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Che cosa farà Leonardo su Drs, Hensoldt, Oto Melara, Wass e non solo

Leonardo Drs

Dall’Ipo di Drs al perfezionamento dell’acquisto di Hensoldt, alla cessione di Oto Melara e Wass, ecco tutti i dossier aperti di Leonardo

 

Dall’Ipo di Leonardo Drs al perfezionamento dell’acquisto di Hensoldt, alla cessione delle unità Oto Melara e Wass, oggi divisione Sistemi di Difesa.

Sono questi i dossier aperti del colosso della difesa e aerospazio italiano, che il 4 novembre ha presentato i risultati dei primi 9 mesi dell’anno del gruppo.

Tutti i dettagli sulle manovre in corso del gruppo Leonardo, capeggiato dall’amministratore delegato Alessandro Profumo.

AD LEONARDO: “DRS STA PERFOMANDO BENE”

“Drs continua a performare incredibilmente bene, continuiamo a monitorare le condizioni dei mercati finanziari ma strategicamente non ci sono variazioni, il mercato Usa continua ad essere strategico”, ha detto l’ad Profumo, rispondendo sulla questione dell’Ipo della controllata statunitense Drs durante la conference call con gli analisti sui 9 mesi.

Il progetto di Ipo sospeso a marzo prevedeva il collocamento del 22-25% di Drs per un incasso totale tra 730 e 800 milioni per la controllante che avrebbe mantenuto tra il 75% e il 78% del gruppo americano del settore difesa.

“Strategicamente non ci sono cambiamenti sulle prospettive. Per noi gli Usa sono un importante mercato e Drs sta performando molto bene”, ha aggiunto Profumo.

I RISULTATI DI LEONARDO DRS

“I nove mesi del 2021 sono caratterizzati da un’ottima performance commerciale in tutte le aree di business Elettronica sia della componente europea che in Leonardo Drs,” riferisce la nota del gruppo.

Bene i ricavi per la controllata Usa di Leonardo che lavora per il Pentagono: risultano in crescita escludendo l’effetto sfavorevole del tasso di cambio USD/€. Eppure, Drs ha registrato un calo degli ordini nei 9 mesi del 2021 del 29,1% rispetto allo stesso periodo del 2020.

L’ULTIMO CONTRATTO DALLA US AIR FORCE

Tuttavia, proprio a fine ottobre Drs ha annunciato l’aggiudicazione di un contratto dalla U.S. Air Force relativo alla fornitura di sistemi di electronic warfare. “Il valore del contratto è pari a 950 milioni di dollari e andrà spalmato su 5 anni (circa il 7% del fatturato annuo). Nel 2020 Drs ha riportato una raccolta ordini pari a 3,1 miliardi (1,43 miliardi nel primo semestre di quest’anno). Il contratto rappresenta il 6% degli ordini stimati per il 2021 da Leonardo (14 miliardi)”, aveva ricordato MF.

A CHE PUNTO È L’IPO?

A inizio ottobre Reuters aveva rivelato che l’azienda di Piazza Monte Grappa aveva intenzione di quotare la controllata Drs a Wall Street in autunno. Il colosso italiano dell’aerospazio e difesa venderebbe circa il 20% di Drs, che ha tra i propri clienti principali il Pentagono degli Stati Uniti.

SLITTA ANCORA

Ma la quotazione non avverrà né in autunno, né tanto meno entro la fine dell’anno.

“Un’Ipo verrà valutata nuovamente quando le condizioni di mercato saranno favorevoli e sarà possibile ottenere un’Ipo di successo con una valutazione appropriata”, riferisce la società di Piazza Monte Grappa nella nota sui risultati del terzo trimestre.

“La prossima finestra per la quotazione sarebbe nei primi mesi dell’anno prossimo, secondo fonti autorevoli” segnala Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore.

IL CLOSING DELL’ACQUISIZIONE DELLA TEDESCA HENSOLDT

Nel frattempo, potrebbe slittare anche il closing dell’acquisizione della tedesca Hensoldt.

Lo scorso 24 aprile Leonardo ha stipulato un accordo con Square Lux Holding II S.à r.l., società controllata da Kkr, per l’acquisizione di una quota del 25,1% di Hensoldt AG. Come ricorda la nota del gruppo “la società è leader in Germania nel campo dei sensori per applicazioni in ambito difesa e sicurezza, come confermato dai recenti importanti contratti acquisiti (e.g. EFA, Pegasus), ed aveva già un consolidato rapporto di collaborazione con Leonardo in importanti programmi quali Efa, Male, Iff. La finalizzazione dell’operazione è soggetta alle consuete approvazioni da parte delle autorità competenti ed è prevista nell’ultimo trimestre del 2021 e comporterà un esborso pari a circa €mil. 606 o € 23 per azione”.

Tuttavia, secondo il Sole 24 ore, “anche il perfezionamento dell’acquisto del 25,1% della tedesca Hensoldt potrebbe slittare al 2022. Il gruppo sta valutando altre opzioni strategiche”.

LA CESSIONE OTO MELARA E WASS

Infine, resta in ballo anche il dossier Oto Melara e Wass.

Secondo fonti stampa di quest’estate, Fincantieri era in trattativa per l’acquisto di Oto Melara, l’azienda spezzina di armamenti leggeri e pesanti confluita nella Divisione Sistemi di Difesa, nell’ambito del settore Elettronica, Difesa e Sistemi di Sicurezza di Leonardo dal 1° gennaio 2016. L’indiscrezione, anticipata dal Secolo XIX, non è stata commentata da Fincantieri.

Ma la partita per l’acquisizione della divisione Sistemi di Difesa di Leonardo valica i confini nazionali.

Il consorzio franco-tedesco Knds ha presentato a Leonardo un’offerta per acquistare Oto Melara, storico produttore di cannoni e mezzi corazzati, e Wass, che costruisce siluri e droni subaquei.

Lo ha riportato venerdì scorso Repubblica che ha spiegato come sul piatto sia stato messo “non solo il mantenimento della piena occupazione, ma anche l’ingresso del nostro Paese nel progetto per il nuovo carro armato lanciato da Macron e Merkel”. Ovvero “l’euro-tank Mgcs, che ambisce a essere protagonista di un mercato da oltre undici miliardi di euro”.

Secondo quanto risulta al quotidiano, il presidente francese Emmanuel Macron ne ha già parlato a Mario Draghi.

Ma il governo Draghi studia anche ipotesi alternative. “L’iniziativa franco-tedesca rischia di mettere in rotta di collisione due aziende a controllo statale, Leonardo e Fincantieri, con interessi opposti”, sottolinea Repubblica.

Finora, l’ad di Leonardo Alessandro Profumo ha rifiutato di commentare la possibile cessione di Oto Melara. Repubblica ha descritto l’offerta di Knds come “più consistente” di quella di Fincantieri, e ha detto che vale fino a tre volte di più. “Ipotesi che fonti ben informate sentite da Analisi Difesa hanno smentito”, ha scritto il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani.

Secondo i sindacati cedere la divisione a soggetti europei significherebbe perdere “un settore altamente strategico, tra i principali fornitori delle forze armate italiane” che impiega tra diretti e indiretti 1500 lavoratori.

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