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Telecom, i successori di Patuano e le nuove sfide

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Telecom

Mentre l’ad Marco Patuano rassegna le dimissioni, Telecom fa i conti con i possibili successori e le nuove sfide da affrontare

E’ ufficiale, l’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, ha presentato le sue dimissioni, che saranno formalizzate in queste ore. Le deleghe di Patuano verranno affidate ad interim al presidente Giuseppe Recchi, ma già si vocifera sui papabili successori.

Le dimissioni di Patuano non dovrebbero provocare altri cambiamenti all’interno del consiglio di amministrazione della società, la cui scadenza naturale è la primavera 2017 e in cui siedono quattro membri indicati dalla società Vivendi, del finanziere bretone Vincent Bolloré, primo socio del gruppo telefonico da giugno scorso.

Sono proprio le differenze di vedute con Vivendi che hanno portato alla fine anticipata del mandato di Patuano. A far precipitare la situazione, in particolare, sarebbe stato l’ultimo consiglio di amministrazione nel quale è stata votata la svalutazione, per complessivi 240 milioni, della quota di Tim Brasil. Marco Patuano non era d’accordo su questo.

L’accordo per le dimissioni sarebbe arrivato nelle scorse ore e riconosce al manager una buonuscita di circa 7 milioni di euro.

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Marco Patuano

Telecom: i possibili successori di Marco Patuano

A dire il vero, già prima del passo indietro di Marco Patuano, Vivendi sondava già il terreno per valutare un possibile successore. Nelle scorse settimane, secondo rumors, l’ad di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine avrebbe contattato Tom Mockridge, Flavio Cattaneo, Luigi Gubitosi e Maximo Ibarra per capire la loro disponibilità. Tra i possibili successori si parla anche di Corrado Sciolla, presidente di Bt Global Services Europe.

Sarebbe però Flavio Cattaneo, l’attuale amministratore delegato di Ntv, stando alle indiscrezioni, il candidato pronto alla firma.

Quali sfide per il successore di Patuano?

L’eredità lasciata da Marco Patuano è rappresentata da nuove sfide, in alcuni casi tutte da affrontare. Telecom ha chiuso il 2015 con una perdita netta di 72 milioni, a causa di oneri netti non ricorrenti, dell’impatto negativo delle operazioni di riacquisto delle obbligazioni proprie e della svalutazione di 240 milioni dell’avviamento delle attività brasiliane. Si tratta di una perdita sostanziosa, soprattutto se si pensa che Telecom ha chiuso il 2014 con utile di 1,3 miliardi.

Telecom punta alla convergenza, a nuovi investimenti e anche alla banda ultralarga (non ovunque, però, ma solo nelle zone in cui conviene).

Vivendi promuove una massiccia “convergenza” tra reti e media, che spera possa concretizzarsi in un accordo con Mediaset Premium, per la creazione di un gigante delle comunicazioni (proprio in queste ore sembra che sia stato raggiunto un accordo di massima tra la famiglia Berlusconi e i vertici di Vivendi  per uno scambio azionario).

Si lavora e si dovrà lavorare anche per ottenere risparmi da riversare in investimenti studiati. Per il piano al 2018, Telecom prevede 600 milioni di risparmi e 12 miliardi di euro di investimenti: si tratta del più grande piano di una società privata in Italia. Proprio Vivendi nel corso dell’ultimo Cda ha chiesto un forte taglio dei costi che consenta di ottenere risparmi ulteriori pari a circa un miliardo di euro (oltre ai 600 milioni già previsti).

La Banda Ultralarga di Telecom, invece, non sarà cosa per tutti. Non è un mistero che Vivendi voglia portare a casa una maggiore redditività dall’investimento italiano. Ed è per questo che rete ultralarga sarà realizzata nelle aree a maggior ritorno economico.

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Vincent Bolloré

Telecom: vola in Borsa, nonostante dimissioni di Patuano

Il cambio di vertice in Telecom sembra esser gradito dai mercati: il titolo viaggia spedito, fin dalle prime battute, +3,47%. Bene anche Mediaset, con +2,07% a 3,848 euro, in salita proprio per le voci di un accordo con Vivendi.

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