Economia

Popolare di Bari, ecco come e perché i piccoli azionisti borbottano dopo l’assemblea

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Banca popolare di Bari, Francavilla Fontana-2

Umori e malumori dei piccoli azionisti della Banca Popolare di Bari dopo l’assemblea dei soci che ha approvato il bilancio 2018 ed eletto il nuovo consiglio di amministrazione dell’istituto pugliese

L’assemblea della Banca Popolare Bari, che si è svolta domenica scorsa, non ha di certo tranquillizzato gli animi all’interno dell’istituto, alle prese con un buco di bilancio pesante e con un nuovo board espressione della vecchia guardia. In particolare sono di pessimo umore i piccoli soci – riuniti nel Comitato degli azionisti – le cui attese (e richieste) di avere un loro esponente nel consiglio d’amministrazione – Canio Trione, presidente del comitato – non si sono verificate. Ma facciamo il punto della situazione.

IL BILANCIO 2018

L’assemblea della banca ha approvato il bilancio 2018 con una perdita di circa 420 milioni. La raccolta totale è scesa a 12,96 miliardi contro i 13,79 del 2017 (-6%) a riprova del basso tasso di fiducia dei clienti; gli impieghi alla clientela sono scesi a 7,08 miliardi contro i 7,8 del 2017(-9,3%). La media italiana 2018 invece è stata pari a +1,6%. Il margine di interesse ha raggiunto i 178,6 milioni contro i 193 del 2017 (-7,5%) e quello di intermediazione i 311 contro i 338 milioni del 2017 (-8%).

IL NUOVO CDA

I sei nuovi componenti del consiglio d’amministrazione sono tutti espressione dell’antico gruppo dirigente: Vincenzo De Bustis, Gianvito Giannelli, Franco Pignataro, Patrizia Giangualano, Francesco Ago e Giulio Codacci Pisanelli. A sorpresa – nonostante le indiscrezioni della vigilia non smentite da Bankitalia su una moral suasion di Palazzo Koch di un passo indietro del presidente Marco Jacobini che scade alla fine dell’anno – è arrivata pure la riconferma alla presidenza di Jacobini, dal 1989 al vertice dell’istituto fondato dal padre nel 1960: “Ci sono, resto”, ha sibilato.

LE AZIONI PER RECUPERARE LA PERDITA

Due le azioni individuate e presentate in assemblea per recuperare la perdita: una cartolarizzazione di crediti in bonis per quasi 400 milioni di euro e la cessione della partecipazione di controllo (73,57%) di CariOrvieto, iscritta a bilancio per 55,5 milioni.

E se Jacobini ha sottolineato – come ricorda oggi il Sole 24 Ore – che l’istituto si può salvare a patto che “rimaniamo coesi e forti per ottenere tutto quello che è possibile per continuare ad andare avanti”, pure i dubbi rimangono. “Approvando il bilancio i soci – in tutto 5.000 tra presenti (2.000) e deleghe, quasi 30 i voti contrari – hanno messo un punto fermo – scrive il quotidiano confindustriale – . Resta da capire ora, e fino in fondo, l’assetto di vertice, come ripatrimonializzare la banca dopo le perdite 2018 per 420,2 milioni, come affrontare il ‘futuro prossimo’ – slogan dell’assemblea- con il piano industriale 2019/2023 approvato il 30 gennaio dal cda, come avviare il percorso delle aggregazioni possibili, cioè come inserirsi o no nel risiko bancario del centro sud”.

IL MALUMORE DEI PICCOLI AZIONISTI

In questa situazione non facile si aggiunge il malumore dei piccoli azionisti. In una nota firmata dal presidente del comitato degli azionisti Canio Trione e da Adiconsum (Vincenzo Riglietta), Adusbef (Vincenzo Laudadio), Assoconsum (Francesco Decanio), Codacons (Antonio Scalioti), Confconsumatori (Antonio Pinto), Lega Consumatori Bari (Angela Forcina), Unione Nazionale Consumatori (Andrea Cardinale), i soci sottolineano che “le sole espressioni di rabbia e malcontento (pur comprensibili e giustificate) esclusivamente demolitive e quasi compiaciute nel creare ulteriori problemi alla banca non aiutano la posizione degli azionisti”.

Quindi ribadiscono “la necessità di unire maggiori consensi attorno ad una proposta condivisa che indichi soluzioni e un progetto alternativo da attuare”. La “necessaria svolta nella politica creditizia dell’immediato futuro, che noi abbiamo in tempi non sospetti chiesto e indicato nei passati comunicati – aggiungono – rimane priva di risposte ed oggi è affidata ad un Cda che non dice nulla su ciò che vuole fare. Le dismissioni da sole non aiutano certo a far recuperare redditività alla banca”. Una certezza esiste: “Nei prossimi giorni il Comitato promuoverà nuove azioni a tutela dei soci”.

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