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Ecco perché i piccoli azionisti di Tim criticano Vivendi e attendono Elliott

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Come giudicano i piccoli azionisti di Tim la gestione di Vivendi? E che cosa pensano del progetto e degli obiettivi del fondo Elliott? Start Magazine lo ha chiesto a Franco Lombardi, presidente di  Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Tim che rappresenta circa l’1% del capitale dell’ex monopolista ora alle prese con i trambusti fra Vivendi ed Elliott.

Presidente Lombardi, è contento che nella lista di Elliott per il cda di Tim ci sono tutti manager e professionisti italiani?

Il punto non è tanto la nazionalità quanto l’indipendenza per garantire tutti i soci, specie quando c’è un socio rilevante come Vivendi, e la competenza. Perché in un board come quello di TIM è utile che ci siano dei consiglieri di altre nazionalità. Viviamo in un mondo globalizzato.

Ma quali sono le reali differenze tra il progetto di Elliott e i piani di Vivendi?

Stando alle dichiarazioni, sulla rete il piano di Genish prevede di mantenere il 100%, a differenza di Elliott che prevede di cedere la maggioranza o addirittura (stando alle prime dichiarazioni) di fare una scissione. Inoltre nel piano di Vivendi non si fa cenno a cessioni di quote di Sparkle o altri asset. Mettere in Borsa anche Sparkle mantenendo un 30-40% a Tim e vendere magari una altra parte di Inwit significherebbe ridurre il rapporto debito/margine oggi troppo elevato.

Entriamo ora nei dettagli. Che cosa pensa dell’idea di una società unica della rete con Open Fiber e un ruolo di perno azionario di Cdp?

A mio modo di vedere non ha senso avere due reti di accesso in competizione fra loro. Riteniamo perciò importante per TIM, ma anche per il Paese (gran parte della rete di Open Fiber è realizzata con soldi pubblici), puntare a una società unica della rete con Open Fiber con un ruolo importante di CDP ma con una quota TIM che a nostro avviso non dovrebbe scendere al disotto del 30/40%.

Di questa società unitaria farà parte anche Sparkle?

No, la società della rete dovrebbe limitarsi alla rete di accesso, mentre l’infrastruttura di Sparkle è sui collegamenti internazionali e intercontinentali

Che impatto avrà questo progetto della rete sul debito di Tim?

Non posso fare stime oggi, dipende da troppi fattori, la valutazione dell’asset, la quota che sarà ceduta, se la società sarà quotata in Borsa, si tratta di miliardi di euro. Comunque sul debito Tim avrà un consistente impatto migliorando il debito oggi fuori mercato rispetto ai grandi operatori Europei

Che cosa pensa della conversione delle azioni di risparmio?

E’ da farsi per razionalizzare l’assetto societario. Bisogna scegliere il momento opportuno, guardando alle quotazioni dei due titoli. Già questa decisione era stata presa nel maggio del 2017 e poi c’è stato un cambio improvviso di Vivendi a ridosso dell’assemblea.

Dia i voti alla gestione di Vivendi.

Se vogliamo essere precisi il cambio di due AD in due anni, i compensi enormi dati ad alcuni di loro per uscire, i risultati sul fatturato, sugli utili, sulla mancanza dei dividendi per tre anni, la mancanza del sondaggio di clima sul personale per tre anni, le approvazioni del cda su operazioni correlate rilevanti passate normalmente senza la maggioranza dei consiglieri indipendenti, quali ad esempio la joint venture Canal plus-Tim, le opposizioni dell’ottimo collegio sindacale su “special award” all’AD, sulla joint venture, il controllo di fatto di Vivendi e molto altro pongono questo azionista di maggioranza tra i più negativi dalla privatizzazione della società ad oggi, anche in riferimento all’andamento del titolo.

Genish va confermato come capo azienda nel caso Elliott spodestasse Vivendi?

Genish è certamente competente e ha il merito di aver riaperto i contatti con le istituzioni. Con lui si sente parlare di progetti strategici e non solo di risultati a breve. Vediamo chi proporrà Elliott. E soprattutto ci aspettiamo da Elliott i temi che abbiamo proposto come Asati nella lettera inviata ieri. Temi che siano articolati nella prossima settimana per dare indicazioni di voto essendo Elliott un investitore, speriamo non di breve termine ma almeno per tre anni, da cui ci aspetteremo delle novità utili per l’azienda.

Leggi qui la lettera firmata da ASATI.

 

 

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