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Vi spiego le anomalie del Mes. Parla Giulio Sapelli

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Giulio Sapelli

Origìne, obiettivi, contraddizioni e pericoli (non solo per l’Italia) del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità anche noto come Fondo salva Stati, secondo Giulio Sapelli, storico, economista e saggista

Giulio Sapelli non si stupisce e anzi trova tardive – forse inutili? – le polemiche degli ultimi giorni sulla riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità anche noto come Fondo salva Stati; riforma che dovrebbe essere ratificata tra fine anno e inizio 2020. “Valgono le stesse regole che valgono in Europa: siamo di fronte alla definitiva sottrazione della democrazia liberale” nel Vecchio continente, afferma lo storico dell’economia. “In pratica, un Paese non ha né il diritto né la libertà di scegliere come intervenire sul proprio debito pubblico”, commenta il saggista ed editorialista in una conversazione con Start.

IL MES E’ UN TRATTATO INTERNAZIONALE, NON UN VEICOLO FINANZIARIO

Intanto, puntualizza Sapelli, “occorre spiegare che il Mes è un trattato internazionale che si presenta ai più come un veicolo finanziario ma non ne ha né la forma né la sostanza”. Un trattato che dovrebbe intervenire in caso d’insolvenza da parte di Paesi con alto debito pubblico, come il nostro. “In sostanza, il Mes supplisce alla Banca centrale europea che non è un prestatore di ultima istanza”.

LA CURA TEDESCA PER I PAESI CON ALTO DEBITO PUBBLICO

Neppure la rinnovata attenzione per i membri dell’area euro in maggiori difficoltà meraviglia Sapelli. Già due anni fa, ricorda lo storico ed economista, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble – oggi presidente del Bundestag – cercò di imporre condizioni particolari per gli acquisti massicci di titoli di Stato grazie all’Omt (Outright Monetary Transactions, il cosiddetto piano anti spread o ‘salva euro’) da parte di Francoforte. Operazione che “è stata bloccata dal Parlamento europeo ma dopo l’accordo franco-tedesco si comincia ad agire”. Lo scorso gennaio, ad Aquisgrana, Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno firmato un nuovo testo su cui basare le relazioni tra Berlino e Parigi – una sorta di nuovo capitolo delle relazioni fra i due Paesi – che comprende temi come Europa, economia, sicurezza e clima.

LA TRASPARENZA SUL MES? NON E’ POSSIBILE

Sapelli non si scompone neppure di fronte alla richiesta di trasparenza riguardo alle discussioni sul Mes, come fatto con particolare insistenza – e da mesi – dalla Lega e dal Movimento Cinque Stelle: “I ministri che partecipano alle riunioni non possono dire ciò che decidono semplicemente perché è vietato dal Regolamento del Mes”. Semmai, aggiunge, “finora non c’era l’articolo 34 secondo cui i ministri sono addirittura sottratti al vaglio del Parlamento”. Dunque, viene a cadere l’accusa del leader del Carroccio Matteo Salvini che ha definito “traditore” il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, reo a suo dire di aver “firmato, magari di nascosto o di notte, un accordo in Ue per cambiare il Mes”.

IL MES VERRA’ RATIFICATO

Secondo il professore emerito della Statale di Milano, comunque, questo trattato internazionale non è a rischio e otterrà il via libera di tutti i 19 Stati membri dell’area euro per la sua definitiva applicazione. E non è tutto.

IMPOSSIBILE UN’UNIONE BANCARIA SENZA UNA COSTITUZIONE EUROPEA

“Io vedo nel Mes un inizio di Unione bancaria” di cui il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha di recente rilanciato il progetto dalle pagine del Financial Times. Ma “non si può fare nessuna Unione bancaria senza una Costituzione europea” ribatte il professore. “Quando parlai con Amato al termine di una riunione per varare la costituzione Ue – ricorda Sapelli – mi disse che al massimo si era scritto un ‘trattato tra gli Stati’. Ma tutto questo non è sufficiente ed ecco dove siamo arrivati. Anzi, questa situazione si accentuerà”.

INTANTO SI RIDISCUTA TUTTO

Per quanto riguarda il Mes, a questo punto, cosa si può fare? “Occorre fermare tutto e ridiscutere all’interno del Parlamento europeo e dei singoli Parlamenti nazionali prima, senza essere devoti alla burocrazia e agli Stati che hanno in mano l’Europa ovvero Germania e Francia”. O meglio Germania. Con la Francia che tenta di stare al passo teutonico.

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