La crisi nello stretto di Hormuz non sta colpendo soltanto i mercati dei combustibili fossili, ma si sta ripercuotendo anche sull’industria chimica. Per questa via d’acqua, ora praticamente inaccessibile a causa degli attacchi iraniani alle imbarcazioni, passa ogni giorno circa un quinto di tutto il gas e del petrolio trasportati via mare, e un terzo del commercio globale di fertilizzanti: la regione del golfo Persico è un importantissimo polo produttivo di questi materiali – come l’urea, il fosfato di ammonio e il cloruro di potassio -, oltre che di idrocarburi.
L’IMPATTO DELLA CRISI DI HORMUZ SUI PRODOTTI CHIMICI
Sul sito specializzato ChemAnalyst si legge che la guerra all’Iran e il blocco pressoché totale dello stretto di Hormuz ha generato una forte volatilità nei mercati delle materie prime e dei prodotti petrolchimici. Le difficoltà di trasporto e gli sconvolgimenti logistici hanno spinto in alto i prezzi di diversi prodotti chimici come l’urea, l’ammoniaca, il metanolo, lo zolfo e il Pvc.
L’impatto per l’industria chimica è sia diretto che indiretto, perché l’aumento dei prezzi degli idrocarburi fa salire i costi di produzione.
LE CONSEGUENZE SULL’INDUSTRIA CHIMICA ASIATICA
La chiusura dello stretto di Hormuz minaccia in particolare gli approvvigionamenti di materie prime dei produttori petrolchimici in Asia, tra i maggiori al mondo, come la Cina, il Giappone, la Corea del sud e l’India. La rivista Chemical & Engineering News spiega che gli stabilimenti chimici asiatici dipendono dal Medioriente per il 70-80 per cento delle forniture di nafta. L’interruzione della rotta commerciale ha spinto diverse aziende a invocare la forza maggiore per avvisare i clienti di non essere in grado di rispettare gli obblighi contrattuali: tra queste la singaporiana Pcs, l’indonesiana Chandra Asri e la sudcoreana Yeochun.
IL PROBLEMA CON IL METANOLO SAUDITA
Ma le difficoltà produttive non sono legate solo alla nafta. Per esempio, la società giapponese Mitsubishi Gas Chemical ha fatto sapere che le forniture di metanolo da parte di Ar-Razi Saudi Methanol, in Arabia Saudita, sono state sospese. Ar-Razi è uno dei maggiori produttori mondiali di metanolo – un composto utilizzato come solvente, come reagente in alcuni processi e come combustibile -, dalla capacità produttiva annua superiore ai quattro milioni di tonnellate.
COSA SUCCEDERÀ A ZOLFO ED ELIO
Intervistato da LaPresse, l’analista delle materie prime Gianclaudio Torlizzi ha spiegato che la crisi in Medioriente ha stravolto il mercato dello zolfo – una materia prima per i fertilizzanti e per i solfati – “poiché Iran e Iraq stanno trattenendo sempre più forniture per uso domestico nei fertilizzanti e nell’industria. Questo ha spinto i prezzi nordamericani ai massimi degli ultimi quindici anni”.
Ma la situazione più critica, a detta di Torlizzi, è quella dell’elio, un gas nobile dai tantissimi usi: viene utilizzato nei macchinari per la risonanza magnetica, nel ciclo manifatturiero dei semiconduttori, nella pressurizzazione dei serbatoio di carburante dei razzi, nei processi di saldatura di alcuni metalli e non solo. Circa un terzo dell’offerta globale di elio “è offline a seguito degli attacchi alle infrastrutture Lng del Qatar e del blocco dello stretto di Hormuz”.
Un’interruzione di trenta giorni delle forniture di elio potrebbe far crescere i prezzi del 10-20 per cento, secondo l’analista. “Alle tensioni di mercato si aggiungono anche limiti fisici. L’elio viene normalmente trasportato in forma liquida e tende a evaporare gradualmente durante il trasporto. È una materia prima, ma ha anche una sorta di ‘data di scadenza’. Una volta liquefatto […] esistono circa quarantacinque giorni per consegnarlo all’utilizzatore finale”.







