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Perché Putin sfotticchia l’Ue sui prezzi del gas

Putin Gas

Le associazioni industriali temono che il forte aumento dei prezzi del gas possa compromettere la produzione e la ripresa economica. Intanto, Putin spinge l’Europa ad approvare in fretta il Nord Stream 2

“È uno choc terribile sui prezzi, l’impatto sui costi di tutte le aziende è davvero estremo. Rispetto all’anno scorso, stiamo quintuplicando. Se prosegue, è un rischio per la ripresa”. Lo ha detto al Corriere della Sera Emma Marcegaglia, già presidente di Confindustria e di Eni e oggi del B20, il vertice delle associazioni industriali delle prime venti economie del mondo.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Marcegaglia si riferiva all’aumento dei prezzi dell’energia nel mondo, e in particolare di quelli del gas naturale in Europa. Ieri i contratti europei del gas con consegna a novembre sono cresciuti del 25 per cento, arrivando a 155 euro al megawattora, contro gli appena 18 di sei mesi fa.

Nel Vecchio continente (Regno Unito incluso), i livelli delle scorte sono mediamente al 76 per cento, quando la media decennale è del 90 per cento circa. Considerati i consumi energetici nella stagione invernale, quando la domanda aumenta per il riscaldamento, in primavera i siti di stoccaggio potrebbero ritrovarsi pieni al 19 per cento, un valore molto basso e preoccupante.

L’IMPATTO SULL’INDUSTRIA CHIMICA

L’impennata dei prezzi del gas naturale, come riconosciuto anche dalla Commissione europea, minaccia di compromettere l’attività industriale e la ripresa economica.

Repubblica riporta oggi il caso dello stabilimento di Yara – azienda chimica norvegese che produce fertilizzanti e composti a base di azoto – a Ferrara, che sospenderà la produzione per 6-8 settimane a causa proprio degli alti costi della materia prima. L’industria chimica è “energivora”, cioè consuma grandi quantità di energia con cui alimentare i suoi processi; quella italiana è la terza più grande in Europa per produzione (51 miliardi di euro nel 2020) e la decima a livello globale.

LE PAROLE DI FEDERACCIAI E FERALPI

Alessandro Banzato, presidente di Federacciai, la federazione delle imprese siderurgiche italiane, ha detto che “se la crescita delle quotazioni [del gas, ndr] continuerà come in questo ultimo periodo, è una questione di giorni valutare se e come fermare gli impianti per il livello eccessivo dei costi di produzione”. Ha poi invitato a prestare attenzione, “perché le recenti impennate dei costi del gas e dell’energia elettrica potrebbero frenare, se non compromettere, il trend positivo dell’economia italiana, così come quella europea”.

Secondo Giovanni Pasini, amministratore delegato di Feralpi, azienda lombarda specializzata nell’acciaio per l’edilizia, “siamo arrivati al punto in cui non sono da escludere blocchi della produzione nelle fasce orarie della giornata in cui i prezzi dell’energia sono più alti”.

L’APPELLO DI CONFINDUSTRIA CERAMICA

Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, ha rivolto un appello al governo di Mario Draghi: “Così come ci sono stati interventi sulle bollette dei cittadini per congelare una parte degli aumenti di luce e gas”, ha detto, “allo stesso modo bisognerebbe intervenire in favore delle imprese, almeno fino a quando i prezzi non scenderanno. Altrimenti fermarsi sarà inevitabile, basti pensare che molte delle nostre imprese sottoscrivono contratti annuali per la fornitura di gas e ora dovrebbero andare a ricontrattarlo mentre le quotazioni sono ai massimi”.

Savorani propone “un intervento per sterilizzare una parte dell’Iva o i costi dei permessi a inquinare”, ovvero le quote di emissione di CO2 scambiate nel mercato europeo ETS, anch’esse cresciute di prezzo: lo scorso agosto è arrivato a 60 euro per tonnellata di CO2; a settembre del 2020 era di circa 28 euro. Il rincaro pesa ovviamente di più sui settori energivori, che consumano grandi quantità di combustibili fossili.

LO SCAMBIO DI ACCUSE EUROPA-RUSSIA SUL GAS

L’Europa dipende pesantemente dalle importazioni di gas naturale per soddisfare il suo fabbisogno energetico, e si rifornisce principalmente dalla Russia. La commissaria europea all’Energia, Kadri Simson, ha recentemente ricordato che Mosca sta sì rispettando i contratti di fornitura a lungo termine, ma non ha prenotato nuova capacità di esportazione nonostante l’aumento dei prezzi (dal quale potrebbe trarne un vantaggio economico).

“Siamo molto grati che la Norvegia stia aumentando la sua produzione [di gas, ndr], ma non sembra essere questo il caso della Russia”, ha aggiunto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

In risposta, il presidente russo Vladimir Putin ha dato la colpa della situazione alla transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, alle “decisioni sbilanciate” delle autorità europee e all'”isteria” dei mercati del continente. Ieri ha detto che la Russia potrebbe potenzialmente esportare volumi record di gas naturale verso l’Europa.

Le sue dichiarazioni, però, per poter essere comprese, vanno giudicate nella loro interezza e contestualizzate.

COSA HANNO DETTO PUTIN E NOVAK SUL NORD STREAM 2

Il vice-primo ministro russo Alexander Novak, già ministro dell’Energia dal 2012 al 2020, ha detto che un’approvazione rapida del gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania permetterebbe di far abbassare i prezzi del combustibile. Si tratta però di una condotta molto controversa, perché consegnerebbe a Mosca maggiore potere sull’Europa e le permetterebbe di isolare l’Ucraina, fino ad oggi importante territorio di transito del gas russo.

Molti analisti – e le parole di Novak sembrano confermarlo – pensano che la Russia stia volontariamente riducendo le forniture di gas all’Europa per “spingere” il Nord Stream 2, presentandolo come un’infrastruttura necessaria alla sicurezza energetica del Vecchio continente. A differenza di Novak, Putin non ha fatto collegamenti espliciti tra l’aumento delle forniture e il Nord Stream 2, ma ha detto che le rotte passanti per l’Ucraina sono più costose e più inquinanti (Bruxelles è attenta a entrambe le cose).

I CONTRATTI DEL GAS

Putin pensa che l’Europa abbia sbagliato a distaccarsi dagli accordi di fornitura di gas a lungo termine, optando piuttosto per il mercato spot (dove la compravendita è immediata): un “errore”, secondo il presidente russo.

Alla società energetica statale del gas Gazprom non piace il mercato spot, preferendo i contratti a lungo termine, che possono durare anche venticinque anni.

Come riconosciuto anche dalla Commissione europea, Gazprom sta rispettando i contratti a lungo termine, ma non ha prenotato nuova capacità di esportazione. Di recente, ad esempio, ha prenotato solo un terzo della capacità di transito messa a disposizione per ottobre dal gasdotto Yamal-Europe (31,4 milioni di metri cubi su 89) e nessuna capacità di transito extra tramite l’Ucraina (non è la prima volta).

Putin ha detto che, per la società, sia economicamente svantaggioso trasportare gas naturale per le condotte vecchie, come quelle sul territorio ucraino; le nuove tubature, sostiene, permettono inoltre di ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera di 5,6 volte.

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