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Perché è tafazziano picchiare la Russia sul gas. Parola di Crosetto e Torlizzi

Prezzi Energia

Che cosa scrivono Guido Crosetto e Gianclaudio Torlizzi sulla crisi dei prezzi del gas in Europa fra scelte Ue, mire Usa e ruolo della Russia. Tutti i dettagli

Quali sono i veri motivi del rincaro dei prezzi energetici? E cosa fare per attutirne gli effetti?

Sul Sole 24 Ore Guido Crosetto (imprenditore e uno dei fondatori di Fratelli d’Italia) e Gianclaudio Torlizzi (esperto di materie prime e fondatore di T-Commodity) hanno scritto che la crisi dei prezzi dell’energia rappresenta per l’Unione europea una crisi grave che, se non gestita adeguatamente, “rischia di metterne potenzialmente a repentaglio la tenuta”. Ma la “sensazione”, secondo gli autori dell’intervento pubblicato sul quotidiano confindustriale, è che “non vi sia tutt’ora una reale consapevolezza della gravità del fenomeno”.

I PREZZI DI GAS ED ELETTRICITÀ

Martedì i prezzi del gas naturale nei Paesi Bassi, benchmark per il mercato europeo, sono arrivati al valore record di 171,40 euro per megawattora. Il prezzo medio spot (cioè quello giornaliero e all’ingrosso) dell’elettricità (spesso generata a partire dal gas) dovrebbe chiudere il 2021 intorno ai 119 euro/MWh: nel 2020, l’anno in cui la crisi pandemica fu più forte, il prezzo medio era di 39 euro/MWh.

Il rincaro dell’energia si è tradotto in aumenti delle bollette di luce e gas a partire dagli scorsi mesi estivi, e anche nel primo trimestre dell’anno prossimo. I governi nazionali europei, incluso quello italiano, hanno stanziato fondi per mitigare l’impatto sulla popolazione: ma si è trattato, come fanno notare Crosetto e Torlizzi, di misure di breve termine, di “soluzioni temporanee che occorrerà sostituire con politiche di più ampio raggio”.

La questione degli interventi strutturali sul mercato energetico comunitario è oggetto di discussione nelle sedi dell’Unione europea, ma finora è mancato ogni accordo per via delle posizioni divergenti degli stati membri. Riassumendo in breve, i blocchi sono due: uno, più interventista, è capeggiato da Francia e Spagna; l’altro, molto cauto, è guidato dalla Germania.

LE CAUSE DELLA CRISI

La crisi dei prezzi dell’energia ha molte cause, che si legano tra loro. Crosetto e Torlizzi ne sottolineano due in particolare: le “politiche climatiche”, cioè il distacco dai fonti fossili in favore principalmente delle rinnovabili intermittenti (eolico e solare); e “la gestione dei rapporti con Gazprom“, la società russa del gas che è la principale fornitrice d’Europa.

Nel periodo gennaio-novembre del 2021, scrivono i due, la produzione di gas sul continente europeo è arrivata a 23,3 miliardi di metri cubi, contro i 70,3 del 2019 “a causa dei sempre zelanti target di riduzione delle emissioni di CO2”.

IL RUOLO DELLA RUSSIA

“In un contesto di aumento della domanda e di calo della produzione interna”, proseguono, “non c’è stato altro da fare che affidarsi ai fornitori stranieri”: i russi, innanzitutto. Torlizzi (autore del recente saggio Materia rara) e Crosetto (presidente di AIAD, l’associazione che riunisce le imprese dell’aerospazio e della difesa) criticano Bruxelles per aver rinunciato ai contratti a lungo termine con Mosca per dare priorità al mercato spot: è la posizione anche di Vladimir Putin.

Secondo alcuni analisti, la Russia sta sfruttando le vulnerabilità energetiche europee per limitare i flussi e aggravare la crisi del gas, in modo da favorire l’approvazione del Nord Stream 2, il gasdotto diretto con la Germania. Il Nord Stream 2 porterebbe benefici non solo economici a Mosca, ma anche politici: la condotta, infatti, non passa per l’Ucraina, un paese che il Cremlino ha interesse ad allontanare dall’Europa (ne teme anche un suo ingresso nella NATO).

IL RUOLO DEGLI STATI UNITI

Il Nord Stream 2 è molto criticato (e sanzionato) dagli Stati Uniti, che giudicano l’infrastruttura un’arma geopolitica che consentirà alla Russia di aumentare la sua influenza sull’Europa e promuovere con più facilità i suoi interessi.

Oltre alle questioni tattiche, di contenimento della proiezione russa, la posizione americana cela anche degli interessi commerciali: gli Stati Uniti vorrebbero cioè aumentare le esportazioni del loro gas naturale liquefatto (GNL) in Europa, andando a rosicchiare le quote di mercato di quello russo via tubature. Washington ha più volte presentato il suo GNL come “molecole di libertà”. Il messaggio è il seguente: la libertà dai ricatti è più importante anche della convenienza di prezzo offerta da Mosca.

Non è detto, però, che alle aziende americane – negli Stati Uniti la direzione politica non può imporsi completamente sull’iniziativa privata – convenga inviare le proprie metaniere in Europa. Sui mercati asiatici i prezzi del gas sono solitamente più alti e permettono profitti maggiori. Nei giorni scorsi si è assistito tuttavia a un’inversione di tendenza: due carichi statunitensi di GNL in viaggio nell’oceano Indiano, cioè, sono stati deviati verso l’Europa per approfittare dei prezzi record. Anche perché livelli di stoccaggio in Asia (in Giappone, per esempio) sono oggi buoni, al contrario di quelli nel Vecchio continente.

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