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Per l’Italia gasarsi con l’Algeria sarà solo un affarone?

Algeria

Giorgia Meloni è in visita in Algeria per approfondire la relazione sull’energia e lavorare alla realizzazione del “piano Mattei”. L’Italia vuole diventare un hub europeo del gas, ma può farcela? Ecco fini e rischi della dipendenza da Algeri

 

Domenica 22 gennaio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è atterrata ad Algeri, capitale dell’Algeria, per una visita ufficiale: la prima, da quando ha assunto la guida del governo. Ha incontrato l’omologo Aymen Benabderrahmane e oggi si riunirà con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

L’OBIETTIVO DELLA VISITA

La visita di Meloni ha l’obiettivo di costruire una partnership di alto livello tra l’Italia e l’Algeria, in particolare sull’energia, riprendendo dunque il lavoro avviato l’anno scorso da Mario Draghi.

Per ridurre la dipendenza dalla Russia, che prima della guerra in Ucraina valeva circa il 40 per cento delle importazioni di gas naturale, l’Italia ha lavorato per aumentare gli acquisti di combustibile dall’Algeria.

Nell’aprile 2022, durante la visita di Draghi ad Algeri, Eni ha firmato un accordo con la società energetica statale algerina Sonatrach per l’aumento delle forniture di gas attraverso il gasdotto TransMed: 9 miliardi di metri cubi in più entro il 2024. Dopodiché, a luglio, Eni – assieme alle compagnie petrolifere TotalEnergies e Occidental Petroleum – ha siglato un’intesa da 4 miliardi di dollari con Sonatrach per la produzione di idrocarburi nel bacino del Berkine.

L’ALGERIA È LA PRIMA FORNITRICE DI GAS DELL’ITALIA

A seguito del distacco dalla Russia, l’Algeria è diventata una fornitrice energetica ancora più rilevante per l’Italia. Nel 2022 è stata la prima in assoluto, rappresentando da sola il 34 per cento delle importazioni totali di gas; la quota della Russia si è invece ridotta al 16 per cento. Quest’anno, secondo l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi – che ha accompagnato Meloni ad Algeri -, il paese soddisferà il 38 per cento del fabbisogno italiano, andando a pareggiare i volumi delle forniture russe precedenti alla guerra.

Nel 2021 l’Algeria era la seconda maggiore fornitrice di gas all’Italia e la terza all’Europa, dopo Russia e Norvegia. Invia gas sia attraverso condotte, sia in forma liquefatta (GNL).

IL “PIANO MATTEI” DI MELONI

Meloni ha intenzione di approfondire i rapporti con l’Algeria con l’obiettivo finale di trasformare l’Italia in un “hub del gas”, cioè in un centro di ricezione del combustibile prodotto in Nordafrica e nel Mediterraneo orientale e successivamente di distribuzione verso l’Europa settentrionale, dove si trovano le nazioni a maggiore consumo (la Germania, innanzitutto).

Questo progetto – soprannominato “piano Mattei” – non si limita all’Algeria, ma include anche altri paesi in Africa (come la Libia, l’Egitto e il Mozambico), nel Meditteraneo orientale (Israele) e nel Caucaso (l’Azerbaigian).

La visione di Meloni non si ferma inoltre alle fonti fossili, ma include in prospettiva anche l’elettricità da fonti rinnovabili e l’idrogeno verde: a questo proposito, la presidente aveva definito “un grande successo italiano” il progetto di Terna per l’interconnettore elettrico sottomarino con la Tunisia, che ambisce appunto – stando alla società – a “rafforzare il ruolo di hub elettrico in Europa e nell’area mediterranea” dell’Italia.

L’ITALIA PUÒ ESSERE UN HUB DEL GAS?

Il “piano Mattei” di Meloni non potrà però realizzarsi senza una politica estera attenta e di lungo periodo verso le regioni a sud e a est dell’Italia. E necessiterà di grandi (e costosi) investimenti nelle infrastrutture di trasporto dell’energia: dall’espansione del gasdotto Transmed con l’Algeria al raddoppio della capacità del TAP verso l’Azerbaigian all’aumento dei rigassificatori per il GNL, per esempio.

L’Italia possiede una posizione geografica favorevole, a metà tra i centri di produzione dell’energia (il Nordafrica e il Mediterraneo orientale) e quelli di consumo (l’Europa centro-settentrionale). Ma per imporsi come hub energetico dovrebbe, oltre alla gestione dei rapporti politici e alla pianificazione degli investimenti, vincere la concorrenza con le altre zone d’Europa che ambiscono allo stesso ruolo. Come la Spagna, ad esempio, o l’area del mare del Nord.

Quest’ultima regione possiede un elevato potenziale eolico, che permette una generazione abbondante e a basso costo di elettricità rinnovabile e di idrogeno verde. I suoi fondali marini contengono depositi di idrocarburi e formazioni utili allo stoccaggio dell’anidride carbonica “catturata” dalle industrie pesanti. Inoltre, rispetto all’Italia, l’area del mare del Nord è vicina ai paesi europei più energivori (vi si affacciano Germania, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito), e potrebbe dunque garantire costi di trasporto inferiori.

UNA VISITA SOTTOTONO

Quella di Giorgia Meloni è la terza visita di un premier italiano ad Algeri in meno di un anno. Ma, nonostante le grandi ambizioni da parte italiana sull’energia e sulla cantieristica, non è stata particolarmente celebrata dall’Algeria. Come scrive l’Associated Press, la televisione statale algerina ha dato la notizia dell’arrivo di Meloni senza mostrare immagini e senza troppa enfasi retorica. L’agenzia di stampa ufficiale APS l’ha definita “un’opportunità per rafforzare l’asse Algeri-Roma” e un altro passo “per consolidare la costruzione di un vero partenariato strategico”.

Intervistato dal Messaggero, tuttavia, l’ambasciatore dell’Algeria a Roma, Abdelkrim Touahria, ha detto di volere che l’Italia diventi un hub europeo per il gas algerino.

IL PROBLEMA DELL’ALGERIA

Un affidamento eccessivo all’Algeria potrebbe però rappresentare un rischio politico per l’Italia.

Innanzitutto, nel 2022 il nostro paese ha importato dal vicino nordafricano 22,8 miliardi di metri cubi di gas naturale via tubi, contro i 21 miliardi dell’anno precedente. I 3 miliardi di metri cubi aggiuntivi che secondo Roberto Cingolani – ex-ministro della Transizione ecologica e oggi consigliere dell’attuale ministro dell’Ambiente – sarebbero stati immediatamente disponibili non si sono materializzati, fa notare l’analista energetico Francesco Sassi.

L’Algeria ha inoltre dimostrato di utilizzare le forniture energetiche come un’arma di pressione politica, minacciando di azzerare i flussi alla Spagna a seguito di una disputa che coinvolge il Marocco, suo rivale regionale, e il territorio del Sahara occidentale.

In ultimo, l’Algeria ha espresso più volte la volontà di avvicinarsi alla Russia: si è astenuta dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per condannare l’annessione illegale alla Russia di quattro regioni dell’Ucraina; ha presentato una richiesta formale di adesione ai BRICS (il gruppo economico che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica); ha firmato con Mosca un grosso accordo sulle armi e vi ha tenuto insieme un’esercitazione militare nel Mediterraneo. Tra Sonatrach e la società gasifera statale russa Gazprom esiste peraltro un accordo per la produzione di idrocarburi dal giacimento di El Assel.

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