Innovazione

Carro armato Mgcs, perché l’Italia e Leonardo sono fuori dal programma franco-tedesco

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Mgcs

Francia e Germania procedono spediti sul Mgcs, il carro armato europeo del futuro. Nel progetto non c’è posto, al momento, per l’Italia e per il gruppo Leonardo. I fatti e il commento del direttore di Rid (Rivista Italiana Difesa), Batacchi

Francia e Germania sbattono la porta in faccia all’Italia sul carro armato europeo del futuro. Parigi e Berlino stanno accelerando sui dossier condivisi della difesa tra cui il progetto del carro armato Mgcs, ma il governo Conte rimane a guardare. Le istanze italiane a partecipare al progetto sono state infatti rispedite al mittente.

IL PROGETTO FRANCO-TEDESCO MGCS

Nell’estate 2018 Francia e Germania hanno siglato l’intesa per lo sviluppo di un caccia europeo di sesta generazione oltre a un nuovo carro armato: Main Ground Combat System (Mgcs). L’obiettivo del nuovo carro armato europeo è sostituire i carri armati Leopard 2 tedeschi e Leclerc francesi nel 2035 circa con la Germania a dirigere i lavori tramite il gruppo Knds, leader europeo derivante dalla fusione della francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann (KMW). Al momento la suddivisione prevista è 50% per l’azienda francese Nexter e 25% a testa per le società tedesche, Kmw e Rheinmetall.

Nella strategia franco-tedesca, l’Mgcs è concepito per diventare anche il carro armato standard in Europa. Attualmente ci sono 17 diversi modelli di carri armati nelle forze armate dei paesi europei a dimostrazione del fatto di  quanto sia frammentato il potenziale militare Ue.

LE INTENZIONI DELL’ITALIA

Questo programma dovrebbe consentire dunque di consolidare in modo molto più forte l’industria della difesa terrestre su scala europea attorno al colosso Knds. Il nuovo carro armato andrebbe a sostituire oltre il Leopard 2 e il Leclerc anche l’Ariete, il tank dell’Esercito italiano prodotto dal Consorzio Iveco-Oto Melara (CIO).

Secondo il quotidiano francese La Tribune, nello spirito dei politici e degli industriali francesi nel 2014 Knds mirava ad attirare nella sua orbita l’italiana Oto Melara, all’epoca società controllata da Finmeccanica (ora Leonardo) oggi divisione del gruppo presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’ad, Alessandro Profumo. Proprio Leonardo e Iveco DV, società del gruppo Cnhi, potrebbero dunque essere protagonisti del progetto a livello industriale.

L’AMMISSIONE DEL DICASTERO DELLA DIFESA

“La possibilità di aderire all’iniziativa franco-tedesca è stata ampiamente valutata e più volte è stato chiesto alle controparti di accogliere istanze italiane in tal senso”, ha detto un mese fa il sottosegretario alla Difesa Giulio Calvisi (Pd), durante un’interrogazione a Montecitorio riguardo il dicastero guidato da Lorenzo Guerini. “Ad oggi, da parte degli interlocutori si è registrata la volontà di consentire l’ingresso nel programma da parte di terzi solo al termine della prima fase, quella che prevede la realizzazione di un dimostratore tecnologico non prima del 2025 se non del 2030”.

Ma proprio la fase iniziale di un programma militare rappresenta un momento cruciale per la definizione congiunta delle caratteristiche del nuovo carro — ha evidenziato Calvisi —  e per consentire un coinvolgimento anche da parte del comparto industriale nazionale”. Come avvenuto infatti a inizio settembre per il programma del caccia di sesta generazione a guida britannica Tempest. Dopo la dichiarazione d’intenti firmata dai segretari generali della Difesa dei due paesi, un patto analogo è stato firmato dalle aziende britanniche coinvolte (Bae Systems, Leonardo Uk, Rolls Royce e Mbda Uk), insieme agli attori principali dell’industria italiana (Leonardo Italia, Elettronica, Avio Aero e Mbda Italia) così da avviare la collaborazione alle attività relative al Combat Air System Tempest. Ma per il carro armato Mgcs l’Italia resta al palo

LE PRECISAZIONI DEL SOTTOSEGRETARIO CALVISI

Tuttavia “l’opzione franco-tedesca non è l’unica valutata in termini di collaborazione europea”, ha sottolineato Calvisi. “L’Italia intende infatti ricercare sinergie con altri Paesi per la realizzazione di un prototipo di carro, beneficiando dei fondi che saranno resi disponibili dalla Commissione europea per l’anno 2020 attraverso il Piano industriale di sviluppo della Difesa”.

Nel Documento programmatico pluriennale (Dpp) pubblicato dal dicastero della Difesa a luglio guidato dal predecessore di Guerini, Elisabetta Trenta, è previsto il mantenimento della linea carri Ariete – prodotto dal Consorzio Iveco-Oto Melara (CIO) –con 4 milioni nel 2019 e 35 totali fino al 2021.

L’intenzione della Difesa non è dunque la costruzione di ulteriori carri Ariete ma verificare la fattibilità a procedere all’ammodernamento della flotta esistente, ha precisato Calvisi. Una scelta condivisa anche da Regno Unito e Francia nel breve periodo.

Ma nel Dpp per il triennio 2019-2021 viene inoltre fornito un elenco lunghissimo di programmi attualmente «Privi di finanziamento» dove alla voce «Protezione delle Forze e Capacità d’Ingaggio» figurano sia il caccia di sesta generazione (all’epoca ancora non avvenuta l’adesione al Tempest) e il carro armato europeo del futuro. L’idea dunque di partecipare al programma Mgcs c’era da tempo, ma si è scontrata con il rifiuto di Parigi e Berlino.

Secondo un addetto ai lavori che chiede l’anonimato,”sostanzialmente i franco-tedeschi non vogliono nessun altro nella fase di progettazione e di messa a punto dei requisiti. Però Italia e Polonia stanno parlando e probabilmente faranno qualcosa in comune, con i Polacchi che hanno necessità di grossi numeri”.

PER BATACCHI (RID) LA PARTNERSHIP BILATERALE FRANCO-TEDESCA NON LASCIA SPAZIO A TERZI

Come mai dunque l’Italia è stata esclusa dalla fase di progettazione del carro armato? Risponde a Start il direttore di Rid, Pietro Batacchi. “Francia e Germania intendono impostare una partnership sostanzialmente esclusiva. L’abbiamo visto anche per il discorso del caccia Fcas, con un solo junior partner che è la Spagna (inserita nel progetto grazie ad Airbus). Se si fa la una scelta politico-strategica chiara che è quella di impostare una relazione bilaterale vera e propria, per paesi del calibro di Italia e Regno Unito non c’è dunque spazio. Questa è la ragione principale”.

L’INCERTEZZA DELL’ITALIA

Ma non l’unica secondo il direttore di Rid (Rivista italiana difesa): “Certi tentennamenti italiani recenti — faccio l’esempio del Camm.Er — a paesi come la Francia non piacciono. Il programma di cooperazione internazionale con il Regno Unito Camm.er è un esempio lampante infatti: laddove si stava per firmare un accordo con la Gran Bretagna, il programma è stato messo in mora dal governo precedente per più di un anno. Queste scelte hanno una ripercussione sulla credibilità di un paese. Ricordiamo sempre cosa accadde con il precedente governo circa le fatture non pagate per gli F-35. Sono scelte che sul livello internazionale paghi. C’è una certa ritrosia verso la recente attitudine italiana di incertezza su determinati impegni”.

LE PROSSIME MOSSE

Ma cosa può fare l’Italia se intende sostituire nel frattempo l’Ariete? “Un carro armato fa sempre in tempo a farlo – risponde Batacchi – Magari insieme ad altre industrie della difesa come quelle polacche o svedesi”.”I presupposti per intraprendere un progetto alternativo a quello franco-tedesco ci sarebbero – aggiunge il direttore di Rid – Era più preoccupante l’indecisione sul progetto del caccia di sesta generazione (Tempest o Fcas) piuttosto che sul carro armato. Da questo punto di vista si tratta di un progetto esponenzialmente più ridotto in termini di ricadute tecnologiche, di complessità strategiche rispetto a quelle del caccia”.

IL RUOLO DELLA POLONIA

Un programma europeo per un carro armato potrebbe in realtà essere utile, oltre che all’Italia, anche a Paesi come Polonia e Spagna. Da qui al 2035 infatti, molti altri eserciti europei dovranno sostituire circa 2.500 carri armati, secondo un’analisi dell’International Institute for Strategic Studies di Londra. Secondo Marcin Terlikowski, esperto di armamenti presso l’Istituto polacco per gli affari internazionali di Varsavia, sentito dal quotidiano tedesco Faz, la Polonia ha bisogno di oltre 500 carri armati e ha già manifestato il desiderio di partecipare al progetto Mgcs. Tuttavia, anche i polacchi dubitano che la Germania e la Francia siano davvero propense alla prospettiva della partecipazione di terzi.

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