Economia

Banca Popolare Bari punta a digerire la Popolare Vesuviana. Ecco come e perché

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Tutti i dettagli e le indiscrezioni sulle mosse della Popolare di Bari per giovarsi del beneficio fiscale delle Dta previsto dal decreto Crescita

 

Sarebbe Popolare Vesuviana la banca con cui Popolare di Bari punterebbe alla fusione per potersi giovare della norma sulle Dta.

L’indiscrezione, scritta oggi da Mf-Milano Finanza, era stata in parte anticipata da Start Mag il mese scorso quando aveva parlato di “una piccolissima popolare del Sud con un numero limitato di sportelli”.

COME SI MUOVE DE BUSTIS DELLA POPOLARE DI BARI PER SFRUTTARE I VANTAGGI DELLA NORMA SULLE DTA

All’operazione l’amministratore delegato, Vincenzo De Bustis, starebbe lavorando già da un po’, all’indomani dell’approvazione del decreto Crescita in cui appunto si prevede un incentivo fiscale (trasformare le attività fiscali differite in credito di imposta fino a 500 milioni) per imprese e istituti di credito, con sede legale al Sud, che decidano di aggregarsi tramite fusione, scissione o conferimento di azienda o di rami di azienda.

IN COSA CONSISTE LA NORMA SULLE DTA

In sostanza la norma è una versione rinnovata del credito d’imposta per le banche con sede legale in Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna grazie al recupero delle imposte differite su perdite (Dta). L’idea che starebbe dietro la norma punta a creare al Sud un polo bancario partendo dai due istituti maggiori e cioè Popolare di Bari e Popolare Puglia e Basilicata. Anche se tra le banche aggreganti potenziali ci sarebbe anche la Popolare di Ragusa.

Lo sconto fiscale in caso di aggregazione è fino a 500 milioni per ogni soggetto partecipante. La trasformazione delle attività per imposte anticipate in crediti d’imposta è condizionata all’assunzione – da parte della società che ne risulta – dell’impegno a versare un canone annuo a favore dell’Erario con applicazione di un’aliquota annua dell’1,5% alla differenza tra l’ammontare delle attività per imposte anticipate e le imposte versate. Il pagamento del canone avverrà in quattro esercizi a partire dalla data di approvazione del primo bilancio della società risultante dall’aggregazione.

Per evitare l’elusione del limite dei 500 milioni di Dta, l’incentivo non è concesso se ad una aggregazione partecipino soggetti che abbiano già preso parte a un’altra operazione del genere per cui è già stata prevista la trasformazione delle Dta in crediti d’imposta.

LA POPOLARE VESUVIANA

L’istituto che ha alle viste una fusione con la Popolare di Bari vanta solo quattro sportelli, tutti nel territorio campano: uno a Napoli e tre in Provincia, a Nola, a San Giuseppe Vesuviano e a Striano.

Popolare Vesuviana è stata costituita nel luglio del 1991 da un gruppo di promotori a firma del notaio Giovanni Cesaro, come informa lo stesso sito della banca, ed è operativa da gennaio 1993. La banca propone diversi prodotti, anche finanziari e assicurativi, “in partnership con i più affidabili operatori presenti sul mercato” per “favorire la crescita delle piccole e medie imprese locali”.

Il bilancio dell’esercizio 2018 – approvato dall’assemblea il 4 maggio scorso – presenta un utile netto di 780.495 euro destinato alla revisione legale per 78.050 euro, alla riserva straordinaria per 602.278 euro e ai dividendi per i soci per poco più di 100mila euro. La stessa assemblea ha fissato il prezzo delle azioni della banca in 88,77 euro.

In una nota firmata dal presidente del cda, Giuseppina Nappo, si chiarisce che “la situazione tecnica della banca al 31.12.2018 in termini di raccolta, credito, patrimonio, rischi e redditività ha registrato un’evoluzione positiva rispetto alla stessa situazione risultante alla fine dell’esercizio precedente”.

IN POPOLARE BARI NASCE L’OSSERVATORIO SUL CONTESTO ISTITUZIONALE E DI MERCATO

Intanto il consiglio d’amministrazione della Popolare di Bari ha dato il via libera alla costituzione di un Osservatorio sul contesto istituzionale e di mercato di cui fanno parte Canio Trione, che mirava ad avere un posto nel board, Lorenzo Gorgoni, ex consigliere di Montepaschi, e il professor Giovanni Ferri, economista e prorettore della Lumsa e molto vicino a Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’associazione nazionale fra le banche popolari presieduta da Corrado Sforza Fogliani. Tutte persone, si legge in una nota stampa dell’istituto, che sono “autonome ed indipendenti rispetto alla Banca”. E Ferri è notoriamente uno dei molti economisti in Italia che sostiene la bontà del ruolo delle piccole e medie banche, anche e soprattutto cooperative.

L’Osservatorio si occuperà “di tutte le tematiche che riguardano i rapporti con i soci” e delle iniziative per “migliorare la liquidabilità delle azioni” promuovendo pure iniziative per “far recuperare valore all’intera compagine sociale”. I tre componenti potranno essere aggiornati “sulle strategie industriali della Banca, senza tralasciare gli scenari delle possibili aggregazioni tra Banche Popolari” e presentare al cda proposte per migliorare il rapporto tra la banca, le associazioni dei consumatori e i soci.

PROROGATO IL PROTOCOLLO DI INTESA PER LA REALIZZAZIONE DI UNA PROCEDURA DI CONCILIAZIONE

Il board della Popolare di Bari, in accordo con il Comitato per la Tutela degli Azionisti della Banca Popolare di Bari, ha pure deciso di prorogare al 31 dicembre prossimo il termine ultimo per poter aderire al “Protocollo di Intesa per la Realizzazione di una Procedura di Conciliazione”. Si tratta di un’iniziativa che ha già raccolto l’adesione iniziale di Adiconsum, Adusbef, Assoconsum, Codacons, Confconsumatori, Lega Consumatori, Unione Nazionale Consumatori e dell’associazione Praesidium. Per rendere operativo e funzionante il Protocollo, l’istituto aveva stanziato un apposito plafond di 3,5 milioni di euro.

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