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Perché Borsa e governo brindano al progetto Genish per una società della rete fissa Tim

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Amos Genish, Ad Tim

Il progetto di Tim presentato da Genish a Calenda sulla rete fissa, gli obiettivi della gruppo controllato da Vivendi, la reazione del governo e le prime stime di analisti e banche d’affari nell’approfondimento di Michele Arnese

Dopo tensioni e fibrillazioni, Tim e governo trovano un’intesa sulla rete fissa dell’ex Telecom Italia. Il progetto della società posseduta dalla francese Vivendi per una separazione societaria della rete incontra il favore del governo, che da tempo sosteneva per bocca del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il modello inglese per l’infrastruttura dell’ex Telecom Italia. Ecco le ultime novità emerse il 7 febbraio con le prime valutazioni degli analisti e delle banche d’affari su valore e stime della futura società che sarà controllata da Tim. Un progetto che consentirà all’ex monopolista capeggiato da Amos Genish di alleviare la capogruppo di una parte della zavorra del debito per trasferirlo nella futura società della rete. Resta da vedere se e chi entrerà in una seconda fase nel capitale della futura società. Ecco le novità emerse il 7 febbraio, con il titolo di Tim che ha fatto un balzo in avanti dopo gli annunci dell’amministratore delegato di Tim.

IL PROGETTO DI TIM

Si tratta, ha spiegato Genish, di “un’ipotesi di proposta che porterà alla separazione legale della rete di Tim, una netco, interamente posseduta da Tim in questa fase, con un board indipendente e un proprio management, che permetterà all’infrastruttura di evolvere ed andare incontro alle esigenze del Paese”.

LE PAROLE DI GENISH

“Abbiamo presentato un’ipotesi di evoluzione volontaria del modello di separazione della Rete, risultato dell’importante lavoro di collaborazione avviato con l’Agcom – ha detto l’ad di Tim, Amos Genish – Si tratta di una proposta che porterebbe alla creazione di un’entità legale separata controllata al 100% da Tim, con un alto livello di corporate governance. La proposta è in fase di valutazione preliminare e dovrà comunque essere vagliata dal consiglio di amministrazione di Tim in programma per il 6 marzo”. “Questo progetto – ha aggiunto Genish – è un enorme passo avanti che segnerebbe una svolta epocale creando un modello di parità di trattamento di tutti gli operatori unico in Europa; rafforza ulteriormente la parità di accesso alla rete, mantenendo prioritari la qualità del servizio e gli investimenti che garantiranno il proseguimento della copertura a banda ultra larga del Paese, e il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Agenda Digitale Europea 2025”, ha aggiunto.

LA REAZIONE DI CALENDA

Il progetto di separazione della rete proposto da Tim “è un dato epocale: di questa cosa si parla in Italia da vent’anni e per la prima volta c’è un piano razionale e articolato che prevede la societarizzazione della rete”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, al termine dell’incontro con la società.  “Il nostro feedback rispetto all’operazione” di separazione della rete Tim “è molto positivo”.

CHE COSA DICONO ANALISTI E BANCHE D’AFFARI

Gli analisti da tempo hanno fatto i conti su quanto potrebbe valere la rete e dunque la nuova società annunciata oggi da Genish. Mediobanca, che da tempo caldeggia uno scorporo, la valuta 15 miliardi di euro, con un multiplo di 8,6 volte le stime di ebitda per il 2019 (1,75 miliardi di euro). In uno studio sulle tlc italiane dello scorso 2 febbraio, gli analisti di Piazzetta Cuccia ipotizzano che Tim possa quotare il 40% della rete, dopo averla caricata di 6 miliardi di debito, così da incassare 3,6 miliardi di euro. Mentre Fidentiis, in un report recente, evidenziava come l’opzione dello scorporo potesse dare una scossa del 52% al titolo. “Tim ha un sacco di spazio per esplorare operazioni straordinarie che permetterebbero di far emergere il suo valore inespresso”, afferma Mediobanca. “Abbiamo simulato un deal modello Inwit, che permetterebbe di incassare soldi, cristallizzare il valore dell’asset” a multipli più alti di quelli attualmente riconosciuti a Tim dal mercato e “mantenere una quota di maggioranza”.

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