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Come evitare il maxi rincaro delle bollette? Idee e proposte

Extraprofitti

Da gennaio le bollette di luce e gas aumenteranno ancora. Ecco cosa sta facendo il governo e cosa suggeriscono i regolatori (Arera) e gli esperti (Clò e Tabarelli)

 

Dopo il rincaro attutito dal governo negli ultimi due trimestri del 2021, da gennaio a marzo dell’anno prossimo le bollette dell’energia elettrica e del gas naturale potrebbero aumentare ancora. Le previsioni – i numeri reali dovrebbero arrivare prossimamente – dicono che quella del gas crescerà del 50 per cento, mentre quella della luce tra il 17 e il 25 per cento circa.

COSA STA FACENDO IL GOVERNO

Stando ai calcoli del Sole 24 Ore, il governo ha finora stanziato 3,8 miliardi di euro contro il caro-bollette.

Dal punto di vista sostanziale, pare che il governo riproporrà l’approccio già utilizzato negli scorsi mesi: cioè limitare l’impatto dei rincari sulle fasce più vulnerabili della popolazione, forse allargando la platea dei destinatari (basata sul reddito) attraverso un fondo ad hoc. C’è però il problema delle industrie energivore, quelle cioè che utilizzano grandi quantità di energia per le loro attività produttive, le cui attività verrebbero pesantemente danneggiate dagli alti prezzi di elettricità e gas.

Oltre a queste misure di breve termine (di aiuto economico alle fasce sociali ed, eventualmente, ai settori economici più in difficoltà), il governo – scrive il Sole 24 Ore – sta pensando anche a una soluzione di lungo termine, strutturale, che potrebbe consistere in una riforma della bolletta stessa, e nello specifico della voce degli oneri di sistema.

COSA HA DETTO BESSEGHINI (ARERA)

Intervenuto a Rainews 24, il presidente di ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) Stefano Besseghini ha detto che per limitare l’impatto economico dell’aumento dei prezzi dell’energia nel primo trimestre del 2022 si potrebbe procedere con una “replica degli interventi” già effettuati dal governo nei mesi scorsi. La misura avrà però un costo “assai significativo” ma dovrà essere finanziata “adeguatamente, in particolare per le famiglie più vulnerabili”.

COSA FARE? IL PARERE DI CLÒ

Alberto Clò, direttore di Rivista Energia, pensa che la situazione di crisi dei prezzi dell’energia – dovuta principalmente all’aumento del costo del gas naturale, utilizzato anche per generare elettricità – potrebbe risolversi una volta conclusa la stagione fredda, “ma il rischio è che la si ritrovi tale e quale l’autunno del prossimo anno”.

Per questo, secondo l’economista Clò, sarebbe preferibile “intervenire sulle cause del problema”, riducendo l’esposizione al mercato spot del gas (quello che prevede una compravendita immediata), più volatile, e puntando invece sui contratti a lungo termine, dove i prezzi vengono definiti con chiarezza. “Trovare in sostanza”, riassume l’analista, “un sistema di pricing più equilibrato per i consumatori finali, che attraverso legami ai nuovi contratti a lungo termine, riduca la volatilità dei prezzi al consumo ed eviti, in periodi di shortage come l’attuale – che potrebbero però diventare strutturali – di pagare prezzi assurdamente elevati.

IL PARERE DI TABARELLI (NOMISMA)

Tabarelli, economista e presidente di Nomisma Energia, ha detto alla Stampa che i 3,8 miliardi stanziati dal governo sono insufficienti: “ci saranno dei rincari un po’ meno forti, ma sempre insostenibili per migliaia di famiglie e di imprese italiane”.

Tabarelli propone di “tornare alle tariffe amministrate, cioè stabilite dalla mano pubblica. Ma a Roma e a Bruxelles dicono che quella a cui stiamo assistendo è una normale manifestazione del libero mercato, e che si aggiusterà tutto automaticamente”.

Secondo l’economista il mercato “sta producendo prezzi irrazionali”: c’entra la carenza di gas, sia perché la Russia (specialmente nei mesi passati) ha limitato i flussi, sia perché il mercato asiatico (visti i prezzi maggiori e quindi anche i margini di guadagno per gli esportatori) ha attirato verso di sé i carichi di GNL che altrimenti avrebbero raggiunto l’Europa. Tabarelli parla di una “modesta carenza di gas”, risolvibile con la costruzione di nuovi rigassificatori e con l’apertura del gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania, che viola però le regole europee e che viene considerato dagli Stati Uniti un’arma geopolitica che permetterà a Mosca di aumentare la sua influenza sull’Europa.

FARE COME LA SPAGNA?

Sempre Tabarelli, ma a Milano Finanza, ha detto che sarebbe auspicabile, da parte del governo Draghi, una misura simile a quella decisa in Spagna: l’esecutivo di Pedro Sanchez ha deciso di attingere ai profitti delle società energetiche, giudicati eccessivi, per procurarsi risorse da destinare al contenimento dei costi dell’energia per cittadini e imprese, imponendo un limite massimo ai prezzi del gas naturale e abbassando la tassa sull’elettricità.

Tabarelli pensa che le fonti rinnovabili non siano “la soluzione” sia perché la loro piena affermazione è lontana, sia perché “non bastano, trovo assurdo che siano ancora oggetto di incentivi”.

“Molto meglio rimettere in funzione le centrali a carbone”, conclude l’economista, “che aspettare il miracolo green senza fare nulla”.

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