L’Unione europea potrebbe “bloccare” in via temporanea il price cap sul petrolio russo, una misura concordata anni fa con i paesi del G7 per ridurre le entrate economiche di Mosca, che dipendono proprio dalla vendita degli idrocarburi. In poche parole, il “tetto al prezzo” serve a rendere più complicato il finanziamento dell’invasione dell’Ucraina per il Cremlino, senza però restringere troppo la disponibilità di greggio sul mercato. La guerra nel golfo Persico, però, ha creato una nuova crisi energetica globale e scombinato i piani di Bruxelles.
COSA FARÀ L’UNIONE EUROPEA SUL PRICE CAP AL PETROLIO RUSSO
L’Unione europea ha adottato un meccanismo dinamico che prevede un aggiornamento automatico, ogni sei mesi, del price cap sul petrolio russo in modo che rimanga più basso del 15 per cento rispetto al valore medio del greggio Urals, la principale varietà russa. Il “tetto” è attualmente di 44,1 dollari al barile: le aziende europee non possono fornire servizi di trasporto o di assicurazione dei carichi, ad esempio, se il petrolio russo viene venduto a un prezzo più alto.
Il prossimo aggiornamento del price cap è previsto per luglio. Considerata però la crescita dei prezzi internazionali del greggio provocata dalla guerra all’Iran – i due contratti di riferimento, il Brent e il West Texas Intermediate, sono rispettivamente a 93 e a 89 dollari al barile -, il “tetto” sul petrolio russo dovrebbe attestarsi sui 65 dollari al barile, un valore più alto della soglia massima di 60 dollari stabilita nel 2022 assieme al G7.
Come ha scritto Bloomberg, che ha dato la notizia, l’Unione europea potrebbe decidere sospendere in via eccezionale – forse fino alla fine dell’anno – il meccanismo dinamico in modo da mantenere il price cap entro la soglia dei 60 dollari ed evitare che la Russia benefici troppo del rialzo del greggio.
IL 21° PACCHETTO DI SANZIONI ALLA RUSSIA
L’eventuale “congelamento” del meccanismo sul price cap rientrerebbe nel ventunesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, che dovrebbe venire presentato a breve.
Il pacchetto in questione dovrebbe contenere anche nuove sanzioni contro le banche, le raffinerie e le piattaforme di criptovalute situate in paesi terzi e utilizzate dalla Russia per aggirare le restrizioni occidentali. Bruxelles potrebbe inoltre sanzionare un’altra ventina di petroliere che compongono la “flotta ombra” di navi utilizzate da Mosca per muovere il suo greggio. Pare poi che la Commissione europea voglia iniziare a prendere di mira anche le metaniere per il gas liquefatto, ma senza spingersi fino a un divieto totale alla prestazione di servizi marittimi.
È possibile, infine, che nel ventunesimo pacchetto di sanzioni vengano inserite delle restrizioni al commercio di alcuni metalli utilizzati dall’industria aerospaziale russa.






