Torna a rimbalzare con prepotenza il rumor anticipato il mese scorso da Start Magazine e subito smentito dal Gruppo italo-francese secondo cui Stellantis sarebbe in trattative con uno o più marchi cinesi per portarli in Europa, sulla falsariga di quanto già fatto con la startup di auto elettriche Leapmotor.
COME MAI STELLANTIS CORTEGGIA I MARCHI CINESI?
Duplice l’obiettivo di Stellantis, come ha confermato Bloomberg nelle ultime ore: da un lato produrre modelli in Cina e soprattutto lavorare a stretto contatto con i marchi cinesi il cui know-how con riferimento alla tecnologia di bordo è attualmente senza pari, dall’altro spalancare le porte degli stabilimenti europei sottoutilizzati per presentare alle “rivali” asiatiche in cerca di un punto d’appoggio nel Vecchio continente soluzioni già pronte all’uso.
STABILIMENTI IN AFFITTO A CHI INTENDE UTILIZZARLI?
Potrebbero tornare ad aprirsi pure i cancelli, chiusi da tempo per cassa-integrazione, di diversi impianti italiani dal futuro parecchio incerto (viene subito in mente Cassino, ma non è il solo). Qui però bisognerà vedere cosa deciderà di fare Pechino perché proprio con riferimento a Leapmotor c’è un precedente che rischia di essere un ostacolo. I veicoli dell’azienda cinese in un primo tempo, infatti, sembravano destinati all’impianto polacco di Tychy, salvo poi essere dirottati all’ultimo minuto in Spagna. Il motivo? Pare l’ostilità cinese verso quei Paesi europei che hanno votato “sì” ai dazi Ue contro le auto elettriche cinesi. E l’Italia, proprio come la Polonia, è tra questi.
A ogni modo il mutato assetto internazionale per via delle intemperanze di Donald Trump sembrerebbe spingere la Cina a più miti consigli, intensificando il dialogo con l’Europa destinata a diventare destinazione privilegiata del suo export. Non a caso nell’ultimissimo periodo delegazioni cinesi avrebbero visitato, sempre secondo Bloomberg, alcuni siti Stellantis in Italia e Germania. L’agenzia di stampa ipotizza anche futuri investimenti diretti nelle fabbriche su suolo europeo, ritenute essenziali per aggirare i muri commerciali eretti da Bruxelles lungo i confini Ue.
A QUALI MARCHI CINESI GUARDA STELLANTIS?
Sempre Bloomberg si spinge persino a ipotizzare possibili acquisizioni future di alcuni hub e ha peraltro già raccontato di interlocuzioni in corso con Xiaomi e Xpeng, ma adesso le attenzioni della stampa per una possibile alleanza strategica si stanno focalizzando su Dongfeng, già socio con l’1,5% e collaboratore di lungo corso col ramo francese del Gruppo guidato da Antonio Filosa attraverso la jv Dongfeng Peugeot-Citroën Automobile Company (ne parlammo qui).
Una jv che non è mai venuta meno in tutti questi lunghi anni, anzi, la scorsa estate ha dato alla luce un nuovo marchio, Hedmos, in cinese Shijie, prodotto a Wuhan, nella provincia di Hubei. Là viene sfornato un SUV completamente elettrico a un prezzo irrisorio per il mercato occidentale: meno di 16mila euro. Ma al momento non ci sono piani per vederlo a queste latitudini, salvo – s’intende – non diventi oggetto della partnership ventilata nelle ultime ore.
STELLANTIS DISTRIBUTORE UFFICIALE DI MARCHI CINESI?
Quel che è certo è che la medesima strategia come è già stato scritto su queste pagine potrebbe essere utilizzata dal costruttore europeo, al momento totalmente concentrato sui 13 miliardi di investimenti su suolo americano per compiacere il volubile Donald Trump, anche per disinnescare possibili incidenti diplomatici col Canada.
Non si dimentichi infatti che Stellantis per assecondare i capricci protezionistici del presidente Usa Donald Trump ha iniziato il trasferimento della produzione delle auto prodotte in Canada destinate a servire il mercato Usa direttamente nelle fabbriche statunitensi (per la precisione in un impianto che era stato frettolosamente riaperto dopo la decisione di dismetterlo per evitare nuovi scioperi del potente sindacato Uaw).
Ottawa non l’ha presa affatto bene e ha minacciato il Gruppo di pesanti contromosse legali. La soluzione individuata dal costruttore europeo sarebbe perciò rimpiazzare la propria produzione con quella cinese, del partner Leapmotor. In questo modo l’alleato asiatico arriverebbe nel Nuovo mondo (le sarebbero comunque preclusi gli States che si stanno chiudendo a riccio alle auto made in China) e il Canada non soffrirebbe le ricadute occupazionali dello stop dei suoi impianti.
Insomma, se tali voci di corridoio si rivelassero fondate, il futuro di Stellantis sembra sempre più “Usa-centrico” mentre a occupare i vuoti lasciati in mercati meno centrali ci penserebbero i marchi cinesi. Il Gruppo comunque continua a negare ammettendo sì i dialoghi ma derubricandoli a interlocuzioni di routine tra multinazionali. Il 21 maggio, quando infine l’azienda alzerà il velo sul primo piano industriale dell’era Filosa, se ne saprà di più.







