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Ecco perché la tedesca Rheinmetall punta su Oto Melara (Leonardo)

Italia Germania

La tedesca Rheinmetall ha formalizzato un’offerta non vincolante per una quota di minoranza in Oto Melara di Leonardo. Fatti, numeri e commenti

 

Rheinmetall alla conquista di Oto Melara, la controllata armamenti terrestri messa in vendita da Leonardo insieme all’altra unità Wass.

Il colosso della difesa tedesco ha formalizzato un’offerta non vincolante per una quota di minoranza in Oto Melara. Con l’offerta, Rheinmetall mira a rilevare fino al 49% della società, quota valutata tra 190 e 210 milioni di euro. Lo ha rivelato l’agenzia Reuters, precisando che Rheinmetall ha presentato a Leonardo l’offerta a fine maggio. La valutazione complessiva per l’azienda potrebbe raggiungere così quasi 430 milioni.

Si vivacizza così il risiko per la cessione delle ex controllate Oto Melara e Wass, oggi business unit Sistemi di Difesa di Leonardo.

Sempre secondo Reuters, a marzo Leonardo aveva accantonato (per il momento) la vendita di Oto Melara e Wass a causa della crisi ucraina.

Ma ora questa offerta riapre la partita. Sia il consorzio franco-tedesco Knds sia l’italiana Fincantieri hanno espresso interesse per le due divisioni.

Tuttavia, l’ultima parola spetta al governo che può esercitare la golden power visto la strategicità dell’asset. Il futuro delle controllate Oto Melara e Wass, che Leonardo intende vendere è legato a doppio filo all’ingresso del gruppo italiano nel programma Mgcs.

Nel frattempo, sul listino milanese spicca il +2,25% a 10,46 euro di Leonardo sulla scia dell’indiscrezione di Rheinmetall. “Il titolo Leonardo raggiunge a Piazza Affari il prezzo più alto da febbraio 2020” segnala MF.

Tutti i dettagli.

L’OFFERTA DELLA TEDESCA RHEINMETALL

In base alle indiscrezioni di Reuters, Rheinmetall ha fissato un valore di 190-210 milioni di euro come prezzo indicativo per la partecipazione del 49% in Oto Melara. Ciò comporterebbe un valore complessivo di quasi 430 milioni di euro per l’intera unità.

COSA FA OTO MELARA

Oto Melara e Wass, che producono rispettivamente cannoni navali e siluri, impiegano più di 1.500 lavoratori in quattro stabilimenti italiani (La Spezia, Brescia, Livorno e Pozzuoli). Dal 2016 fanno parte entrambe della divisione Sistemi di difesa di Leonardo. Il giro d’affari della divisione è di circa 550 milioni di euro.

In particolare, Oto Melara produce il cannone più diffuso sulle navi da guerra di tutto il mondo: il 76/62 acquistato dalle flotte di ben 53 Paesi, incluse quella francese e tedesca. Inoltre la società ha sviluppato la tecnologia “Vulcano” che rende i proiettili di artiglieria molto simili a missili, con una guida autonoma nella traiettoria finale e un raggio d’azione aumentato.

Nel 1985 l’azienda spezzina è entrata a far parte di un consorzio paritetico con l’Iveco, formando l’attuale Cio Iveco-Oto Melara, capofila dell’industria negli armamenti terrestri.

IL VALORE DELLA EX CONTROLLATA DI LEONARDO

Il gruppo non fornisce i dati economici sulle controllate. Quelli più recenti, spiega Akros, “indicano che Oto Melara ha registrato ricavi per 356 milioni di euro nel 2015 con un ebit di 38 milioni (margine ebit del 10,7%)”. “Nel 2014 i ricavi erano stati di 390 milioni con un ebit di 46 milioni (margine ebit dell’11,8%)” riporta MF.

Oto Melara è attualmente valutata da 500 milioni a 600 milioni di euro. Inoltre, con gli aumenti che ha registrato Leonardo in Borsa negli ultimi tempi, c’è anche la valorizzazione dei due asset Oto Melara e Wass.

Inoltre, il suo valore dovrebbe crescere se e quando otterrà lavori sul nuovo cingolato da combattimento, per il quale il nostro Esercito ha già previsto investimenti considerevoli.

IL COMMENTO DI BESTINVER

“Sulla base delle ultime vendite rese note delle due divisioni, Oto Melara e Wass, pari a circa 500 milioni di euro, stimiamo che la sola Oto Melara possa rappresentare circa il 70% di questa cifra, circa 350 milioni di euro. Il range implicito del multiplo ev/vendite incorporato nel prezzo ipotizzato è compreso tra 1,1 e 1,2 volte e un ev/ebit implicito a circa 10,0/11,0 volte con un margine ebit di circa il 10,7%, sostanzialmente in linea con la mediana dei multipli comparabili, quindi nessuna sorpresa sul fronte della valutazione”, ha calcolato Bestinver Securities.

L’ANALISI DI BANCA AKROS

“Se ipotizziamo che Oto Melara abbia un fatturato di 430 milioni, l’offerta valuterebbe la società 1 volta i suoi ricavi, un multiplo da confrontare con la media di circa 1,3 volte di Bae e Rheinmetall”, ha precisato Banca Akros.

IL PIANO DEL COLOSSO TEDESCO

Inoltre, secondo Reuters Rheinmetall avrebbe anche l’intenzione in futuro di salire del 2% o più in Oto Melara. Mossa che le conferirebbe la maggioranza e il controllo dell’azienda.

Lo scorso marzo al Sole 24 Ore il ceo di Rheinmetall Armin Papperger aveva sottolineato che “sarebbe buona cosa se Rheinmetall potesse aumentare gli investimenti in Italia. Puoi investire solo se hai un partner. Potremmo trovare una cooperazione con Oto Melara. Sono felice di comprare anche una minoranza”.

Inoltre il manager tedesco rilancia: “L’Italia potrebbe giocare un ruolo in Europa. Deve rinnovare i carri leggeri dell’Esercito, con l’Ifv, la nostra famiglia Lynx sarebbe adatta. La proprietà intellettuale resterebbe in Italia. Non sto lavorando per entrare in un programma che dopo 5 anni è finito, ma per stabilire una relazione di lungo periodo”.

Attraverso Rheinmetall Italia, l’azienda tedesca gestisce nel Paese già sei stabilimenti e impiega 2.500 dipendenti.

Il gruppo tedesco aveva già manifestato in via informale al governo il proprio interesse su Oto Melara per una collaborazione industriale, con l’obiettivo di partecipare ai programmi dei nuovi carri armati (il nuovo carro leggero per l’Esercito Aifv e Mgcs).

Nel Dpp della Difesa 2021-2023, il governo ha messo a budget 2,141 miliardi fino al 2035 per il nuovo cingolato dell’Esercito. Il nuovo veicolo sostituirà i vecchi veicoli Dardo italiani.

VERSO LA RESISTENZA DI PROFUMO?

Tuttavia, l’ad di Leonardo Alessandro Profumo aveva già frenato sull’interesse di Rheinmetall.

Leonardo preferirebbe come partner di Oto Melara Knds a Rheinmetall, temendo la concorrenza sull’elettronica, business in cui il gruppo di Piazza Monte Grappa punta alla leadership.

In audizione alla Camera a fine dicembre, Profumo aveva sottolineato che il gruppo prenderà una decisione sulla cessione di Oto considerando diversi aspetti: non solo il prezzo offerto, anche la possibilità di cooperazione internazionale.

“Knds è potenzialmente un partner interessante perché ha il 75% del programma Main battle tank e non compete con Leonardo sull’elettronica”, aveva detto Profumo, aggiungendo che l’Italia trarrebbe vantaggio dall’essere parte del progetto del carro armato europeo del futuro Main Ground  Combat System (Mgcs).

L’INCOGNITA ESECUTIVO

Ora però un nodo decisivo è l’approvazione dell’esecutivo.

Secondo Reuters, il governo italiano è stato informato dell’offerta di Rheinmetall ma l’azienda tedesca deve ancora assicurarsi il sostegno dell’esecutivo.

Il governo italiano, che controlla Leonardo (attraverso il Mef al 30%), vuole avere voce in capitolo nell’accordo per il futuro di Oto Melara e Wass. L’esecutivo ha avviato infatti un tavolo interminesteriale tra Mef, Mise e Difesa per seguire da vicino il processo di vendita. Lo aveva annunciato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini (Pd) in Aula a fine novembre 2021.

In particolare, Roma vuole avere un ruolo in un consorzio a livello europeo per l’equipaggiamento militare terrestre, in cui potrebbero essere ripiegati alcuni degli asset di Oto Melara e Wass.

Secondo DefenseNews, l’intenzione di Rheinmetall di acquisire una quota di minoranza, piuttosto che l’acquisto del 100% proposto da Knds, ha raccolto il favore dei politici italiani preoccupati di cedere l’azienda a un acquirente straniero proprio mentre l’Ucraina fa guerra al valore del know-how dei veicoli blindati.

L’INGRESSO NEL PROGRAMMA MGCS

Infine, prima di dare il proprio sostegno a qualsiasi cambio di proprietà in Oto Melara, il governo italiano pretende l’inclusione del paese nel progetto Mgcs.

A guida tedesca, Mgcs è una delle due collaborazioni tra Francia e Germania sulla difesa, che mira a sostituire entro il 2035 i Leclerc francesi e i Leopard 2 tedeschi.  Il secondo programma è il Future Combat Air System (Fcas), guidato dalla Francia, a cui ha aderito anche la Spagna.

Sia l’Italia sia la Polonia hanno ripetutamente chiesto di aderire al programma Mgcs, ma Parigi e Berlino hanno voluto mantenere il progetto esclusivamente bilaterale fino allo sviluppo di un prototipo.

Attualmente, il programma ha completato le prime due fasi e Francia e Germania hanno fin qui stanziato identici budget per coprire gli studi iniziali.

L’inclusione dell’Italia potrebbe creare l’opportunità per Leonardo di fornire sensori e sistemi elettronici di difesa per i nuovi carri armati, sottolinea Reuters.

Sia Knds sia Rheinmetall fanno già parte del programma del programma Mgcs.

“La società formata dalla Krauss Maffei tedesca e dalla Nexter francese è capofila del futuro tank “europeo”, in cui Rheinmetal ha un ruolo di minoranza. Se quest’ultima diventasse azionista di Oto Melara, inserendo l’Italia nel progetto, assumerebbe un peso determinante con – di fatto – una leadership di Berlino rispetto a Parigi” commenta Repubblica.

Inoltre, come rimarca Gianni Dragoni sul suo blog Poterdeboli “Rheinmetall parla di “mantenimento della piena sovranità dell’assetto industriale” di Oto Melara e dice che il suo attuale portafoglio di prodotti completerebbe i prodotti internazionali in aree chiave e rafforzerebbe reciprocamente sia Oto Melara sia Rheinmetall. Oto Melara rimarrebbe una società autonoma e indipendente”.

Un aspetto da considerare visto che la politica e i sindacati invocano per Oto Melara il mantenimento dell’italianità.

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