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Tim, Vivendi, Elliott e i balletti di Calenda, Di Maio e Salvini sulle rete ex Telecom

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tim

Siamo sicuri che il governo Gentiloni benedica il piano di Elliott sulla rete di Tim? Ovvero: siamo sicuri che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, abbia dato il via libera ai progetti del fondo americano per una società della rete unitaria per far confluire oltre l’asset dell’ex Telecom Italia anche Open Fiber? Le domande non sono balzane né retoriche.

Tutto nasce da questa dichiarazione odierna di Calenda: “Se il progetto di Elliott per Tim è di mio gradimento? E’ un progetto coincidente a quello che vogliamo fare per l’interesse pubblico ma mi pare che anche Tim si fosse orientata in questo senso”. Dunque la prima parte della frase contiene un apprezzamento del ministro all’idea di Elliott sulla rete che prevede un ruolo per la Cdp nella futura della società unica. Poi però Calenda dice: “Mi pare che anche Tim si fosse orientata in questo senso”. L’attuale vertice di Tim espressione dell’azionista Vivendi ha approntato un piano di scorporo societario della rete, ma la nuova società sarà sempre controllata da Tim e non sono stati indicati scenari per farla confluire in un unico soggetto con Open Fiber, la società per la banda larga costituita da Enel e Cassa depositi e prestiti. E quel progetto illustrato dall’ad di Tim, Amos Genish, e dunque di Vivendi, è stato elogiato da Calenda prima del voto del 4 marzo.

(ECCO PERCHE’ I PICCOLI AZIONISTI DI TIM SBUFFANO VERSO VIVENDI E ATTENDONO ELLIOTT)

Calenda è dunque incorso in una contraddizione? Forse il tutto si chiarirà presto. Sta di fatto che a febbraio il Movimento 5 Stelle ha sottolineato un cambiamento di impostazione del ministro dello Sviluppo economico, che nel frattempo si è iscritto al Pd. Ha scritto M5S sul Blog delle Stelle proprio sul plauso di Calenda per lo scorporo della rete Tim: “Il ministro Calenda adesso gioisce al progetto di separazione societaria della rete di Telecom Italia addirittura dichiarando che si tratta di “un dato epocale. Di questa cosa si parla da vent’anni e per la prima volta c’è un piano razionale e articolato che prevede la societarizzazione della rete”. Forse Calenda dimentica la mozione del Movimento 5 Stelle sullo scorporo e societarizzazione della rete Telecom, discussa nell’aula di Montecitorio nel novembre del 2014. Calenda, all’epoca viceministro dello Sviluppo Economico, la bocciò sostenendo che la rete Telecom era ormai antiquata e non vi erano ragioni di sicurezza e di concorrenza tali da giustificare una sua separazione dell’Incumbent nazionale. Adesso invece ha cambiato idea”. Conclusione del movimento capeggiato da Luigi Di Maio: “Lo scorporo ha senso solo se l’obiettivo è una rete pubblica, non certo come specchietto per le allodole che faccia contento il ministro. Con il MoVimento al governo ci sarà l’obiettivo chiaro della rete pubblica e la massima attenzione e tutela ai lavoratori”.

(TUTTI I PIANI DEL FONDO AMERICANO ELLIOTT SU TIM PER AZZOPPARE VIVENDI)

La direzione di marcia auspicata dai Pentastellati appare più aderente alle idee del fondo americano Elliott sulla rete di Tim. Infatti, come è stato fatto già notare, la prospettiva che si evince dai piani del fondo Elliott combacia per molti aspetti anche con i programmi del Movimento 5 stelle, se si legge il manifesto elettorale del partito ora guidato da Luigi Di Maio: “Il Movimento 5 Stelle s’impegna affinché l’infrastruttura di rete e la relativa gestione siano a maggioranza pubblica​“, è scritto nel capitolo sulle Telecomunicazioni del programma M5S: “Vogliamo creare le condizioni – scrivono i Pentastellati – per unire le porzioni di rete attualmente detenute dai principali soggetti operanti nella realizzazione, gestione e manutenzione della rete in fibra ottica in un’unica infrastruttura”. Come? “Attraverso l’unione tra la Open Fiber pubblica e la principale infrastruttura di rete del nostro Paese”. Il Movimento 5 Stelle punta sul “superamento della rete in rame (100 Mbps simmetrici) e verso la costituzione di un soggetto che fa la rete ma non offre i servizi (non verticalmente integrato)”.

(CHI SONO E COSA VOGLIONO I MANAGER ITALIANI INDICATI DA ELLIOTT PER IL CDA DI TIM)

Una prospettiva molto simile è quella che nei giorni scorsi anche Maurizio Gasparri, già ministro delle Comunicazioni nel governo Berlusconi, ha indicato in un colloquio con Reuters: “Non ha senso avere due autostrade da Milano a Roma e così non ha senso avere due reti telefoniche che competono tra di loro”, ha detto Gasparri: “La soluzione migliore è che le principali società telefoniche italiane, incluse Open Fiber e TIM, conferiscano i loro asset di rete a una nuova società”.

D’altronde è notorio quanta poca stima nel centrodestra si nutra verso la proprietà francese di Tim. Nella Lega, in Forza Italia e in Fratelli d’Italia gli sbuffi verso l’ingresso di Vivendi in Tim non sono mancati negli ultimi tempi, non soltanto per la vicenda che contrappone Mediaset a Vivendi nella partita legale su Mediaset Premium. Il maggior partito del centrodestra, ossia la Lega di Matteo Salvini, da tempo si batte per la funzione pubblica da rete di Tim, oltre ai cavi sottomarini della controllata Telecom Sparkle, e dunque lo scenario di una società unitaria della rete con un ruolo per la Cdp (modello Terna) è gradito in casa della Lega.

(ECCO PERCHE’ I PICCOLI AZIONISTI DI TIM SBUFFANO VERSO VIVENDI E ATTENDONO ELLIOTT)

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