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Gnl Usa, Ita, Leonardo, Fincantieri e non solo. Tutti i dossier economici fra Biden e Meloni

Meloni Biden

Durante il loro incontro a margine del G20, Biden avrebbe promesso a Meloni un aiuto sulle forniture di Gnl a prezzi vantaggiosi: ma Biden ha il potere di fare accordi in nome dei privati? Tutti i dettagli, anche su Leonardo, Fincantieri, Beretta, Ita e Generali

 

Mercoledì, al margine del vertice del G20 in Indonesia, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è riunito con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

DI COSA HANNO DISCUSSO MELONI E BIDEN?

L’incontro, stando allo stringato comunicato del governo italiano, “si è incentrato sulla solidità dell’alleanza transatlantica e sull’eccellente cooperazione per fare fronte alle sfide globali”: l’invasione dell’Ucraina, la stabilità del Mediterraneo e i rapporti con la Cina.

Il readout della Casa Bianca, ancora più breve, ne aggiunge due: la crisi climatica e “l’utilizzo dell’energia come un’arma da parte della Russia”. È un punto, quest’ultimo, su cui gli Stati Uniti insistono da tempo, già da prima dell’amministrazione Biden, con l’obiettivo di convincere l’Europa a limitare i rapporti energetici con Mosca, in modo da ridurre l’influenza politica di quest’ultima sul Vecchio continente.

LO STRANGOLAMENTO ENERGETICO RUSSO E IL RUOLO DEL GNL

La limitazione delle forniture di gas ai paesi europei portata avanti dal Cremlino, in particolare dall’inizio della guerra all’Ucraina, è un esempio tangibile di weaponization dell’energia volta a ottenere vantaggi politici: attraverso la crisi dell’offerta e dei prezzi energetici, che ha un forte impatto negativo sulle economie europee, la Russia vuole infatti ottenere l’allentamento o la rimozione delle sanzioni.

Gli stati membri dell’Unione europea – inclusa l’Italia, che ne era molto dipendente – hanno avviato un processo di distacco dal gas russo che passa soprattutto per un aumento delle importazioni di gas liquefatto (GNL), in particolare dagli Stati Uniti, che ne sono tra i maggiori esportatori al mondo.

LA MANO TESA DI BIDEN, SECONDO I GIORNALI

Stando alle ricostruzioni dei giornali, durante il loro incontro Meloni avrebbe chiesto a Biden un aiuto per ottenere forniture di GNL a prezzi vantaggiosi. La risposta del presidente americano, come riportata dal Corriere della Sera, è stata la seguente: “ti prometto che me ne occuperò, cercherò di venire incontro alle esigenze del tuo paese”.

Repubblica ha scritto che Meloni ha raggiunto con Biden “un accordo di massima che assicurerà maggiori importazioni di gas liquido dagli Stati Uniti e da alcuni paesi alleati, a un prezzo migliore. È una boccata d’ossigeno”, prosegue il giornale, “ottenuta grazie all’incondizionata adesione italiana alla linea atlantica sull’Ucraina” e “alla promessa di non dare seguito alla Via della seta con Pechino”.

COSA (NON) PUÒ FARE BIDEN

In realtà, Biden può fare ben poco. Non è infatti il governo americano a vendere il GNL all’Europa (o a qualunque altra regione o paese del mondo) bensì le aziende private come Cheniere Energy, Venture Global LNG, Tellurian e Freeport LNG. La Casa Bianca non ha alcuna autorità per dire loro dove vendere il combustibile – se in Europa o in Asia o in America latina o negli Stati Uniti stessi – e a che prezzo. Prezzo che, peraltro, è determinato dal mercato di vendita, e Washington non ha nessun potere per modificarlo.

Per ottenere prezzi più convenienti di quelli sul mercato spot (giornaliero e all’ingrosso), i paesi europei dovrebbero negoziare con le aziende fornitrici dei contratti di fornitura a lungo termine.

MORAL SUASION?

Il Corriere della Sera specifica che l’industria gasifera americana è sì composta da aziende private, “ma una moral suasion di Biden”, scrive, “non sarebbe indifferente”.

Non è detto che lo sia, in realtà. Il presidente ha più volte cercato di stimolare le compagnie petrolifere statunitensi ad aumentare l’offerta di petrolio, senza successo. La “persuasione morale” della Casa Bianca non è servita nemmeno a convincere le società americane che raffinano idrocarburi a mantenere in patria i carburanti, invece che venderli all’estero (anche in Europa).

GLI ALTRI DOSSIER: LEONARDO, FINCANTIERI E BERETTA

Al di là del gas, gli altri principali dossier economici tra Roma e Washington riguardano la difesa. Leonardo è coinvolta – assieme alla britannica BAE Systems – nel progetto dell’azienda statunitense Lockheed Martin per la realizzazione del caccia multiruolo di quinta generazione F-35. Di recente, poi, la controllata americana di Leonardo, Leonardo DRS, ha perfezionato l’acquisizione di Rada, società israeliana che produce radar.

Nel comparto della cantieristica, Fincantieri comincerà – attraverso la controllata statunitense Fincantieri Marinette Marine – a costruire la prima fregata classe Constellation per conto della marina americana.

Quanto al comparto delle armi da fuoco, infine, Il Sole 24 Ore ricorda che Beretta ha investito 60 milioni di dollari per l’apertura di uno stabilimento a Savannah, nello stato della Georgia, dedicato alla produzione di munizioni.

LA QUESTIONE ITA AIRWAYS

Tra i dossier economici caldi c’è anche quello di Ita: la cordata guidata dal fondo americano Certares, assieme alle compagnie aeree Delta Air Lines (statunitense) e Air France-KLM (franco-olandese) non ha più l’esclusiva sulla cessione di ITA Airways. Infatti il governo ha rimesso in pista anche la cordata MSC-Lufthansa, scontentando tra l’altro la Francia, mentre oggi il Mef ha comunicato i nuovi vertici della compagnia aerea di proprietà del ministero dell’Economia.

COSA FARÀ GENERALI

Infine Assicurazioni Generali ha allo studio l’acquisizione della società americana di servizi finanziari Guggenheim Partners o la holding di investimento BrightSphere.

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