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Cosa si sa (e cosa non si sa) dell’accordo Eni-Sonatrach

Eni

L’accordo sulle forniture di gas firmato tra Eni e Sonatrach prevede che l’Algeria invii all’Italia 9 miliardi di metri cubi all’anno in più, ma non prima del 2023. Nulla viene specificato sui prezzi. Ecco i dettagli, le analisi e le mosse del governo

 

Lunedì 11 aprile, durante la visita del presidente del Consiglio Mario Draghi ad Algeri, Eni ha firmato un accordo con la società energetica statale algerina Sonatrach per aumentare le forniture di gas naturale dall’Algeria all’Italia attraverso il gasdotto TransMed. Il patto dovrebbe contribuire a ridurre la profonda dipendenza energetica italiana dalla Russia, principale fornitrice di combustibile con una quota del 43 per cento nel 2020.

L’accordo è stato firmato dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e dal presidente di Sonatrach, Toufik Hakka, alla presenza di Draghi e del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

COSA DICE L’ACCORDO TRA ENI E SONATRACH

Nel comunicato diffuso da Eni si legge che l’accordo “utilizzerà le capacità disponibili di trasporto del gasdotto per garantire maggiore flessibilità di forniture energetiche, fornendo gradualmente volumi crescenti di gas a partire dal 2022, fino a 9 miliardi di metri cubi di gas all’anno nel 2023-24”.

Il TransMed ha una capacità di 30 miliardi di metri cubi all’anno; nel 2021 l’Italia ha importato dall’Algeria 21 miliardi di metri cubi di gas, facendo del paese il secondo maggiore fornitore dopo la Russia (29 miliardi di metri cubi nello stesso anno).

Nel 2021 il consumo italiano di gas è stato di 76 miliardi di metri cubi circa, proveniente per la quasi totalità dall’estero.

VOLUMI, TEMPI E PREZZI

Eni non ha fornito dati precisi sui volumi aggiuntivi di gas che arriveranno dall’Algeria, né sulle tempistiche e nemmeno sui prezzi. La società ha fatto sapere solo che l’accordo rientra “nell’ambito dei contratti a lungo termine di fornitura di gas in essere con Sonatrach” e che la crescita delle esportazioni algerine ci sarà “a partire dai prossimi mesi autunnali”.

Si conosce l’obiettivo ultimo: arrivare a 9 miliardi di metri cubi all’anno in più, sfruttando appieno la capacità di trasporto del TransMed, entro il 2023 o il 2024. Non già entro la fine del 2022, dunque, come scriveva Bloomberg domenica scorsa, anticipando il contenuto dell’accordo.

Sonatrach aveva dichiarato in precedenza di avere solo “qualche miliardo di metri cubi aggiuntivi” di gas a disposizione per l’export (la compagnia deve innanzitutto soddisfare il crescente fabbisogno nazionale). Aggiunse, tuttavia, di stare accelerando nell’esplorazione delle riserve per poter raddoppiare la capacità produttiva nel giro di quattro anni.

Quanto ai prezzi, su Twitter il ricercatore dell’Ispi, Matteo Villa, ha spiegato che “ogni metro cubo di gas in più arriverà al costo di oggi: quintuplo rispetto a tempi normali”.

IL COMMENTO DI TABARELLI

Intervistato da La Stampa, Davide Tabarelli – professore di economia all’Università di Bologna e presidente della società di ricerca energetica Nomisma Energia – ha commentato positivamente lo sforzo del governo: “tanto di cappello”. Ha riconosciuto, tuttavia, “che se domani dovessimo mettere in pratica l’embargo totale al gas russo [come ritorsione per la guerra in Ucraina, ndr] ci attende un razionamento forte”. Vale a dire “non dare gas alle fabbriche, alle scuole, alle amministrazioni pubbliche”.

Il governo ha già stabilito nuovi limiti massimi e minimi degli impianti di riscaldamento e raffrescamento negli edifici della pubblica amministrazione (ospedali e strutture cliniche sono escluse): entreranno in vigore il prossimo 1 maggio e dureranno fino al 31 marzo 2023. In inverno non si potranno superare i 19 gradi, con 2 gradi di tolleranza; in estate, invece, non si potrà scendere sotto i 27 gradi, sempre con 2 gradi di tolleranza.

Tornando all’Algeria, Tabarelli ha spiegato che “ci vogliono tre anni” per ottenere quei 9 miliardi di metri cubi in più previsti dall’accordo tra Eni e Sonatrach. “Forse” in Algeria, aggiunge, “c’è un po’ di capacità inutilizzata che ci garantisce quattro o cinque miliardi di metri cubi per il prossimo inverno, ma è comunque poco” rispetto ai volumi russi (29 miliardi l’anno scorso).

Secondo Tabarelli “ci aiuterà la Spagna, che rinuncerà al gas via tubo dall’Algeria perché ha tanti rigassificatori e può cercare con più facilità il gas liquefatto in giro per il mondo. L’accordo con l’Algeria è un primo passo, è l’occasione per rafforzare i legami con l’Africa che ha tante risorse energetiche”.

IL RUOLO DELL’ALGERIA

L’Algeria può essere utile a compensare in tempi relativamente brevi, ma solo in minima parte, un eventuale blocco degli acquisti di gas dalla Russia come ritorsione per l’invasione dell’Ucraina. In prospettiva, però, l’Algeria pone diversi problemi. Uno è l’instabilità politica interna, che disincentiva gli investimenti nell’industria energetica e potrebbe anche causare una paralisi delle forniture. L’altro è la crescente domanda nazionale di gas (prima della pandemia, l’aumento medio annuo dal 2010 al 2019 è stato superiore al 6 per cento), che ne riduce le quantità destinabili all’esportazione. L’Algeria, inoltre, potrebbe non essere un fornitore pienamente affidabile perché potrebbe subordinare i volumi e le condizioni dell’export di gas allo stato delle relazioni politiche, “punendo” quei clienti accusati di ingerenza nei propri affari. Di recente, per esempio, Algeri ha anticipato una revisione al rialzo dei prezzi delle forniture gas alla Spagna. Il vero motivo alla base di questa mossa potrebbe però non essere economico ma politico, per protesta contro la decisione di Madrid di appoggiare il piano del Marocco (rivale algerino) sull’autonomia del territorio del Sahara occidentale.

Il governo Draghi sta lavorando per potenziare le capacità italiane di rigassificazione: ha chiesto a Snam, la società energetica che gestisce la rete italiana dei gasdotti, di acquisire un’unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione (ovvero una nave che funge da rigassificatore) e di noleggiarne una seconda. Non sarà facile: c’è infatti una competizione internazionale per l’accaparramento di queste navi, la cui disponibilità è peraltro limitata.

IL COMMENTO DI PRODI

In un’intervista ieri a Report, l’ex-presidente del Consiglio Romano Prodi ha definito “discorsi fumosi” le trattative tra l’Italia e i fornitori di gas diversi dalla Russia. “In Qatar e in Algeria ogni paese europeo ci va per conto suo e ognuno pensa di avere il gas in più che produce quel paese. Invece noi europei poi, alla fine, ne avremo una quantità addizionale molto limitata”.

Come si legge su ISPI, “il gas algerino acquistato dall’Italia non sarà disponibile per altri Paesi UE, mentre a Roma non arriverà ulteriore GNL se il Qatar dovesse venderlo a Berlino“.

LE PROSSIME MOSSE DI DRAGHI

Il piano del governo per la sostituzione del gas russo passa innanzitutto per una crescita delle importazioni dal Nordafrica e degli acquisti di gas liquefatto. Nelle prossime settimane Draghi si recherà infatti in visita in Congo, Angola e Mozambico.

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