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Scazzi sui fondi del Pnrr fra Starlink di Musk e il governo?

Indiscrezioni e considerazioni a margine del documento Tim intitolato "L'utilizzo di Starlink da parte di Mosca"

 

Caro direttore,

sei stato fregato allora: La Stampa stamattina ha svelato che il report di cui ieri Start Magazine ha dato conto (Starlink aiuta Mosca? Il report italiano che fa imbestialire Musk) è stato messo a punto in casa di Tim.

Tu magari mi dirai che stavate facendo ulteriori riscontri per verificare se davvero la paternità del documento era di Tim. Comunque te lo posso confermare anche io: è stato redatto in Tim. Io l’ho visto perché mi è stato girato da un amico in pensione che ha lavorato nei Servizi, e ti dico francamente: più che un vero e proprio report sembra un approfondimento o un focus da rassegna stampa, visto che il documento si basa su una mole rilevante di link e riferimenti ad articoli della stampa estera.

Ma, se mi permetti, questo è l’aspetto meno interessante. Perché ho fatto alcune telefonate in ambienti governativi, finanziari e associativi e quello che emerge è questo: dopo una prima riunione in cui gli emissari di Starlink hanno partecipato a una riunione con esponenti di ministeri, le aspettative della società che fa capo a Elon Musk non avrebbero avuto un seguito. Anche perché i muskiani (secondo gli antimuskiani) puntavano sotto sotto – di fatto, anche se non è mai stato esplicitato – ai fondi del Pnrr per la banda larga. Malignità o verosimiglianze?

Io non sono un esperto di tecnologie ultramoderne, ma in questo vostro articolo si accennava al vero nodo: la volontà di Starlink di entrare sempre più anche nel mercato italiano legato alla banda larga per supportare le aziende italiane e non attive già nel settore. In particolare Open Fiber (controllata da Cdp e dal fondo Macquarie), ma anche Tim. Ma le avance e il forcing di Starlink – secondo quanto ho compreso – hanno suscitato una reazione tutt’altro che positiva, con una posizione di fatto unanime maturata anche nell’ambito dell’associazione confindustriale di settore Asstel, presieduta da Massimo Sarmi e diretta da Laura Di Raimondo.

Una posizione di fatto condivisa dai ministri interessati al dossier e dalla presidenza del Consiglio, al di là della reciproca stima umana pubblicamente esternata da Musk e Meloni, non solo per la presenza di Mr. X ad Atreju orchestrata dal giornalista Nicola Porro, vicinissimo al centrodestra, e dal consulente Andrea Stroppa, che lavora per il patron di Tesla tanto da vergare sul quotidiano Repubblica un articolo che il quotidiano diretto da Maurizio Molinari così titolò: “Perché Starlink di Elon Musk può diventare un’opportunità per l’Italia”.

D’altronde, si fa notare in ambienti istituzionali, anche nel settore spaziale l’Italia – pur essendo un pilastro dell’Alleanza atlantica e amica dell’America – partecipa a programmi europei nel comparto che la vede in primo piano, come emerso anche da un recente evento alla presenza del ministro delle Imprese, Adolfo Urso.

Infine, le connessioni – controverse, ma di cui si dibatte anche negli Usa – fra la galassia di Musk e Mosca sono al centro delle attenzioni dei Democratici americani, come si può rilevare da questo articolo di ieri della Reuters.

Peraltro, appare bizzarro che mentre nella sinistra americana si discute del ruolo di Musk, il principale collaboratore italiano di Musk, ovvero Stroppa, sia stato agli inizi della sua carriera vicinissimo ai renziani, e ora sia consulente – come scritto di recente dal quotidiano La Verità – del gruppo bolognese Unipol storicamente legato alla sinistra e guidato da Carlo Cimbri, che non mi pare possa essere annoverato tra i meloniani, anzi, e infatti è sovente elogiato da Dagospia

Salutoni (come dici tu), caro direttore,

Francis Walsingham

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Caro Francis, ti confesso. Sono con piacere da oltre 12 anni su Twitter, ora X, e solo due persone mi hanno bloccato (eppure io non sono mica un attaccabrighe): Gianni Riotta e Andrea Stroppa. Un dolore atroce mi pervade ogni giorno per codesto motivo. Salutoni (M.A.)

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