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La Russia si prepara a fare cassa con i fertilizzanti?

La guerra nel golfo Persico ha fatto schizzare in alto anche i prezzi dei fertilizzanti, e il blocco dello stretto di Hormuz rischia di mandare in crisi gli agricoltori in Europa e non solo. È un ottimo momento per la Russia, che può far valere il suo peso sul settore. L'Ungheria ha già chiesto a Bruxelles di togliere le restrizioni commerciali.

La guerra nel golfo Persico e la chiusura pressoché totale dello stretto di Hormuz si stanno ripercuotendo anche sul mercato dei fertilizzanti per l’agricoltura. Per questa via d’acqua passa infatti ogni giorno circa un terzo del commercio globale di questi prodotti, e la regione è un rilevantissimo polo produttivo di urea e ammoniaca, tra i principali componenti dei fertilizzanti azotati che favoriscono la crescita delle piante.

Dall’inizio della guerra all’Iran i prezzi mediorientali dell’urea – che fungono da riferimento, o benchmark, internazionale – sono cresciuti del 44 per cento, superando i 670 dollari alla tonnellata. Questa crisi dei prezzi e delle forniture mette a tal punto in difficoltà l’Europa che l’Ungheria – che tra i paesi membri dell’Unione è quella politicamente più vicina al Cremlino – sta sfruttando la situazione per chiedere un allentamento delle sanzioni sulla Russia.

IL PESO DELLA RUSSIA NEL MERCATO DEI FERTILIZZANTI

Come ha spiegato il Financial Times, il peso della Russia sul mercato dei fertilizzanti è ancora più forte di quello sui mercati del petrolio e del gas naturale. Il paese vale infatti il 23 per cento delle esportazioni globali di ammoniaca al mondo, il 14 per cento di quelle di urea e – assieme alla Bielorussia, che potrebbe essere considerata uno “stato-satellite” di Mosca – il 40 per cento di quelle di potassa, un composto utilizzato nei fertilizzanti a base di potassio. In questo momento le forniture russe sono avvantaggiate perché non passano per lo stretto di Hormuz, dunque non sono toccate dalla crisi logistica.

UNA NUOVA LEVA GEOPOLITICA

Per far sentire il suo dominio sul mercato, e trarre quanto più vantaggio possibile – sia economico che politico – dalla situazione attuale, martedì la Russia ha deciso di sospendere le esportazioni di nitrato di ammonio, ufficialmente per dare priorità al fabbisogno interno.

Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente Vladimir Putin per la cooperazione economica, ha scritto su X che “mentre il mondo entra nell’Età della Scarsità e le catene di approvvigionamento globali si interrompono, sia i partner che gli avversari della Russia apprezzeranno ancora di più il suo ruolo fondamentale come uno dei primi tre fornitori mondiali di petrolio, gas, elio, fertilizzanti, cereali e altre materie prime e prodotti essenziali”.

Il messaggio di Dmitriev è rivolto innanzitutto all’Unione europea, che dal 2022 è riuscita a ridurre drasticamente le importazioni di gas naturale russo – entro il 2027 dovrebbero azzerarsi -, ma rimane dipendente dal suo uranio arricchito, per esempio. Quanto ai fertilizzanti, gli acquisti di potassa bielorussa sono vietati e ci sono dazi sulle importazioni di fertilizzanti azotati da Mosca e da Minsk. Nel 2025 le esportazioni di fertilizzanti russi nell’Unione europea sono valse all’incirca 2 milioni di euro, ma i volumi sono diminuiti a seguito dell’entrata in vigore delle nuove tariffe.

LA RICHIESTA DELL’UNGHERIA E LA MOSSA DEGLI STATI UNITI

Intanto, il ministro dell’Agricoltura dell’Ungheria István Nagy ha scritto una lettera alla Commissione europea per chiedere un allentamento delle restrizioni commerciali sui fertilizzanti russi, sostenendo che l’impossibilità di accesso a forniture economiche potrebbe ripercuotersi sui raccolti agricoli e sui prezzi dei beni alimentari.

In precedenza, il primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva scritto alla presidente della Commissione per chiedere la cancellazione delle restrizioni all’acquisto di idrocarburi russi, sostenendo che queste rappresentino “la più grave minaccia […] all’intera Unione europea”.

Gli Stati Uniti, invece, dopo aver emesso un’esenzione dalle sanzioni di trenta giorni per consentire l’acquisto di petrolio e prodotti raffinati dalla Russia, hanno deciso le allentare le sanzioni su alcuni produttori bielorussi di fertilizzanti, tra cui la compagnia statale Belaruskali.

LA RUSSIA PUÒ SOSTITUIRE I FERTILIZZANTI DEL MEDIORIENTE?

Un aumento delle esportazioni di fertilizzanti e relativi componenti da parte della Russia e della Bielorussia non basterebbe comunque a compensare la perdita delle forniture mediorientali.

Gli stabilimenti russi stanno lavorando all’incirca al 90 per cento della loro capacità massima e il nitrato di ammonio è fondamentale anche per la costruzione di esplosivi per l’esercito, dunque non sarà sempre destinabile all’estero. Quanto all’urea, si prevede che quest’anno la Russia ne esporterà intorno alle nove tonnellate e mezza, vale a dire il 15-16 per cento dell’offerta mondiale: ma i paesi del golfo Persico valgono quasi un terzo del mercato.

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