto le dimissioni nella prossima assemblea che sarà convocata al cda del 14 gennaio; l’assemblea del redde rationem fra Vivendi (che controlla il 23,9% di Tim) e il fondo Elliott (che detiene un pacchetto dell’8,9% ma che punta a salire al 10%). Insomma, “l’ad non è stato messo in discussione dai francesi”, ha sottolineato oggi il Giornale.

Perché questo trattamento di favore per il manager eletto dall’assemblea in cui prevalse Elliott e nominato capo azienda per volontà del fondo americano?

C’è chi ritiene che Vivendi si sia comportata come Elliott, che in un primo momento confermò a sorpresa come amministratore delegato di Tim, Genish, anche se il manager israeliano era stato indicato da Vivendi. Dunque una conferma temporanea per Gubitosi? Non è detto.

Inoltre, si dice in ambienti vicini al gruppo transalpino, cambiare di nuovo capo azienda a distanza di poco tempo non sarebbe una mossa gradita dal mercato.

C’è invece chi ritiene che non sia causale o contingente la scelta di Vivendi. Rumors romani attestano che siano in corso sintonie latenti fra il gruppo di Bolloré e Gubitosi, che vanta ottime relazioni con ambienti francesi.

Altre fonti, questa volta politiche, sottolineano che c’è dell’altro dietro la mossa di Vivendi pro Gubitosi.

Lo “scacchista”(come La Stampa ha definito Gubitosi in un articolo per nulla negativo) starebbe rivedendo le sue posizioni sulla rete. Una sensazione che hanno esternato informalmente alcuni consiglieri di amministrazione in quota Elliott in pour parler natalizi.

Ma se Gubitosi starebbe cambiando davvero posizione (Vivendi è contraria allo scorporo, come ha spiegato chiaramente Franco Bernabé che sarà l’uomo di punta dei francesi nella prossima assemblea), questo significa che anche il governo sta modificando la sua impostazione originaria?

Alla prossima puntata della saga Tim.

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