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Industria verde, Macron annuncia sussidi anti-Usa e anti-Cina

Macron vuole rivedere i bonus all'acquisto di auto per favorire i produttori nazionali di veicoli elettrici. La Francia cerca di spingere la sua linea a livello europeo, per contrastare gli Usa e la Cina.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto di voler riformare i criteri per l’assegnazione dei bonus per l’acquisto di automobili con l’obiettivo di stimolare la diffusione dei veicoli elettrici e contrastare i sussidi statunitensi.

IL PIANO DI MACRON

“Saremo il primo paese europeo a riformare i criteri per l’assegnazione del bonus auto”, ha detto giovedì Macron durante un evento al Palazzo dell’Eliseo. Era presente anche Thierry Breton, il commissario europeo per il Mercato interno nonché principale architetto del piano industriale per la transizione energetica, il Net-Zero Industry Act. “È una piccola rivoluzione”, ha aggiunto Macron riferendosi alla riforma, “che vogliamo portare a livello europeo”.

Nel concreto, entro la fine del 2023 Parigi – sede di importanti aziende automobilistiche come Renault e Stellantis – vuole rivedere le norme attuali sugli incentivi agli acquisti per “premiare specificamente” i produttori di veicoli elettrici, ha scritto POLITICO.

CONTRASTARE GLI STATI UNITI, MA ANCHE LA CINA

Come Breton all’interno della Commissione, Macron è stato forse il principale promotore di una risposta europea all’Inflation Reduction Act, la legge statunitense che incoraggia la manifattura e l’acquisto di “tecnologie pulite” americane, incluse le auto elettriche.

– Leggi anche: Suv elettrici, perché Volkswagen (e non solo) punta sugli Usa ma non sull’Ue

La Francia non vuole replicare solo agli Stati Uniti, però, ma anche alla Cina, che pure sussidia i produttori nazionali di automobili.

“Perché dovremmo essere l’unico spazio al mondo a sostenere ciò che viene prodotto dai concorrenti?”, ha domandato retoricamente Macron. “Non chiuderemo loro la porta, ma dato che hanno già politiche non cooperative, non li aiuteremo ulteriormente con misure di aiuto”. Si riferisce al fatto che i prodotti statunitensi e cinesi possono, al momento, beneficiare degli incentivi francesi all’acquisto di prodotti green come i pannelli solari o i veicoli elettrici.

“NON SIAMO DESTINATI A DIVENTARE CONSUMATORI DELL’INDUSTRIA AMERICANA”

“Questo non significa che siamo protezionisti”, ha precisato il presidente francese. “Non abbiamo intenzione di chiudere il mercato, ma non vogliamo usare il denaro dei contribuenti francesi per accelerare l’industrializzazione non-europea”.

L’Inflation Reduction Act di Joe Biden, con i suoi 369 miliardi di dollari, ha destato non poche preoccupazioni all’Unione europea e agli stati membri per i rischi di delocalizzazione della capacità industriale europea negli Stati Uniti, dove potranno accedere a generosi crediti d’imposta e aiuti vari. La Commissione sostiene davanti all’Organizzazione mondiale del commercio che l’Inflation Reduction Act discrimini ingiustificatamente le aziende straniere: lo stesso hanno fatto Corea del sud, Giappone, Cina e Russia.

“Non siamo destinati diventare consumatori dell’industria americana”, pensa Macron. Come spiega POLITICO, le misure per le auto anticipate giovedì rientreranno in una “legge per l’industria verde” che dovrebbe venire adottata dal gabinetto di governo la settimana prossima e approdare in parlamento quest’estate. Il testo è opera principalmente di Bruno Le Maire, il ministro dell’Economia e delle finanze, e include diverse misure ispirate all’Inflation Reduction Act, come i crediti d’imposta per le batterie, gli impianti eolici e solari e le pompe di calore, ad esempio.

L’obiettivo finale della Francia è “ridurre massicciamente le importazioni di componenti strategici dagli altri paesi” e stimolare la creazione di una filiera interna.

LA CONCORRENZADELLA CINA

L’Inflation Reduction Act non minaccia tanto le case automobilistiche francesi, che non esportano negli Stati Uniti, quanto le aziende produttrici di componentistica. La minaccia cinese, invece, è più forte. Matthias Schmidt, analista del settore automotive, ha detto a POLITICO che “i francesi sono i più esposti all’invasione delle automobili cinesi perché puntano direttamente al loro segmento di prezzo, e le case locali non hanno un valore del brand” forte come quelle in Germania.

Insomma: oltre alle spese per la riconversione alle tecnologie elettriche, le case francesi dovranno fare i conti pure con l’agguerrita concorrenza cinese. La Cina peraltro già possiede una posizione di leadership globale sulle batterie, e i suoi marchi di veicoli elettrici – come BYD e Nio – hanno piani di espansione in Europa, facendo leva sui prezzi vantaggiosi dei loro modelli.

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