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Il Mes, l’Italia e la Germania. Il post dI Alberto Bagnai

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Estratto di un post dell’economista Alberto Bagnai, senatore della Lega, sul Mes (Meccanismo europeo di stabilità)

 

A quanto pare di capire, la riforma del MES non è stata ancora siglata. Non è invece chiaro se il governo si sia attenuto all’impegno preso il 19 giugno 2019 (quindi non “tempestivamente”, come vorrebbe la legge) a:

“non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale; a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’Unione economica e monetaria – la riforma del trattato del Meccanismo europeo di stabilità (MES), dello Schema europeo di garanzia sui depositi (EDIS), e del budget dell’area euro -, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto “package approach”, che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo; a rendere note alle Camere le proposte di modifica al trattato ESM, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”.

Ci sono due passaggi parlamentari prima della riunione in cui la riforma dovrebbe essere approvata da Conte in sede europea: uno è l’affare assegnato in merito all’A.S. 322 (proposta di modifica del MES), che prevede, in fase istruttoria, l’audizione del ministro Gualtieri mercoledì prossimo, prima dell’Eurogruppo del 4 dicembre (dove si prendono le decisioni). Poi ci sono le già citate comunicazioni del premier Conte l’11 dicembre prima del Consiglio Europeo del 12 (dove si firmano le decisioni).

A quanto pare di capire, a quel punto saremmo arrivati alla fase “il Governo firma il Trattato” (avendo sostanzialmente eluso, o comunque non attivato tempestivamente, la fase “il Parlamento conferisce un mandato”).

Ad oggi non sappiamo se il Governo firmerà, perché la sua maggioranza è divisa su questo, essendo composta da un partito che il MES voleva liquidarlo, e da un partito che il MES lo ha invece fortemente voluto.

Poi, certo, resterà la fase “il Parlamento ratifica”.

Se state seguendo il ragionamento, dovreste capire quali siano le criticità di arrivare alla fase “ratifica”.

Intanto, una mancata ratifica è equivalente, in termini politici (non in termini procedurali). a un voto di sfiducia. Il Governo, certo, non è obbligato a dimettersi, ma se su un Trattato così importante viene sconfessato dal Parlamento, è chiaro che per non prenderne atto occorre portare la faccia di bronzo a un livello ancora superiore rispetto a quello dimostrato finora (a partire da quando il partito di maggioranza relativa abbandonò l’aula in occasione delle comunicazioni sulla TAV).

Poi, si crea un problema a livello internazionale, perché giustamente i partner europei (quelli del waterboarding) potrebbero legittimamente porsi delle domande sull’attendibilità di un Paese che manda un Governo a dire una cosa quando evidentemente il Parlamento ne pensa un’altra.

Non sono un grande fan dell’argomento “in Europa dobbiamo essere credibbbili” (a renderci tali basta un qualsiasi museo diocesano), ma è indubbio che, mettendosi nei panni della controparte, avere una posizione e mantenerla (o modificarla per chiari e giustificati motivi) è essenziale perché negoziare abbia un senso.

Un Governo che venisse sconfessato dal proprio Parlamento in Europa non verrebbe guardato con gli stessi occhi. Va anche detto che se la sarebbe cercata! Dopo aver visto come vengono trattati i Parlamenti (con la tecnica del mushroom management), le lamentele dei diversi funzionari che ho incontrato circa il fatto che “eh, noi abbiamo fatto il possibile, ma da Roma non ci arrivavano segnali chiari…” mi sembrano molto meno credibili: è un dato di fatto che alcuni di quelli che mi hanno fatto questo discorso sono poi gli stessi che mi hanno impedito di leggere un testo che, peraltro, avevo già letto per altre vie, impedendomi cioè di acquisire gli elementi necessari per fornire loro quei segnali della cui mancanza si lamentavano!

La sede per fare un sano gioco delle parti fra Parlamento e Governo quindi non è la ratifica, ma il negoziato, cioè l’Eurogruppo. In quella sede i paesi civili mandano ministri in grado di dire ai loro pari: “Cari amici, quello che mi proponete è tanto bello, vi sono sinceramente grato dell’aiuto che volete dare alle vostre nostre banche, ma purtroppissimo il Parlamento da noi è sovrano come da voi, e io non ho mandato a concludere prima di ulteriori approfondimenti sul pacchetto che forse è un pacco”.

La Germania lo fa sistematicamente: perché noi no?

Mistero.

(breve estratto di un post pubblicato sul blog di Bagnai)

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TUTTI GLI APPROFONDIMENTI DI START SUL MES:

PERCHE’ LE RASSICURAZIONI DI GUALTIERI SUL MES NON RASSICURANO. L’ANALISI DI POLILLO

IL MES, L’ITALIA E LA GERMANIA. IL POST DI BAGNAI

RIFORMA DEL MES, DOSSIER DEL SERVIZIO STUDI DEL SENATO

FINI E INCOGNITE DEL MES. L’ANALISI DI DE MATTIA (EX BANKITALIA)

VI RACCONTO COME CONTE SI E’ PIEGATO SUL MES. L’ARTICOLO DI CAPEZZONE

IL MES? OTTIMO PER IL MINISTRO GUALTIERI, PESSIMO PER IL LEGHISTA BORGHI

CHE COSA DEVE FARE L’ITALIA PER FIRMARE IL MES. AUDIZIONE CER

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