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Che cosa ha in mente Biden su esteri, economia ed energia

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Il programma in cantiere di Biden su esteri, energia, innovazione e ambiente

Se c’è un’ambito in cui si consumerà un drastico rivolgimento di politica in caso di sconfitta alle urne di Trump e di vittoria del candidato rivale Joe Biden, questo riguarderà senza dubbio la politica estera.

Ne sono convinti una serie di consiglieri di Biden ascoltati da Axios, che hanno annunciato come i cambiamenti cominceranno sin dal primo giorno con un atto altamente simbolico nonché di completa rottura: il rientro degli Usa negli accordi di Parigi sul clima.

ECCO LE IDEE DI BIDEN SU ENERGIA E CLIMA

Ma saranno altre due le cornici che vedranno alacremente in azione Biden sin dal primo giorno della sua presidenza: la ritessitura delle alleanze degli Usa dopo quatto anno di strappi trumpiani all’insegna dell’America First e il varo di un coordinamento globale per la risposta alla pandemia.

“Il primo compito”, spiega ad Axios Tony Blinken, uno dei più navigati consiglieri di politica estera di Biden, “sarà riportare sotto controllo il Covid”.

CHE COSA HA IN MENTE BIDEN SULL’INNOVAZIONE

Per intuire come si muoverà il neo-presidente in questa cornice, i consiglieri suggeriscono di guardare a cosa fece Biden ai tempi della crisi finanziaria del 2008-9, quando era il vice di Obama.

Secondo Colin Kahl, che ha già servito Biden nella qualità di consigliere, il neo-eletto sin dal primo giorno si assicurerà che “l’approccio (degli Usa) al Covid e la crisi economica internazionale associata siano coordinati internazionalmente”.

IL PIANO DI BIDEN BUY AMERICAN

C’è una bella differenza insomma tra un Trump tenacemente concentrato sulla reazione della sua nazione, e l’approccio di un Biden che – conscio che la pandemia non conosce confini –  terrebbe conto, nei suoi calcoli, anche delle priorità degli altri paesi e dunque dei problemi che vi potrebbero sorgere come una crisi del debito e una depressione globale.

Risposta globale alla pandemia e rientro ufficiale nell’accordo di Parigi saranno comunque solo le prime note dello spartito di Biden.

Uno spartito che cercherà di cancellare gli echi dell’America First e dei cigolii dell’ordine internazionale provocati alle bordate di Trump e tenterà una grande normalizzazione della superpotenza a stelle e strisce.

CHE COSA SI DICE DI BIDEN A WALL STREET SECONDO IL FINANCIAL TIMES

Come sottolinea Kahl, “in cima all’agenda sin dal principio vi sarà il segnalare ai nostri alleati democratici che siamo tornati, e che le alleanze e le partnership contano”.

Da questo punto di vista, i consiglieri di Biden sono rassicurati dalle doti diplomatiche consolidate dell’ex presidente. Derek Chollet, che ha lavorato del dipartimento di Stato e nel Pentagono nell’amministrazione Obama e ha quindi assistito da vicino all’operato del candidato democratico, la mette molto semplicemente: “Joe Biden è davvero bravo nel tessere relazioni ed alleanze”.

Ma la miglior garanzia che la presidenza Biden ripudierà l’unilateralismo di questi ultimi quattro anni e abbraccerà di nuovo il metodo multilaterale e della concertazione tra le nazioni è rappresentata dalla squadra che Biden molto probabilmente imbarcherà nella sua amministrazione e che è quasi del tutto rappresentata da veterani del governo Obama.

BIDEN ALZERA’ LE TASSE PER FARE PIU’ SPESA. L’ANALISI DI FUGNOLI (KAIROS)

Ci sarà ad esempio lo stesso Blinken, che dopo aver lavorato al fianco del senatore Biden quando era alla Commissione Affari Esteri ha prestato servizio per lui e il suo boss Obama nella qualità prima di consigliere della sicurezza nazionale di Biden e poi vice segretario di Stato.

Ci sarà anche Jake Sullivan, che è entrato a far parte della prima amministrazione Obama nel Dipartimento di Stato guidato da Hillary Clinton ed è poi diventato il consigliere della sicurezza nazionale del vicepresidente,

ECCO LE IDEE DI BIDEN SU ENERGIA E CLIMA

Un’attenzione speciale va riservata poi a Susan Rice, vero pezzo grosso tra gli obamiani per le sue speciali competenze in materia di politica estera che le sono tornate utili quando ha ricoperto la carica di terzo consigliere della sicurezza nazionale di Obama. Gli occhi sono puntati su di lei anche perché è nel ristretto novero delle papabili vice in un ticket con Biden.

Ma anche Samantha Power va osservata con grande attenzione, perché la seconda ambasciatrice all’Onu di Obama è altamente quotata come potenziale Segretario di Stato di Obama.

E c’è infine Julie Smith, grande specialista di affari europei cjhe negli anni di Obama ha lavorato prima al Pentagono per ritrovarsi poi vice consigliera alla sicurezza nazionale di Biden. Si fa il suo nome come potenziale ambasciatrice alla Nato o all’Onu.

CHE COSA HA IN MENTE BIDEN SULL’INNOVAZIONE

Nell’elencare i nomi dei potenziali collaboratori di Biden, Axios non può fare a meno di ricordare che molti di loro furono al centro delle divergenze tra lo stesso Biden e il suo n.1.

Se infatti Biden era favorevole a fornire agli ucraini sotto pressione di Mosca dei missili anti-tank, Obama era nettamente contrario. Diverse anche le posizioni sull’Afghanistan, dove Biden si oppose al “surge” di truppe voluto da Obama. E diametralmente opposto fu il loro approccio alla primavera araba del Cairo, con Obama che spinse per una rapida uscita di scena di Hosni Mubarak contro i desideri del suo vice.

IL PIANO DI BIDEN BUY AMERICAN

Queste differenze lasciano intuire come non sarà un gioco semplice nei prossimi mesi dedurre le futuribili mosse della eventuale presidenza Biden sulla semplice base del suo record.

Ma in molti scommettono che, in caso di una sua vittoria, ci sarà in ogni caso una discontinuità netta con i quattro anni precedenti. Sotto Biden, l’America si affretterà a distogliere l’abito della potenza arrogante che agisce di testa propria e detta ordini a partner e alleati per ripristinare la leadership soffice degli anni d’oro.

CHE COSA SI DICE DI BIDEN A WALL STREET SECONDO IL FINANCIAL TIMES

Tutto questo non potrà che riverberarsi sui dossier aperti, che sotto Biden quasi sicuramente conosceranno una revisione. Candidati alle più profonde modifiche secondo Axios sono i rapporti con la Russia, che sotto Trump hanno patito la più scivolosa delle ambiguità, e quelli con l’Iran, che ora può tornare a sperare, se non in un ripristino dell’accordo sul nucleare, in toni più morbidi da parte della superpotenza.

La vera incognita riguarda il rapporto con la Cina. Nessuno infatti è al momento in grado di prevedere come evolverà la relazione con la superpotenza n. 2 nei mesi turbolenti a venire e sembra dunque un esercizio futile avventurarsi in previsioni sul comportamento di Biden.

BIDEN ALZERA’ LE TASSE PER FARE PIU’ SPESA. L’ANALISI DI FUGNOLI (KAIROS)

Ma se c’è una cosa certa è che, in caso di vittoria di quest’ultimo, la relazione sino-americana non sarà più piagata dagli eccessi retorici dell’ultimo presidente che molto hanno contribuito all’innalzarsi delle tensioni degli ultimi mesi.

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