Economia

Perché Profumo (Leonardo) ha spruzzato su Bonomi (Confindustria)

di

ALESSANDRO PROFUMO AD LEONARDO

Che cosa ha detto l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, su parole e toni del neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

 

“Nella gravità della situazione – anzi, in virtù di essa – siamo di fronte alla possibilità di ridisegnare la politica industriale del Paese, all’insegna di un nuovo rapporto tra pubblico e privato capace di orientare gli investimenti strategici sui settori chiave dell’economia del futuro. La mano invisibile del mercato e la mano visibile dello Stato devono tornare a lavorare insieme, quest’ultima con l’obiettivo di creare quel contesto di infrastrutture e tecnologie abilitanti capaci di liberare tutta l’energia dell’iniziativa privata. È il cuore di quella che Adam Smith identificava come la Ricchezza delle Nazioni”

Così scriveva giorni fa l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, in un articolo “Pandemia, ipotesi sul futuro. Politica industriale e digitalizzazione, le idee di Profumo” sul sito della fondazione Leonardo presieduta da Luciano Violante e guidata dal direttore generale Raffaella Luglini.

Ed è in quel pensiero del numero uno del gruppo ex Finmeccanica presieduto da Luciano Carta che vanno inquadrate le parole pronunciate da Profumo nel corso di Tg2 Post, l’approfondimento del telegiornale diretto da Gennaro Sangiuliano.

“Non condivido la posizione di Bonomi”, ha detto papale papale l’amministratore delegato di Leonardo: “E’ facile criticare da fuori”, ha sibilato Profumo sulle ultime uscite del neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Bonomi negli scorsi giorni ha detto che “Questa politica rischia di fare più danni del Covid” e, poi nei giorni scorsi, a cavallo degli Stati Generali dell’Economia organizzati dal premier Giuseppe Conte si è distinto per critiche serrate all’azione e alla strategia del governo, anche se nei rilievi e nelle proposte non tutte le associazioni confindustriali hanno la stessa linea di Bonomi (anche sul dossier Alitalia e trasporti) e anche le grandi società pubbliche e private riunite e rappresentate da Assonime non hanno la medesima idea del ruolo dello Stato nell’economia come quella espressa dal nuovo vertice della confederazione di viale dell’Astronomia.

Il turbo liberismo (alla Oscar Giannino?) di Bonomi peraltro si scontra con le proposte concrete (almeno quelle note) del nuovo vertice di Confindustria che ha chiesto ulteriori sostegni per automotive e siderurgia.

“Ad oggi, torno a dire, non ho capito quale sia la proposta di politica industriale”, ha aggiunto Profumo parlando di Bonomi. Quale strategia consiglierebbe a Confindustria? “non la strada di una polemica abbastanza frontale e credo improduttiva, ma una strada di lavoro su proposte concrete”.

“Certamente ci sono tantissime difficoltà – ha aggiunto Profumo parlando delle critiche di Bonomi al governo – Credo che non sia il momento di usare un vocabolario che io definisco del ‘900, di recriminazione”. Troppo duro? “Non è un problema di durezza, lo trovo vecchio. Che secondo me è anche peggio”.

“E’ facile criticare da fuori. Ricordiamo che ci siamo trovati tutti di fronte ad una situazione eccezionale, ed il nostro Paese ha performato bene se si pensa anche che è stato il primo ad avere una forte ondata di Covid nel mondo occidentale”, ha proseguito l’ex banchiere da poche settimane riconfermato dal governo alla testa del gruppo dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza partecipato dal ministero dell’Economia con il 30,20%: “Trovo che oggettivamente dobbiamo cercare di capire come guardare avanti e come insieme ricostruire un Paese nel quale ognuno di noi ha delle responsabilità”.

Non sono mancate altre stilettate verso toni e proposte del nuovo numero uno di Confindustria: “Non ho ancora capito che ha in testa per il Paese: sicuramente meno tasse, non trovo un piano di politica industriale”. Come industriali “vogliamo discuterne, capire come possiamo tutti noi costruire un Paese diverso”, ha concluso Profumo.

Infine, un accenno alla vendita delle 2 Fremm di Fincantieri all’Egitto (nell’ambito di commesse in cantiere che riguardano anche Leonardo): “E’ una scelta politica fatta e che non posso che rispettarla”. (qui e qui gli approfondimenti di Start Magazine sull’operazione con fatti, commenti e analisi)

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