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Leonardo, ecco prodotti e conti di Oto Melara e Wass

Oto Melara Fincantieri

A che punto è la trattativa per la cessione da parte di Leonardo della divisione Sistemi di Difesa (Oto Melara e Wass)? Fatti, rumors e scenari

 

In stand-by la cessione di Oto Melara e Wass (oggi divisione Sistemi di Difesa) da parte di Leonardo?

La trattativa di Leonardo con il consorzio franco-tedesco Knds per la vendita della divisione Sdi ha scosso il mondo politico, oltre a quello sindacale.

Secondo fonti giornalistiche il ministero della Difesa retto da Lorenzo Guerini (Pd) starebbe provando ad allargare la cordata che dovrà rilevare da Leonardo Oto Melara e Wass. Oltre alla soluzione di un’opzione Fincantieri e il gruppo franco-tedesco Knds potrebbe affiancarsi anche il player nazionale Iveco Defence.

Oto Melara e Wass, che producono rispettivamente cannoni navali e siluri, impiegano più di 1.500 lavoratori in quattro stabilimenti italiani (La Spezia, Brescia, Livorno e Pozzuoli). Dal 2016 fanno parte entrambe della divisione Sistemi di difesa di Leonardo. Il giro d’affari della divisione è di circa 550 milioni di euro.

Bloomberg ha riportato che in effetti la vendita pare sia stata congelata e che il governo stia riflettendo su un polo unico della Difesa in Italia. “Un fatto che non piace troppo agli analisti di Banca Akros” — riporta MF —, secondo cui “una fusione tra i due gruppi sarebbe controproducente”. Gli specialisti ritengono la notizia “negativa e non scontata” e si chiedono se veramente il Mef stia “contemplando una soluzione del genere, ipotizzata in passato”.

“Il dossier Oto Melara per ora resta nel cassetto” ha segnalato il 18 novembre La Verità. “Fonti sindacali riferiscono che la possibilità di cedere la controllata di Leonardo, guidata dall’ad Alessandro Profumo, a un consorzio franco tedesco non è per nulla imminente”.

JOINT VENTURE A TRE?

Il piano del governo sarebbe dunque favorire una cordata per Oto Melara e Wass con il gruppo franco-tedesco Knds, l’italiana Fincantieri e magari anche Iveco Defence.

“Il riassetto avrebbe anche il benestare dei sindacati, che vede nel mantenimento della presenza italiana una maggiore garanzia della riuscita dell’operazione. Il dossier oramai è comunque nelle mani di Palazzo Chigi e del Ministero della Difesa”, ha sottolineato il Messaggero.

MOZIONE IN ARRIVO DAL CENTRODESTRA

Nel frattempo, nella serata di venerdì i capigruppo dei partiti di centrodestra in commissione Difesa alla Camera, Roberto Ferrari, Maria Tripodi, Salvatore Deidda e Elisabetta Ripani sono intervenuti sulla questione.

“Il tema della cessione, da parte di Leonardo, di Oto Melara e Wass, per le quali si sta manifestando forte interesse straniero, sembra essere svolto da un lato in modo superficiale e miope e dall’altro come se si trattasse di una scelta solo industriale, mentre si tratta di una questione di scelta strategica da parte della nazione e nel rapporto tra nazioni” si legge in una nota.

“Il governo — continuano i parlamentari — ha espresso una chiara posizione attraverso le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in difesa dell’italianità, ma il consorzio franco-tedesco Knds procede insieme con Leonardo alla visita degli stabilimenti di Livorno guardando da vicino i nostri gioielli e i loro dati sensibili, come se una scelta fosse già fatta”.

“A fronte di tale situazione Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Coraggio Italia sono pronti a presentare una mozione che impegni il governo ad assumere una chiara strategia sull’industria della difesa europea” concludono i parlamentari.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

“Nella riunione tra l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, e i sindacati nazionali, è stato ribadito che ci sono manifestazioni di interesse di Fincantieri e del consorzio Knds, ma non c’è un’idea precisa sul da farsi ed è stata negata la vendita secca. Almeno per ora. Ma il nostro grido d’allarme non è campato in aria: c’è una due diligence in corso e i dipendenti lo sanno bene” riportano i sindacati dopo un incontro con i vertici dell’ex Finmeccanica il 18 novembre, riferisce CittàdellaSpezia.

“In Oto Melara si fa ricerca, l’indotto è di primo livello e le conoscenze sono qualificate. Quello che bisogna assolutamente evitare è lo spacchettamento della divisione, che ha quattro gambe (terrestre, navale, underwater e munizionamento) e senza una di queste non starebbe in piedi” ha ricordato Mattia Tivegna per Fiom Cgil.

COSA FA OTO MELARA

In particolare, Oto Melara produce il cannone più diffuso sulle navi da guerra di tutto il mondo: il 76/62 acquistato dalle flotte di ben 53 Paesi, incluse quella francese e tedesca. Inoltre la società ha sviluppato la tecnologia “Vulcano” che rende i proiettili di artiglieria molto simili a missili, con una guida autonoma nella traiettoria finale e un raggio d’azione aumentato.

Nel 1985 l’azienda spezzina è entrata a far parte di un consorzio paritetico con l’Iveco, formando l’attuale Cio Iveco-Oto Melara, capofila dell’industria negli armamenti terrestri.

Dal 2016 Oto Melara fa parte della divisione Sistemi di Difesa di Leonardo. Il gruppo non fornisce i dati economici sulle controllate. Quelli più recenti, spiega Akros, “indicano che Oto Melara ha registrato ricavi per 356 milioni di euro nel 2015 con un ebit di 38 milioni (margine ebit del 10,7%)”. “Nel 2014 i ricavi erano stati di 390 milioni con un ebit di 46 milioni (margine ebit dell’11,8%)” riporta MF.

LE ATTIVITÀ DI WASS

Wass, invece, produce siluri e droni. Anche in questo caso la società di Livorno stata fusa nel 2016 nella divisione Sistemi di Difesa. In particolare Wass è responsabile dello sviluppo dei siluri Black Shark, balzati alla cronaca dopo la revoca del bando indiano a Leonardo. Secondo la stampa indiana, le forze armate indiane  infatti trarranno vantaggio dalla revoca del divieto, parziale o totale, acquisendo armi tanto necessarie come i siluri Black Shark, realizzati da Wass, ora di proprietà di Leonardo. (Qui l’approfondimento di Start su cosa venderà Leonardo all’India dopo revoca del ban).

“I dati più recenti indicano un fatturato di 120 milioni di euro con un margine Ebit attorno al 10%” rivela MF.

LA VALUTAZIONE DEGLI ASSET

“Banca Akros calcola che, se si assume un fatturato combinato di Oto Melara e di Weiss di 520 milioni di euro e un ebit di 56 milioni, la valutazione di questo asset rientra nell’intervallo di 520/560 milioni di euro”, ha riportato MF.

Inoltre, come hanno sottolineato Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl, e di Fabio Bernardini, responsabile Fim Aerospazio Difesa e Sicurezza, la Divisione Sdi “ha buone performance, un ROS importante e genera utili”.

DECISIONE NON IMMINENTE

Infine, riguardo ai tempi, sembra ormai evidente che la decisione del governo italiano sull’operazione di cessione di Oto Melara e Wass potrebbe richiedere diversi mesi.

“E a questo punto difficilmente prenderà forma compiuta prima di febbraio, data in cui si risolverà la successione al Quirinale”, sottolinea Il Messaggero.

“Prendere tempo significa in ogni caso avvicinare il dossier alle nomine. Infatti l’anno prossimo è in scadenza il board di Fincantieri” rimarca La Verità. “Legare un probabile braccio di ferro alla riconfermo di Giuseppe Bono potrebbe essere un tentativo di far pressioni. Non sappiamo da parte di chi, ma la coincidenza temporale non va certo sottovalutata”.

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