Finora è stato il marchio cinese che si è tenuto maggiormente defilato rispetto alla concorrenza che sta invece intensificando l’invasione del Vecchio continente (anche perché, rivelano le trimestrali di Byd e Geely, il mercato interno è ormai giunto alla saturazione). Ed è pure quello dal nome maggiormente difficile da pronunciare: Hongqi. Un nome cui il regime cinese, però, tiene parecchio dal momento che vuole dire “bandiera rossa”.
STELLANTIS E HONGQI VERSO LA PARTNERSHIP?
Sono pochi i giornalisti occidentali che per il momento hanno recensito una Hongqi. Per approfondire vi rimandiamo a quella, affilata ma efficace, dell’ironico presentatore britannico Jeremy Clarkson ai tempi del programma automobilistico della BBC Top Gear.
Secondo Reuters il marchio, che in Cina è conosciuto soprattutto per essere focalizzato sulla produzione di auto premium per la dirigenza locale (non a caso sulle sue ammiraglie sedeva soddisfatto Mao Zedong, padre dell’attuale Repubblica Popolare Cinese), vorrebbe arrivare in Europa passando però non dai porti ma dagli stabilimenti che Stellantis ha già così da evitare i dazi imposti da Bruxelles e non sobbarcarsi gli extra costi legati alla realizzazione da zero di nuovi siti produttivi.

STELLANTIS E FAW HANNO QUALCOSA IN COMUNE…
Le trattative, da quel che è dato sapere secondo le indiscrezioni di stampa, sarebbero in corso tra Stellantis e Faw, azienda dello Stato cinese fondata nel 1953 nella città nord-orientale di Changchun (all’epoca produceva camion) che in portafogli oltre Hongqi ha pure i marchi Jiefang e Besturn (oggi ribattezzata Bestune per suonare meglio all’orecchio occidentale).
Non è la prima volta che Faw e Stellantis si incontrano, dal momento che sono entrambi investitori in Leapmotor, la startup cinese di auto elettriche che il Gruppo italo-francese intende commercializzare in Europa e in Sud America – forse persino in Canada per farsi perdonare la fuga repentina a favore degli States.
Il piano di internazionalizzazione di Hongqi prevede il lancio di 15 veicoli elettrici e ibridi plug-in entro il 2028 in 25 mercati diversi e le fabbriche che Stellantis ha in Europa, a iniziare da quelle spagnole, si configurano come la via più breve (ed economica) per iniziare la propria espansione.
Parimenti, il Gruppo italo-francese, avendo promesso a Donald Trump investimenti per 13 miliardi di dollari sul suolo americano, difficilmente con il nuovo piano industriale che sarà infine presentato tra poche settimane tornerà a riempire le linee delle fabbriche del Vecchio continente (a iniziare da quello italiano di Cassino, mentre sono state sciolte le riserve sul destino di Poissy, alle porte di Parigi che non sfornerà più auto ma recupererà modelli usati) e dunque secondo indiscrezioni sarebbe in certa di Case cinesi intenzionate alla coabitazione.
MADRID IN TESTA SU ROMA?
La Spagna è in prima fila e rischia di essere pure la preferita perché sull’Italia potrebbe pesare il fatto che Roma abbia votato “sì” ai dazi di Bruxelles contro le auto elettriche cinesi. Lo ha fatto pure la Polonia è infatti s’è vista portar via la produzione di Leapmotor a favore della penisola iberica. La Cina non dimentica tanto facilmente, come dimostrano marchi nostalgici come Hongqi.






