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Gli Stati Uniti esportano meno Gnl, e l’Asia ne attira di più

Gnl

A ottobre le esportazioni statunitensi di Gnl sono diminuite, e le navi metaniere hanno iniziato a dirigersi in percentuali maggiori verso l’Asia. Ecco cosa significa per l’Europa

A ottobre le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) degli Stati Uniti sono diminuite rispetto ai volumi del mese precedente, e si sono dirette in percentuali maggiori verso l’Asia.

Lo dicono i dati di Refinitiv, e le istituzioni europee dovrebbero studiarli bene. Il Vecchio continente si sta infatti affidando molto proprio alle forniture americane per compensare gli scarsi flussi di combustibile dalla Russia. Se però gli Stati Uniti non dovessero riuscire a garantire quantità abbondanti di GNL, o se le loro metaniere dovessero cominciare a dirigersi in massa in Asia perché attirate dai prezzi più alti, allora la crisi energetica dell’Europa potrebbe aggravarsi, quando arriverà il freddo invernale.

IL CALDO IN EUROPA, E I PROBLEMI IN ASIA

L’autunno finora straordinariamente caldo, sommato alla quasi pienezza degli stoccaggi (riempiti al 95 per cento circa delle loro capacità, in media), sono stati i due fattori principali del notevole calo dei prezzi europei del gas rispetto ai picchi di fine estate.

In Asia, invece, l’interruzione delle forniture da parte della compagnia petrolifera malaysiana Petronas – la perdita di un gasdotto che mandava gas a un impianto di liquefazione ha costretto la società a dichiarare la forza maggiore – ha mandato in allerta il Giappone, che ha dovuto mettersi alla ricerca di venditori alternativi. Il Giappone è il secondo maggiore acquirente di GNL al mondo, e nel 2021 proprio la Malaysia ne è stata la sua seconda principale fornitrice.

I NUMERI DELL’EXPORT AMERICANO DI GNL A OTTOBRE

A ottobre ottantotto metaniere contenenti in tutto 6,2 milioni di tonnellate di GNL hanno lasciato i porti degli Stati Uniti. Si sono dirette perlopiù in Europa, ma la quota dell’Asia è cresciuta, passando dal 19 per cento del mese precedente al 24 per cento.

A settembre l’export americano di GNL era stato di 6,3 milioni di tonnellate.

L’EUROPA HA ABBASTANZA GAS PER L’INVERNO?

Secondo la società di consulenza Rystad Energy, l’Europa ha accumulato gas sufficiente a superare l’inverno, a meno che non faccia “molto, molto freddo”.

La settimana scorsa al largo della baia di Cadice, in Spagna, c’erano una decina di navi cariche di GNL in attesa di scaricare. Aspettano – non possono fare altrimenti perché i terminali di rigassificazione non riescono a lavorare più di così – perché prevedono che i prezzi europei del gas riprenderanno presto a salire, assieme ai consumi.

LA SITUAZIONE DEGLI IMPIANTI NEGLI STATI UNITI

Gli Stati Uniti non possono esportare più GNL – ammesso che i paesi europei siano in grado di riceverlo – per problemi impiantistici. Lo stabilimento di Freeport LNG a Quintana, in Texas, da 2,1 miliardi di piedi cubici di capacità giornaliera, è infatti chiuso da giugno per via di un’esplosione: dovrebbe riaprire, ma solo parzialmente, a novembre.

Si tratta del secondo impianto di esportazione più grande del paese, e il suo shutdown ha avuto ripercussioni sui suoi clienti come la società elettrica giapponese JERA, la maggiore acquirente di GNL al mondo, che sta spendendo di più per approvvigionarsi del combustibile.

A ottobre, però, il terzo principale impianto per l’export degli Stati Uniti, il Cove Point LNG in Maryland, è rientrato in servizio dopo un periodo di manutenzione: la sua capacità è di 700 milioni di piedi cubici al giorno.

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