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Ecco tutti i numeri sulla futura società delle rete Tim di Vivendi

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Amos Genish, Ad Tim

Prime valutazioni e simulazioni sulla futura società della rete Tim annunciata dai vertici del gruppo controllato da Vivendi. L’approfondimento di Fernando Soto

Analisti e banchieri d’affari entusiasti. Politici favorevoli. Sindacati attendisti. Sono queste le posizioni che emergono dopo l’annuncio dei vertici di Tim per lo scorporo della rete fissa, che farà parte di una società ad hoc sempre controllata dall’ex Telecom Italia. Ma quali potrebbero essere i numeri della futura società? In attesa dell’approvazione del progetto illustrato per sommi capi in settimana dall’ad, Amos Genish, che sarà discusso il prossimo 6 marzo dal consiglio di Tim, nel gruppo controllato da Vivendi si fanno le prime previsioni sugli effetti della societarizzazione della rete Tim, che ora fa parte della divisione Open Access.

NUMERI, PREVISIONI E SCENARI

Un effetto è sicuro: la societarizzazione della rete porterà alla creazione inevitabile di una Tim concentrata solo sui servizi. Oggi l’ex monopolista fattura 15 miliardi in Italia, di cui 13 vengono dai servizi e 2 dall’affitto della rete agli operatori alternativi. La società della rete avrebbe anche i ricavi dell’affitto alla service company Tim. In tutto potrebbe quindi arrivare intorno a 4,5 miliardi, con un margine operativo lordo stimabile in 1,8 miliardi. La Tim service avrebbe 13 miliardi di fatturato e circa 5 di margine operativo lordo.

GLI EFFETTI SUL PERSONALE

Come si distribuiranno debiti e personale dell’attuale Tim fra le due società? Ha scritto il Sole 24 Ore: “Se venissero distribuiti secondo fatturato e margini, alla Tim dei servizi potrebbe rimanere, almeno nei calcoli delle organizzazioni, un debito di almeno 18 miliardi su 25 e non meno di 25mila dipendenti. Da dove deriva quest’ultimo numero? I dipendenti attuali sono poco più di 50mila. Con i 20mila nella società della rete ne rimarrebbero 30mila. Vero è che sono previste fino a 6.500 uscite volontarie (da legge fornero e incentivi all’esodo) al momento fra i dipendenti. Ma con la solidarietà espansiva arriveranno anche 2mila nuovi ingressi. Insomma, il parco dipendenti potrebbe scendere attorno alle 45mila unità totali. Da qui il calcolo dei 20-25mila nella società di servizi”.

I REPORT DI ANALISTI E BANCHE D’AFFARI

“Consideriamo positivamente il progetto di separazione della rete in quanto potrebbe contribuire ad alleggerire la pressione che arriva dal governo e dai regolatori su Tim. Inoltre, potrebbe rappresentare il primo passo per sbloccare il valore nascosto di questo asset”, hanno sottolineano gli analisti di Banca Imi, si legge su Mf/Milano Finanza. Anche per Equita la separazione legale è un importante catalyst sul titolo: “In sé non garantisce un’emersione di valore, ma è chiaramente il presupposto per sviluppi strategici rilevanti per il titolo, quali la possibile Ipo della rete e/o fusione con Open Fiber, il nostro scenario preferibile, fino al possibile demerger delle attività di rete. Sono fiduciosi che la separazione della rete sarà implementata quest’anno anche gli analisti di Mediobanca Securities, con il primo passo rappresentato dalla newco interamente di proprietà di Tim. Come secondo step, ipotizzano gli analisti di Mediobanca, il capitale della newco potrebbe essere aperto a terzi e le discussioni sulla configurazione di una singola rete fissa potrebbero far esplorare quest’opzione e il rapporto con Roma e il regolatore si attenuerebbe ulteriormente.

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