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Tutte le divisioni fra Stati Ue su gas e prezzi energetici

Gas

L’Europa è spaccata sull’energia: da una parte c’è il gruppo capeggiato da Spagna e Francia che vuole una riforma profonda del mercato elettrico; dall’altra la coalizione di Germania e Lussemburgo che si oppone. Tutti i dettagli

Il vertice straordinario dei ministri dell’Energia degli stati membri dell’Unione europea si è concluso ieri con un sostanziale nulla di fatto. Si è deciso nulla, cioè, in merito a politiche di medio-lungo termine per arginare future impennate dei prezzi dell’energia: oggi la crisi riguarda principalmente il gas naturale (su livelli record per una combinazione di vari fattori) e l’elettricità (perché spesso generata a partire dal primo).

DUE BLOCCHI CONTRAPPOSTI

Il mancato raggiungimento di un accordo valido a livello comunitario, come annunciato dal ministro sloveno Jernej Vrtovec, è la conseguenza delle spaccature interne all’Unione. La Spagna, la Francia, la Grecia e la Repubblica ceca chiedevano una riforma profonda del funzionamento del mercato energetico europeo: ad oggi la fonte primaria più costosa è quella che fissa il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, in breve. Madrid e Parigi, in particolare, sono favorevoli a un disaccoppiamento dei prezzi di elettricità e gas.

Ad opporsi alla proposta del gruppo, ha sottolineato il Sole 24 Ore, c’era un blocco di nove stati – Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo e Paesi Bassi – preoccupati per le implicazioni di una riforma del mercato energetico: pensano che la crisi dei prezzi sia passeggera, di breve termine, e che pertanto la risposta non debba prevedere modifiche strutturali dagli effetti di lungo termine. La Germania è particolarmente sensibile su questo punto: non è soltanto la più grande economia d’Europa, ma anche il più grande mercato per l’elettricità, e non vuole scossoni.

La coalizione di nove paesi propone di procedere con un dispiegamento più rapido delle fonti rinnovabili, in modo da ridurre la dipendenza dal gas, e con il potenziamento delle interconnessioni elettriche tra gli stati.

LA RISERVA STRATEGICA COMUNE DI GAS

La Commissione europea sta comunque realizzando un’analisi della struttura del mercato elettrico comune, oltre che valutando i pro e i contro di una riserva strategica comune di gas, alla quale attingere in momenti di crisi. A spingere per la sua istituzione è ancora la Spagna, sostenuta dall’Italia e dalla società francese TotalEnergies (già Total); la Germania e il Lussemburgo, invece, non sono interessati.

La commissaria all’Energia Kadri Simson ha detto che la proposta solleva molte questioni da considerare: “chi pagherà le spese di approvvigionamento e stoccaggio del gas, in che modo il gas verrà trasportato dalle diverse regioni”.

Da gennaio a settembre i prezzi europei del gas sono cresciuti di oltre il 250 per cento.

L’ATTACCO DEL LUSSEMBURGO

Il ministro dell’Energia lussemburghese ha dichiarato che Madrid sta esagerando nel dire che “l’approvvigionamento congiunto di gas risolverà la crisi” dei prezzi. “Quello che risolverà la crisi”, ha detto, “sono gli investimenti in efficienza [energetica], continuare con gli investimenti affidabili nelle rinnovabili e ciò di cui la Spagna ha più bisogno sono le interconnessioni”.

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