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Obiettivi e criticità del Net-Zero Industry Act made in Ue

Net-zero Industry Act

Il Net-Zero Industry Act vuole essere la risposta dell’Unione europea all’Ira di Biden e alla Cina, che domina la manifattura di pressoché tutti i dispositivi per le energie pulite. Ecco cosa prevede il documento della Commissione, che non è ambiguo sul nucleare

La transizione ecologica è una rivoluzione industriale, e la stiamo facendo a colpi di sussidi.

Ieri la Commissione europea ha presentato il Net-Zero Industry Act, la proposta di legge per dare stimolo alla manifattura interna di “tecnologie pulite”, ovvero tutti quei dispositivi necessari alla decarbonizzazione: pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, batterie, elettrolizzatori per l’idrogeno verde e pompe di calore, ad esempio.

Dopo la presentazione, la legge dovrà essere discussa dai paesi membri e dal Parlamento europeo.

RISPONDERE AGLI STATI UNITI, DISTACCARSI DALLA CINA

Il Net-Zero Industry Act è la risposta europea all’Inflation Reduction Act, la legge approvata dagli Stati Uniti lo scorso agosto per incentivare la produzione locale e regionale di clean tech: vale 369 miliardi di dollari, e ha spinto diverse aziende a riorientare gli investimenti verso il Nordamerica per accedere ai crediti d’imposta e ai vari aiuti. Il caso più recente è quello di Volkswagen, che aprirà una fabbrica di batterie in Canada per rifornire un nuovo stabilimento di veicoli elettrici nella Carolina del sud.

Ma il Net-Zero Industry Act ambisce anche a ridurre la dipendenza europea dalla Cina, che domina le filiere industriali della transizione ecologica. Pechino vale da sola l’85 per cento della produzione mondiale di celle fotovoltaiche, ad esempio, l’84 per cento delle pale delle turbine eoliche offshore, il 74 per cento delle batterie e il 40 per cento circa degli elettrolizzatori e delle pompe di calore. Senza contare i componenti intermedi e le materie prime come il litio o le terre rare.

PRODUZIONE INTERNA AL 40% ENTRO IL 2030

Il Net-Zero Industry Act è parte di un più ampio piano industriale “verde”, il Green Deal Industrial Plan, e fissa per il 2030 un obiettivo minimo di produzione interna del 40 per cento per tutte le tecnologie pulite.

LE PAROLE DI TIMMERMANS E DOMBROVSKIS

Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per il Green Deal, ha spiegato ai giornalisti che “se vogliamo raggiungere la neutralità climatica [l’azzeramento netto delle emissioni, ndr] come previsto nel 2050, e se vogliamo sfruttare tutte le opportunità che questa rivoluzione industriale ci sta offrendo e scongiurare le sfide… avremo bisogno di un massiccio aumento della produzione di tecnologie pulite”.

“Il punto di fondo è che vogliamo essere leader nelle industrie verdi del futuro”, ha detto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione e commissario per il Commercio.

LE TECNOLOGIE STRATEGICHE

Per permettere il raggiungimento del target manifatturiero, la Commissione chiederà agli stati membri dell’Unione di agevolare i progetti strategici attraverso un maggiore sostegno finanziario e una semplificazione dei percorsi autorizzativi.

Fra le tecnologie classificate come strategiche rientrano il solare fotovoltaico, l’eolico onshore (a terra) e offshore (in mare), le batterie e i sistemi di accumulo energetico, il geotermico, gli elettrolizzatori e le celle a combustibile, il biometano, i macchinari di cattura del carbonio, le pompe di calore e le tecnologie per la rete elettrica.

LA QUESTIONE NUCLEARE NEL NET-ZERO INDUSTRY ACT

Sull’energia nucleare, però – una fonte utile alla transizione ecologica perché produce elettricità a zero emissioni e in maniera continuativa, a differenza dell’eolico e del solare che sono intermittenti e necessitano di dispositivi di stoccaggio -, il Net-Zero Industry Act è “ambiguo”.

Come fa notare POLITICO, l’energia nucleare non viene inclusa tra le “tecnologie strategiche per lo zero netto” che potranno beneficiare del permitting accelerato e dei finanziamenti agevolati. Ma in un altro passaggio del testo, quando viene fornita la definizione formale di tecnologie net-zero, vi vengono fatte rientrare le “tecnologie avanzate per produrre energia dai processi nucleari con scarti minimi dal ciclo del combustibile” e i “piccoli reattori modulari”, più veloci da costruire e più economici – ma meno potenti, viste le dimensioni contenute – di quelli tradizionali.

– Leggi anche: Ecco le mini centrali nucleari che Ansaldo ed Edison sono pronte a costruire in Italia

L’inclusione senza riserve del nucleare tra le fonti energetiche coerenti con la transizione ecologica è oggetto di scontro all’interno dell’Unione europea. A fronteggiarsi sono principalmente la Francia, favorevole (genera il 70 per cento della sua elettricità dal nucleare, e vuole diventare una grande produttrice di idrogeno viola), e la Germania, contraria per ragioni ideologiche (a breve chiuderà i suoi ultimi tre reattori rimasti).

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