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Il Mes servirà alla Germania per salvare le banche tedesche?

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I timori di Moody’s e Bundesbank sul futuro delle banche tedesche. E il potenziale ruolo del Mes per il sistema creditizio teutonico. Fatti, numeri, report, commenti e analisi

Moody’s e Bundesbank spargono dubbi e preoccupazioni sul futuro delle banche tedesche. Il motivo? I tassi bassi prolungati. Ma non solo, in verità, come emerso anche dal caso NordLB (qui l’approfondimento di Start). E alcuni analisti, letta la riforma del Mes, dicono: la Germania, mentre ci impone la riduzione del debito attraverso il default distruttivo, difende a tutti i costi il suo sistema bancario, in gravi difficoltà. E per farlo ha trasformato il Mes in un Fondo Europeo Salva-banche. Ecco fatti, numeri, commenti e approfondimenti.

CHE COSA HA DETTO MOODY’S

L’agenzia di rating ieri ha abbassato l’outlook delle banche tedesche da stabile a negativo. Le stime di Moody’s, si legge in una nota dell’agenzia, fanno ritenere che “la redditività e il complessivo merito di credito degli istituti si indebolisca in un contesto di bassi tassi di interesse” nei prossimi 12-18 mesi.

A far lievitare timori di una frenata del comparto bancario di Berlino, ieri è stata la Banca centrale tedesca, che ha acceso il faro sui problemi legati alla persistenza della politica dei bassi tassi, ma anche sui rischi legati alla Brexit e alla guerra commerciale Usa-Cina.

CHE COSA DICE LA BUNDESBANK

“Un inaspettato sprofondamento della congiuntura e un brusco aumento dei premi di rischio potrebbero sensibilmente impattare il sistema finanziario tedesco”, ha detto la vicepresidente della Bundesbank, Claudia Buch, presentando a Francoforte il rapporto della banca centrale sulla Stabilità finanziaria.

LA QUESTIONE DI FONDO DELLE BANCHE TEDESCHE

“Il problema di fondo delle banche tedesche è noto. Ed è rappresentato dal modello di business, tipicamente sbilanciato verso attività tradizionali di lending, caratteristica peraltro comune a molte banche italiane – ha scritto il Sole 24 Ore – Tale meccanismo rende gli istituti vulnerabili ai bassi tassi d’interesse, perché ne assottiglia più facilmente la redditività. Non è un caso del resto che più del 60% degli istituti tedeschi abbia iniziato a ribaltare sui clienti corporate i tassi negativi della Bce. E che le critiche più aspre nei confronti della politica di tassi negativi della Bce arrivi da colossi del calibro di Deutsche Bank, Allianz e Commerzbank”.

IL PROBLEMA NASCOSTO

Il problema nascosto delle banche di Berlino, tuttavia, è che continuano a essere inefficienti: il rapporto tra costi e ricavi nel 2018 ha raggiunto l’80%, uno dei più alti d’Europa. Livello che è improbabile possa ridursi a breve, vista la difficoltà a generare ricavi, ha aggiunto il Sole.

LA NOTA DI MOODY’S

“La debole redditività delle banche tedesche si ridurrà ulteriormente in quanto il margine di interesse diminuirà”, spiega in una nota Bernhard Held, Senior Credit Officer di Moody’s: “Le banche commerciali tradizionali e in particolare le istituzioni che si finanziano con i depositi faticheranno a guadagnare sui loro costi nel contesto di tassi bassi, anche se le rettifiche sui crediti sono particolarmente basse”.

LE CRITICHE DI ONADO

“Le banche tedesche – ha commentato nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore l’economista Marco Onado – hanno problemi strutturali e sistemici che il governo di Berlino continua a negare, preferendo soluzioni caso per caso il cui obiettivo fondamentale sembra essere quello di non mettere in discussione la natura pubblica delle istituzioni. Secondo: i meccanismi di risoluzione delle situazioni critiche messi a punto dall’Unione bancaria hanno generato una casistica in cui appare difficile individuare un criterio uniforme, soprattutto a causa della frammentazione di poteri fra ben tre autorità (la Bce, la Commissione e il meccanismo unico (si fa per dire) di risoluzione delle crisi.

L’ANALISI DELL’ECONOMISTA

Ha aggiunto Onado: “Se si vuole davvero completare l’Unione bancaria, come il governo tedesco ha recentemente dichiarato, è da questi problemi che bisogna partire. Non a caso il ministro Olaf Scholz ha indicato come modello il meccanismo americano e il ruolo dell’ente di assicurazione dei depositi (Fdic), cioè uno schema che dista anni luce da quello europeo e che richiede non solo il completamento dell’Unione bancaria con un vero meccanismo europeo di assicurazione dei depositi, ma anche un ripensamento profondo dei criteri e meccanismi di risoluzione delle crisi. Ovviamente nella proposta c’erano anche polpette avvelenate (ad esempio, l’annoso – e un po’ stantio – problema dei titoli pubblici nei portafogli delle banche dei vari paesi) ma sarebbe un errore rinunciare a priori a sfruttare gli spazi che si sono aperti. Perché prima o poi i tedeschi dovranno ammettere non solo che il loro sistema bancario è estremamente fragile, ma può condizionare, come sta condizionando, il risanamento di questo settore nevralgico dell’economia europea”.

GLI STRUMENTI EUROPEI SECONDO MF

Una mano alle banche tedesche arriveranno dagli strumenti finanziari europei? Ha scritto oggi Francesco Ninfole su Mf/Milano Finanza: “A dicembre saranno finalizzate, salvo rinvii dell’Italia, le regole dell’Esm sulle banche, oltre a quelle sugli Stati. I due ambiti sono spesso facce di una stessa medaglia. L’European Stability Mechanism (Esm in inglese o Mes in italiano) agirà da paracadute nelle crisi e potrà concedere dal 2024 prestiti per 70 miliardi al Fondo di Risoluzione (Srf), che a sua volta è dotato di 70 miliardi. Così, se in una crisi bancaria non bastasse la svalutazione di azioni e titoli con il bail-in (fino all’8% del passivo dell’istituto in dissesto), si utilizzerebbero le risorse del Srf (alimentato dai contributi del settore bancario) e poi quelle prestate dall’Esm al Srf (che tutte le banche nel tempo dovrebbero restituire al fondo salva-Stati).

L’ANALISI DI SALERNO ALETTA

L’analista ed editorialista Guido Salerno Aletta, interpellato da Start, indica esplicitamente nel Mes un rimedio alle magagne bancarie della Germania: “La riforma del Meccanismo europeo di stabilità è un gigantesco Fondo salva-banche. E’ congegnato in maniera tale da consentire la ricapitalizzazione diretta delle banche che ne abbiano bisogno, senza più passare per lo Stato cui appartengono come è successo finora, ad esempio per la Spagna”. Finora, era lo Stato che si indebitava con il Mes per poi ricapitalizzare le sue banche. Ora non più, osserva Salerno Aletta: “La ricapitalizzazione è diretta, con un meccanismo ipersemplificato che non prevede le severe condizionalità che si pongono fin d’ora per concedere gli aiuti agli Stati: l’unico limite è la neutralità fiscale nel medio periodo, una amenità. Se le banche tedesche dovessero ricevere aiuti, il debito pubblico tedesco non ne risentirebbe.

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