Economia

Popolare Bari, ecco piani e sogni (stile Banca 121?) di De Bustis

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Che cosa sta studiando il vertice della Popolare di Bari per tamponare le perdite e rabbonire gli azionisti infuriati che non riescono a vendere le azioni della banca pugliese

 

C’è aria di novità in Popolare di Bari, la più grande banca del Sud che attraversa tempi difficili e che si prepara per il rilancio dopo i cambi al vertice.

Nel prossimo futuro sono previste la fusione per ottenere il beneficio fiscale delle Dta, previsto dal decreto Crescita, la cessione di oltre 1 miliardo di crediti deteriorati e la nascita – entro giugno 2020 – della Spa, frutto della scissione della cooperativa attuale.

A parlare di ciò che attende l’istituto di credito pugliese è l’amministratore delegato, Vincenzo De Bustis, in un’intervista rilasciata oggi al Sole 24 Ore.

PRIMA DEL FUTURO, UNO SGUARDO AL RECENTE PASSATO

De Bustis è stato confermato nel ruolo dopo l’assemblea di fine luglio che ha visto avvicendamenti al vertice e la fine dell’era Jacobini, con la presidenza affidata – in verità solo dopo qualche giorno – a Gianvito Giannelli. L’assemblea estiva ha avuto pure l’arduo compito di approvare il bilancio del 2018 dopo tre revisioni dei conti: l’esercizio si è chiuso con una perdita di 420, 2 milioni di euro dopo la contabilizzazione di ulteriori rettifiche sui crediti per 23 milioni. I ratio patrimoniali perciò sono stati ridotti ancora: 7,19% per il Cet1 e 9,46% per il Total capital ratio.

LA STRADA PER LE DTA

Interrogato sul percorso per trasformare circa 350 milioni di Dta in capitale, De Bustis ha spiegato: “Abbiamo individuato tre ipotesi acquisitive, una banca e altri due veicoli strumentali sotto il profilo industriale. Stiamo procedendo con le offerte vincolanti. Contiamo a breve di chiudere i deal con i tre soggetti e procedere poi alla fusione entro fine anno”. L’istituto di credito prescelto sarebbe – secondo le indiscrezioni di Mf e Start smentite dalla Popolare di Bari – a Popolare Vesuviana, una piccola realtà che vanta solo quattro sportelli – tutti in territorio campano – e che nel 2018 ha messo a segno un utile netto di poco più di 780mila euro. Ricordiamo che l’incentivo fiscale voluto dal precedente esecutivo permette di trasformare le attività fiscali differite in credito di imposta fino a 500 milioni per imprese e istituti di credito, con sede legale al Sud, che decidano di aggregarsi tramite fusione, scissione o conferimento di azienda o di rami di azienda.

LA SCISSIONE TRA COOPERATIVA E SPA

Sul fronte della scissione, l’ad della Popolare di Bari chiarisce che “l’ipotesi prevalente al momento è quella della scissione pura: ogni attuale azionista di Popolare Bari avrà in futuro un’azione della cooperativa e un’azione della nuova Spa” con la cooperativa che “continuerà l’attuale attività di banca del territorio, mantenendo una parte degli sportelli e dell’attività tradizionale ma con maggiore slancio grazie alla ripulitura del portafoglio Npl”.

COME SARA’ E COSA FARA’ LA NUOVA SPA

“La nuova Spa sarà invece una banca multicanale con una forte vocazione di servizio con qualificati advisors sul territorio a sostegno della clientela affluent e delle Pmi del Meridione” dice De Bustis (già alla testa della banca digital 121 di Mps poi andata a scatafascio) al quotidiano confindustriale evidenziando pure che sarà “una public company, non controllata da nessun grande azionista, ed è ovviamente un progetto aperto ad altre realtà del Centro-Sud che condividano il progetto di una banca che faccia da volano per le imprese del Sud. L’ambizione sarebbe di costruire più che una banca per ‘il Sud’, una banca per ‘I sud’”.

LA BANCA PER I SUD

Espressione che l’amministratore delegato della Bari non esita a spiegare: “Viviamo nell’era della globalizzazione e penso alle opportunità che le imprese italiane hanno in Africa o in Medio Oriente in settori come le infrastrutture e l’energia”. Un disegno “ambizioso” che – a parere del manager – “può concretizzarsi solo nell’ambito di un lavoro più ampio, che coinvolga a vari livelli entità qualificate dello Stato come Cdp, Sace, Simest, MedioCredito. A fianco della nuova banca, serve un progetto condiviso dall’intero Paese per affrontare con decisione la questione meridionale”.

IL MALUMORE DEGLI AZIONISTI

All’interno di questo quadro futuro, così ricco e variegato, si staglia un presente con azionisti in difficoltà a causa del crollo del valore delle azioni e della impossibilità a disfarsene. De Bustis la prende alla larga: “Se guardiamo la performance a dieci anni, anche altre banche italiane quotate in Borsa hanno avuto crolli di valore analoghi, salvo i best performer. Da noi il problema principale è la liquidabilità delle azioni e il recupero del valore. Che rimedi sono possibili? Si dovrà puntare alla quotazione delle azioni attraverso un processo di risanamento industriale e la proposizione di nuovi modelli di business, come detto in precedenza. Questo è il nostro impegno”. Secondo l’ad proprio la scissione tra cooperativa e spa dovrebbe portare a una “ripresa di valore” delle azioni.

Inoltre, De Bustis cerca di rabbonire i soci rilevando la “totale discontinuità gestionale” della banca il cui assetto “non solo la governance al vertice, deve essere improntato alla trasparenza”. E c’è di più: i vertici di Popolare di Bari ci metteranno la faccia “andando a raccontare sul territorio ai soci quello che stiamo facendo e perché lo facciamo. L’osservatorio istituzionale che abbiamo costituito ci aiuterà, così come il tavolo permanente banca-associazioni dei consumatori”.

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