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Come l’Europa cerca di competere con Usa e Cina nella corsa allo spazio

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Nella corsa allo spazio dominano gli americani. I cinesi hanno preso da diversi anni il posto dei russi. E l’Europa?

 

Febbraio è stato il mese di Marte.

Prima con la sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti, entrata nell’orbita del pianeta rosso il 9 febbraio. Il giorno successivo anche la sonda cinese Tianwen-1 è entrata con successo nell’orbita di Marte.

A maggio, il veicolo spaziale cinese rilascerà un rover sulla superficie marziana. Se avrà successo, la Cina sarà la seconda nazione dopo gli Stati Uniti a far funzionare un rover sul suolo marziano.

Lo scorso 18 febbraio infatti, il rover Perseverance della Nasa ha compiuto con successo l'”ammartaggio” sul pianeta rosso.

L’Esa e il partner russo Roscosmos sono stati costretti invece a posticipare la missione ExoMars al 2022.

Si profila così la nuova corsa allo spazio con Cina e Stati Uniti che guidano la carica per Marte. Mentre un certo numero di nazioni e aziende private come SpaceX concorrono per la Luna e l’orbita terrestre bassa.

Secondo Le Monde, relegata al secondo posto — dietro al leader americano e al suo concorrente cinese — l’Unione Europea ha comunque il patrimonio industriale e scientifico per competere nella conquista dello spazio.

In questa corsa dominata dagli americani, i cinesi hanno preso da diversi anni il posto degli sfidanti occupati dai russi, questi ultimi molto indietro. I primi due hanno effettuato circa 40 lanci ciascuno nel 2020 (44 negli Stati Uniti, di cui oltre la metà per SpaceX, e 41 in Cina), mentre la Russia ha lanciato 12 razzi e l’Europa 10.

Tuttavia, nonostante la serrata tabella di marcia di Pechino, gli Usa rimangono il maggiore investitore nello spazio. Con un budget di 48 miliardi di dollari (39 miliardi di euro) secondo la società Euroconsult, rappresenta il 58% del totale mondiale. Il suo rivale, anche se secondo, ha una lunga strada da percorrere, con 8,9 miliardi di dollari.

In questo confronto geostrategico, come si sta posizionando l’Europa? Secondo Le Monde il Vecchio Continente risulta isolato e indebolito.

IL PROBLEMA DI GOVERNANCE DELL’EUROPA NELLO SPAZIO

Se gli europei hanno tutte le competenze industriali e scientifiche in questo settore, l’Europa è troppo lenta e non abbastanza unita secondo Le Monde. Colpa di una governance troppo complessa e di differenze politiche che pesano sulle scelte. Senza dimenticare la questione del finanziamento. Al di là delle differenze di bilancio, c’è un’evidente distorsione della concorrenza con gli Stati Uniti. (Qui l’approfondimento di Start sul perché l’Europa ha bisogno di un Buy European Act). Basta pensare che SpaceX ha il completo supporto della Nasa e del Dipartimento della Difesa, che pagano due o tre volte di più per i razzi Falcon, sottolinea Le Monde.

NECESSARIO UNO SLANCIO POLITICO

“In un contesto radicalmente nuovo, non possiamo affrontare gli Stati Uniti che beneficiano di miliardi di dollari nei bilanci istituzionali statunitensi, senza ripensare il nostro modo di operare”, avverte Stéphane Israël, presidente esecutivo di Arianespace. Quest’ultima è l’agenzia commerciale controllata da ArianeGroup, prime contractor del programma Ariane.

Per avanzare più rapidamente, Israël raccomanda di mobilitare i tre principali attori dei lanciatori Ariane e Vega: Francia, Germania e Italia. “Abbiamo bisogno anche di uno slancio politico e industriale a cui l’Agenzia spaziale europea possa attingere”, ha aggiunto.

Sembra che la politica stia andando in questa direzione.

A fine novembre infatti il sottosegretario Riccardo Fraccaro (M5S) e il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire hanno annunciato la creazione di un gruppo di lavoro tra i principali paesi europei coinvolti nello spazio (e maggiori contributori dell’Esa): l’Italia, Francia e Germania.

LA CONCORRENZA AI LANCIATORI EUROPEI

Oggi la famiglia di lanciatori spaziali europei è messo in difficoltà da una forte concorrenza che punta su costi minori. Dalle statunitensi SpaceX (fondata da Elon Musk) e Blue Origin (di Jeff Bezos) al lanciatore cinese Long March.

L’Ue sta sviluppando due lanciatori: Ariane 6 destinato a portare i satelliti in orbita alta, e Vega C con l’italiana Avio, per i satelliti medio-piccoli in orbita bassa.

L’Agenzia spaziale europea ha sviluppato dunque Ariane 6, il cui primo volo è stato posticipato al secondo trimestre del 2022, con un ritardo di diciotto mesi rispetto al programma iniziale, a causa di difficoltà tecniche aggravate da Covid. Il suo successo dipenderà quindi dall’impegno dei paesi europei a garantirne la fattibilità.

Ma a inizio mese una buona notizia per il nuovo lanciatore europeo: il primo stadio superiore è pronto per affrontare i test. Ha infatti lasciato lo stabilimento di ArianeGroup in Germania, a Brema, dove ha superato tutti i test funzionali. Il prossimo passo sarà superare le prove a fuoco. In programma per il secondo trimestre del 2021, i test finali qualificheranno lo stadio superiore come ‘pronto per il volo’ nell’ambito del processo di qualificazione generale del sistema Ariane 6.

L’UE PUNTA A UNA COSTELLAZIONE DI SATELLITI

Ma nella corsa allo spazio dell’Europa non ci sono solo i lanciatori. Lo scorso dicembre il Commissario europeo per lo Spazio, Thierry Breton, ha chiesto a nove industriali di realizzare uno studio di fattibilità per progettare una costellazione di satelliti che trasmettano Internet a banda larga. Anche in questo caso la posta in gioco è alta, perché è una questione di sovranità digitale, di fronte agli americani che sono determinati ad occupare tutte le frequenze.

Dopo aver acquisito un proprio sistema di navigazione satellitare indipendente dal GPS, Galileo, e il suo sistema di osservazione della Terra, Copernicus, l’Ue desidera dotarsi di una costellazione di satelliti in grado di fornire l’accesso a Internet ad alta velocità, soprattutto per applicazioni critiche.

La Commissione europea ha selezionato i membri del consorzio: Airbus, Arianespace, Eutelsat, Hispasat, OHB, Orange, SES, Telespazio (jv Leonardo 67% e Thales 33%) e Thales Alenia Space (Thales 67% e Leonardo 33%).

IN CONCORRENZA CON STARLINK E KUIPER

Ma l’Europa non è l’unica nella corsa per costruire queste costellazioni e trasmettere Internet sulla Terra dallo spazio. Il progetto competerà con Starlink di SpaceX, Amazon Kuiper e OneWeb.

Ancora una volta, Elon Musk sta guidando la corsa, avendo già messo in orbita oltre 1000 satelliti per la sua costellazione Starlink. Musk prevede di lanciarne fino a 42.000 nei prossimi anni. Da parte sua, il fondatore di Amazon Jeff Bezos vuole lanciarne più di 3.000 entro il 2026.

“Non cerchiamo di copiare gli americani o i cinesi, ma facciamo la prossima mossa con una costellazione di nuova generazione che ci permetterà di scambiare informazioni in modo sicuro in tutto il mondo”, ha spiegato Breton a Bruxelles.

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