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Tutte le mire di Fincantieri con Oto Melara di Leonardo

Fincantieri Militare

Sul tavolo di Fincantieri c’è l’acquisizione di Oto Melara (gruppo Leonardo), nota per la produzione di cannoni navali, che rafforzerebbe il ruolo militare del gruppo cantieristico di Trieste

 

Fincantieri sarebbe in trattativa per l’acquisto di Oto Melara, l’azienda spezzina di armamenti leggeri e pesanti confluita nella Divisione Sistemi di Difesa, nell’ambito del settore Elettronica, Difesa e Sistemi di Sicurezza di Leonardo dal 1° gennaio 2016. L’indiscrezione, anticipata dal Secolo XIX, non è commentata da Fincantieri.

Il gruppo cantieristico di Trieste guidato da Giuseppe Bono — uno dei primi al mondo e operatore di riferimento nella navalmeccanica militare, costruttrice di grandi navi militari commissionate dalla Marina Italiana e dalle Marine militari straniere — potrebbe così realizzare una sinergia nel settore della Difesa di tutta eccellenza. Anche il segmento sistemistico dell’Oto Melara rafforzerebbe il ruolo di Fincantieri nel mercato militare internazionale.

Già dall’anno scorso Fincantieri si è mossa per sviluppare la propria Divisione Electronics, Systems & Software. A inizio luglio 2020 il colosso di Trieste, attraverso la propria controllata Insis, ha acquisito infatti una quota di maggioranza del capitale di Support Logistic Services (Sls).

Fincantieri potrebbe lanciare un’offerta per Oto Melara entro la fine dell’anno, ha scritto nel fine settimana la Stampa, ricordando come l’ipotesi circoli dai tempi dell’ex Finmccanica, mentre negli ultimi anni si è parlato di una possibile fusione tra la stessa Fincantieri e Leonardo per consolidarsi nel settore della Difesa.

In ogni caso, il dossier sarà valutato direttamente dal ministero dell’Economia, che oltre a essere il maggiore azionista di Leonardo controlla Fincantieri attraverso la Cdp.

Tutti i dettagli.

LA TRATTATIVA

Il costruttore navale di Trieste sta parlando con Leonardo per una possibile acquisizione dell’unità Oto Melara dell’ex Finmeccanica.

“La trattativa, per quanto ancora nelle sue fasi iniziali, è andata avanti pure in questi giorni d’agosto. E tiene banco nelle stanze dei bottoni ormai da alcune settimane, oltre che nelle sedi di due tra le principali aziende pubbliche italiane”, ha scritto Matteo Dell’Antico sul Secolo XIX.

COSA FA OTO MELARA

Oggi la ex Oto Melara conta poco più di mille addetti di cui circa 900 alla Spezia e il resto a Brescia. Nel 1985 l’azienda è entrata a far parte di un consorzio paritetico con l’Iveco, formando l’attuale Cio Iveco-Oto Melara, capofila dell’industria negli armamenti terrestri.

L’unità è attiva nel campo della difesa e il suo prodotto di maggiore successo è il cannone navale da 76/62 mm venduto a 54 marine militari del mondo.

LA STRATEGIA DEL GRUPPO CANTIERISTICO GUIDATO DA GIUSEPPE BONO

“Dietro a una possibile operazione di questo tipo, dunque, ci sarebbe la volontà di realizzare un’evidente sinergia nel settore della difesa in un territorio, la Liguria, che per Fincantieri già rappresenta da anni l’area di riferimento per il proprio business militare: il gruppo navalmeccanico, infatti, alla Spezia controlla lo stabilimento del Muggiano, a poca distanza c’è il cantiere di Riva Trigoso e a Genova ha sede la Divisione navi militari” evidenzia il Secolo XIX.

“D’altra parte Fincantieri — ricorda il quotidiano ligure — già da tempo collabora con la ex Oto Melara: qualche anno fa è stato firmato un accordo di collaborazione nel settore delle costruzioni navali militari tra il gruppo navalmeccanico e l’allora Finmeccanica, con l’obiettivo di aumentare la competitività sui mercati nazionali ed esteri attraverso una più efficace offerta integrata dei prodotti delle due società, tra cui quelli della ex Oto Melara”.

Come aveva ricordato l’analista Giuseppe Gagliano su Start, “Leonardo è il principale fornitore di Fincantieri, con il quale è partner nella consociata Orizzonte Sistemi Navali”. La joint venture controllata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%) opera nel settore dell’ingegneria e della sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in particolare corvette, fregate e portaerei. “Con questa consociata Fincantieri è in grado di offrire sistemi di combattimento e non solo gli scafi delle navi”.

Con l’interesse per Oto Melara, proseguirebbe dunque la strategia di diversificazione e ampliamento del proprio portafoglio prodotti e servizi per Fincantieri.

FINCANTIERI PUNTA SUL MILITARE

A fronte della crisi Covid che ha impattato il mercato crocieristico, Fincantieri punta infatti all’espansione nell’ambito dell’industria militare.

Come accennato all’inizio, già l’anno scorso, il colosso della cantieristica navale di Trieste, attraverso la propria controllata Insis, ha acquisito una quota di maggioranza del capitale di Support Logistic Services (Sls). La società con sede a Guidonia Montecelio è specializzata nella realizzazione, installazione e manutenzione di sistemi di comunicazione satellitare, sistemi radar e di comunicazione radio, per applicazioni in ambito militare e civile.

L’operazione si è inserita nel disegno di sviluppo della Divisione Electronics, Systems & Software, per valorizzare e far crescere il proprio potenziale innovativo.

COSA NE È STATO DELLA POSSIBILE FUSIONE TRA FINCANTIERI E LEONARDO

Negli ultimi tempi l’attivismo di Fincantieri nel settore militare fa interrogare gli osservatori sulle reali convergenze del gruppo guidato da Bono con le strategie di Leonardo.

“In passato si è discusso pure di una possibile fusione tra Fincantieri e Leonardo (che ora sta cercando un partner anche in grado di rilevare nel tempo la propria Business Unit Automazione di Genova)” rimarca il Secolo XIX. (Qui l’approfondimento di Start su Leonardo, tutti gli strattoni politici sull’ex Elsag).

Tuttavia la fusione caldeggiata fra Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri non è mai andata in porto. Secondo il management dell’ex Finmeccanica e gli analisti delle banche d’affari l’operazione non ha senso e non aggiunge valore per il colosso dell’aerospazio e della difesa capeggiato dall’amministratore delegato, Alessandro Profumo.

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