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Vannacci

Tutti pazzi per Vannacci?

Parleremo solo del generale Vannacci nella campagna elettorale per le Europee? I Graffi di Damato

Anche se un’esperta di comunicazione e di sondaggi come Alessandra Ghisleri sostiene sulla Stampa, pur non occupandosi specificatamente di lui, che “la candidatura vip non fa la differenza” nelle elezioni, si ha una certa difficoltà a credere che il generale Roberto Vannacci in corsa alle europee nelle liste della Lega, praticamente imposto da Matteo Salvini, non influirà sui risultati del partito già di Umberto Bossi nel voto dell’8 e 9 giugno. Che riguarderà il rinnovo del Parlamento comunitario di Strasburgo ma avrà ricadute anche di politica interna per i rapporti, in particolare, fra i partiti della maggioranza di centrodestra. Almeno i rapporti d’umore, o di competizione emotiva, con tutti gli effetti collaterali prevedibili anche sull’azione di governo, volente o nolente la pur risoluta premier Giorgia Meloni.

Si ha una certa difficoltà a ritenere che il generale – “forte” ma “con idee deboli”, come ha scritto Concita De Gregorio su Repubblica – possa continuare ad essere per il suo mentore Salvini più una risorsa che un problema, visto il putiferio provocato anche all’interno della Lega con la sua sostanzialmente prima intervista da candidato, sin quasi a fare ribaltare il Carroccio.

Di fronte alle proteste interne ed esterne per la proposta delle classi separate a scuola per i disabili, o per l’auspicata adozione di un animale come simbolo dell’Europa competitivo con l’aquila degli Stati Uniti o con l’orso della Russia, o per la qualifica di “statista” assegnata a Benito Mussolini, sia pure non come il più grande del Novecento quale fu definito una trentina d’anni fa da Gianfranco Fini appena adottato come alleato da Silvio Berlusconi; di fronte alle reazioni a tutto questo, dicevo, Salvini ha pubblicamente incoraggiato il suo generale a proseguire. Cioè a continuare a sorprendere, sconcertare e quant’altro.

I giornali chissà che cosa dovranno inventarsi per tenersi al passo o addirittura superare i titoli di oggi: dalla “bufera” del Corriere della Sera alla “rivolta generale” del Secolo XIX, dal “tutti contro Vannacci” del Giorno, Resto del Carlino e Nazione alla “merda rimestata” – scusate la volgarità – del Fatto Quotidiano sotto la vignetta di Riccardo Mannelli. Che magari ne avrà fatte anche di peggiori ma oggi non si è proprio risparmiato nella specialità della sua testata.

E pensare che siamo solo al 28 aprile. La campagna elettorale delle europee non è ancora formalmente cominciata, anche se i simboli dei partiti concorrenti sono stati tutti presentati al Viminale, compresi quello del Pd salvatosi dal nome della Schlein e quello delle 5 Stelle con la pace gridata contro la guerra che sarebbe sostenuta dagli altri. Quarantuno giorni, quanti mi sembra che manchino al primo dei due in cui si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo, sono lunghi da passare. E pesanti da digerire, visti gli antipasti.

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