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Cosa succederà a Eni, Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Sace in Russia

Generali Russia

Per effetto delle sanzioni alla Russia, Generali ha detto che chiuderà il suo ufficio a Mosca e uscirà dalla società assicurativa Ingosstrakh. Mentre Intesa Sanpaolo e Unicredit…

 

Quali sono le conseguenze per grandi aziende italiane come Eni, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Assicurazioni Generali, Sace e non solo in Russia per la guerra in Ucraina?

Ecco il punto della situazione.

LA DECISIONE DI GENERALI SULL’UCRAINA

Per effetto delle pesanti sanzioni internazionali imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, la compagnia assicurativa Assicurazioni Generali ha annunciato venerdì 4 marzo la chiusura del suo ufficio a Mosca e l’uscita dal consiglio di Ingosstrakh, una delle principali società di assicurazione del paese, di cui possiede una quota di minoranza del 38,5 per cento.

Anche Europ Assistance, società francese del gruppo Generali, terminerà la sua attività in Russia.

PIANI ABBANDONATI

Solo un anno fa, Generali stava valutando l’ingresso nella società assicurativa RESO-Garantia, con un’operazione stimata in 2 miliardi di euro. L’idea è poi stata abbandonata definitivamente – scriveva Il Sole 24 Ore – nel marzo 2021 per la contrarietà degli azionisti Francesco Gaetano Caltagirone e Romolo Bardin.

Generali, in un comunicato, afferma di avere una esposizione “marginale” sul mercato russo, nonché “conforme al rispetto di tutte le sanzioni che potrebbero essere applicate”.

COSA FA GENERALI PER L’UCRAINA

Generali ha annunciato la donazione di 3 milioni di euro per sostenere i programmi di accoglienza dei rifugiati ucraini in fuga dalla guerra: una parte della somma verrà destinata all’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. I dipendenti del gruppo hanno inoltre avviato una raccolta fondi, alla quale parteciperà anche la società con una somma pari a quella raccolta: il ricavato verrà devoluto all’UNICEF.

COSA HA FATTO ENI

Lunedì Eni ha fatto sapere di voler vendere la sua quota nella joint venture paritaria con la società gasifera statale russa Gazprom sul gasdotto Blue Stream, che trasporta combustibile dalla Russia alla Turchia.

COSA (NON) FANNO UNICREDIT E INTESA SANPAOLO

Attendiste, invece, sono UniCredit e Intesa Sanpaolo: la prima, secondo uno studio di Credit Suisse, è la banca italiana più esposta verso la Russia, nonché terza a livello europeo (dopo Raiffeisen Bank International e Société générale); la seconda gestisce da sola oltre a metà delle relazioni commerciali tra la Russia e l’Italia.

L’esposizione complessiva dei due istituti verso la Russia ammonta a più di 20 miliardi di euro. Come spiega Repubblica, Intesa Sanpaolo e UniCredit devono “trovare un equilibrio tra la chiusura totale, viste le cifre in ballo, e una permanenza, che però mal si giustifica di fronte all’opinione pubblica, alle istituzioni e al mercato che chiede un intervento forte”.

NUMERI E ASSET DI INTESA SANPAOLO

Intesa Sanpaolo possiede asset in Russia per 1 miliardo di euro. La sua controllata nel paese, Banca Intesa Russia, conta ventotto filiali. È presieduta da Antonio Fallico, il quale – presidente anche dell’Associazione Conoscere Eurasia, e definito “l’italiano più potente di Mosca” – aveva recentemente detto di pensare che gli affari tra Italia e Russia debbano “svolgersi regolarmente”, nonostante le tensioni sull’Ucraina.

Intesa Sanpaolo, inoltre, è parte di una joint venture paritaria con la banca russa Gazprombank, la terza più grande del paese e non (ancora?) esclusa dal sistema SWIFT: la partnership riguarda il fondo di private equity Mir Capital.

INTESA SANPAOLO IN UCRAINA

Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana presente in Ucraina, dove controlla la banca Pravex: conta quarantacinque filiali e 780 lavoratori. “Le nostre banche sussidiarie che si trovano nei paesi confinanti con l’Ucraina”, ha detto Marco Elio Rottigni, responsabile della divisione International Subsidiary Banks di Intesa
Sanpaolo, “stanno promuovendo e raccogliendo donazioni per aiutare chi arriva dall’Ucraina”.

Tra Russia e Ucraina, l’esposizione di Intesa Sanpaolo come prestiti ammonta a 5,5 miliardi di euro.

LA PRESENZA DI UNICREDIT IN RUSSIA

La presenza di UniCredit in Russia vale 14 miliardi; la sua controllata nel paese è AO UniCredit Bank: è la quattordicesima banca più grande del paese, con quattromila dipendenti. Vale circa il 3 per cento dei ricavi e il 4 per cento del patrimonio netto complessivo del gruppo.

Il peso dell’esposizione in Russia è insomma limitato, rispetto al totale, ma ieri il titolo in UniCredit in borsa ha comunque perso oltre il 10 per cento.

LE MOSSE DI SACE E CDP

SACE, la società statale che si occupa di assicurazione delle imprese italiane nelle transazioni all’estero, sotto il controllo del ministero dell’Economia e delle finanze, ha annunciato venerdì la sospensione temporanea della valutazione dell’assunzione di nuovi rischi per l’attività di export credit in Russia e in Bielorussia.

SACE possiede un portafoglio di attività in Russia dal valore di circa 3,2 miliardi di euro.

Pochi giorni fa l’agenzia Reuters ha scritto che Cassa depositi e prestiti stava valutando la sospensione di un finanziamento da 500 milioni di euro (assicurato da SACE, e al quale ha partecipato Intesa Sanpaolo) per il progetto di gas liquefatto Arctic LNG 2, nell’Artico russo, sviluppato da Novatek. Nel progetto è coinvolta Saipem come contrattista.

COME CAMBIA LA MAPPA DEI RISCHI DI SACE

Alessandro Terzulli, capo economista della SACE, in occasione della presentazione della mappa dei rischi aggiornata al 2022 ha fatto sapere che “la pesante escalation militare e le pesanti sanzioni imposte da diversi paesi alla Russia fanno alzare il rischio del credito cioè il rischio di mancato pagamento che, in media, in Russia passa dal 62 al 70, su un punteggio da 0 a 100″.

“Peggio è per i rischi politici”, aggiunge, “che per la Russia va da 51 a 76, dove aumenta il rischio di restrizioni e trasferimento della convertibilità valutaria. In termini economici questo vuol dire che la Banca centrale russa ha aumentato i tassi di interesse, il rublo si è svalutato del 50%, è difficile pensare che l’economia russa non andrà in recessione”.

“L’impatto ci sarà anche sull’area euro”, prosegue Terzulli: “avremo un rallentamento della crescita che ci aspettavamo vigorosa per quest’anno ma rimarrà crescita nell’area euro e in Italia. Ad oggi è difficile pensare a un peggioramento della ripresa che è stata solida nel 2021”.

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