Innovazione

Ecco come M5S e Lega si muoveranno su Tim, Open Fiber e Cdp

di

banda larga

Tutto pronto, o quasi, per la rete unica Tim-Open Fiber con baricentro azionario Cdp?

E’ quello che si domandano gli addetti ai lavori dopo quanto approvato ieri al Senato.

CHE COSA HA APPROVATO IL SENATO SULLA RETE A BANDA ULTRALARGA

L’aula di Palazzo Madama ha approvato l’emendamento, già passato nei giorni scorsi in commissione Finanze del Senato, che individua una serie di incentivi per favorire lo sviluppo “di infrastrutture nuove ed avanzate in banda ultalarga”.

ECCO COME M5S E LEGA PUNTANO SULLE RETI TIM E OPEN FIBER

Il tema è quello della newco in cui potrebbero confluire le reti di Tim e Open Fiber, come aveva spiegato due giorni fa aprendo i lavori il relatore del provvedimento, Emiliano Fenu (M5S).

CHE COSA PREVEDE IL TESTO APPROVATO

Il testo segna un accordo di compromesso tra il Movimento Cinque stelle e la Lega, e prevede incentivi nel caso la rete integrata finisca “in capo a un soggetto giuridico non verticalmente integrato e appartenente a una proprietà diversa o sotto controllo di terzi, indipendenti ossia diversi da operatori di rete verticalmente integrati”.

GLI OBIETTIVI DEL GOVERNO

Aprendo la discussione a Palazzo Madama, il relatore del provvedimento, Emiliano Fenu (M5S), aveva voluto sottolineare come questo provvedimento apra la strada “alla costituzione di una società unica della rete alla quale verrebbero conferite le attuali reti di Tim e Open Fiber. Oggi l’esistenza due società comporta la dispersione di risorse che potrebbero essere usate in maniera molto più efficiente – sottolinea il senatore – Una rete unica consente risparmi consistenti nella definizione strategie di investimento nelle reti”.

IL COMPROMESSO TRA PENTASTELLATI E LEGHISTI

Il compromesso tra Lega e Movimento cinque stelle è arrivato di fatto con l’approvazione degli emendamenti di lunedì notte in commissione Finanze.

UN APPUNTO DEI TECNICI DEL GOVERNO

I tecnici del governo si sono spinti a dare l’obiettivo di una rete “pubblica” lasciando immaginare un maggior impegno della Cassa depositi e prestiti, ad oggi azionista con il 5% in Telecom e con il 50% in Open Fiber con Enel.

L’APPELLO DEGLI EX MANAGER DI TELECOM ITALIA

Per ora gli unici a schierarsi sono i “Pascale boys”, ossia storici top manager di Tim come Francesco Chirichigno, Vito Gamberale, Umberto de Julio, Girolamo Di Genova, Piero Bergamini e Roberto Rovera che sul Sole 24 Ore di ieri hanno rinnovato l’appello già lanciato nel 2017.

GLI AUSPICI DI GAMBERALE E NON SOLO

“Occorre evitare l’idea puramente speculativa e cinica di vendere a pezzi Tim” scrivono. “Una fusione in una società a se stante, completamente svincolata dai servizi, delle infrastrutture di Tim con Open Fiber, potrebbe essere la parziale soluzione del debito ma non qualcosa di logico e industriale” e suggeriscono “occorre ricreare un azionariato nazionale che arrivi al 30% e diventi il fermo riferimento dell’azienda”.

CHE COSA SUCCEDE A TIM IN BORSA

Ieri in Borsa il titolo, dopo tre giorni di rialzi ha visto alcune prese di profitto (-1,15% a 0,56 euro) ed è arrivata la bocciatura arrivata da Goldman Sachs che non ritiene quello di Tim più uno dei titoli su cui puntare.

IL REPORT DI MEDIOBANCA SU TIM

Una fusione tra la rete di Tim e quella di Open Fiber però potrebbe favorire un re-rating del titolo, con un possibile raddoppio delle quotazioni rispetto al target price indicato. Ma, come sottolinea Mediobanca Securities, servono molti altri passaggi, a partire dalla realizzazione di una governance chiara, “dove vediamo Tim  avere l’ambizione di svolgere un ruolo centrale”, fino a una valutazione equa della rete, osservano gli analisti di Mediobanca  Securities.

LO SCENARIO SU TIM E RETE

“Come promemoria, le nostre stime suggeriscono che 15 miliardi di euro sembrano essere un valore equo per la rete. Questo si paragonerebbe a una valutazione implicita di meno di 7 miliardi di euro per la NetCo al prezzo corrente di mercato, 8 miliardi di gap quasi uguale all’attuale capitalizzazione di mercato di 12 miliardi. La parte restante dell’attività domestica del gruppo sarebbe scambiata a sconto del 50% rispetto ai competitor, guardando il multiplo ev/ebitda 2019. Manteniamo, quindi, il rating outperform e il target price a 0,93 euro su Tim “, concludono a Mediobanca.

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