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Fintech, rivoluzione in corso: cambierà il modo di fare Banca. E non solo

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Dalle Banche alle Startup: tutti sono interessati al mondo Fintech. Mutui, prestiti, raccolta dati, crowfunding, pagamenti e transazioni in poco tempo, ovunque e senza dover far fila

Far viaggiare la finanza alla velocità della luce. Succede con il Fintech, ovvero la tecnologia abbinata ai servizi finanziari così da renderli accessibili a chiunque, ovunque ci si trovi. Mutui, prestiti, raccolta dati, crowfunding, pagamenti e transazioni di ogni tipo, tutto in una manciata di secondi, da un capo all’altro del mondo e con un’elevata dose di trasparenza. Via il vecchio pc, basta avere in mano uno smartphone o un tablet e il gioco è fatto. Per la finanza globale si tratta di un autentico tsunami, una rivoluzione inarrestabile che sta spazzando via le tradizionali attività bancarie e di trading, sulla spinta di una miriade di startup pronte a fare concorrenza ai tradizionali servizi finanziari. E anche l’Italia sta iniziando ad esplorare il mondo del fintech, scoprendone piano piano tutte le opportunità e i vantaggi. Tanto basta ad accendere un faro permanente sulla galassia del Fintech.

I numeri del Fintech

Oggi la finanza tecnologica nel mondo vale circa 867 miliardi secondo alcune stime di Forbes. E questo grazie a investimenti globali che tra il il 2014 e il 2015 sono passati da 17 a 38 miliardi di dollari e destinati a toccare entro il 2020, secondo la banca d’affari Goldman Sachs, i 46 miliardi di investimenti. Il tutto si traduce, sempre secondo la banca americana, in un bacino di ricavi potenziali di 4,7 miliardi, sottratti naturalmente agli operatori le cui attività sono ancorate ai servizi più tradizionali. Basti pensare che secondo Pwc, nei prossimi anni l’industria del Fintech si mangerà fino a un quinto del business assicurativo mondiale che ancora si appoggia ad attività poco innovative. A muovere le fila di questo enorme movimento che mira al cuore della finanza ci sono poco meno di un migliaio di start up, concentrate per lo più in California (219) e Regno Unito (133), mentre cresce a vista d’occhio anche il distretto indiano, che già vanta una cinquantina di player.

E l’Italia? Il nostro Paese non sta certo a guardare mentre le economie del mondo abbracciano la rivoluzione del Fintech. Oggi in Italia si contano 115 start up di settore, posizionando il Belpaese nei gradini più alti della classifica mondiale del Fintech. Ma quello che colpisce di più è l’impennata dei finanziamenti, molti dei quali erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Se nel 2014 le risorse destinate alle start up del Fintech erano poco più di 7 milioni, nel 2015 la cifra è quadruplicata, toccando quota 33,6 milioni. Un segnale incoraggiante per chi decide di mettere in piedi una start up, ma anche un segnale a chi pensa che il Fintech sia solo una bolla passeggera.
Quanto alla mappa del Fintech tricolore, il grosso è concentrato nel Nord Italia che ospita il 77% della realtà. Solo in Lombardia sono attive 42 startup, seguita dall’Emilia Romagna (13) e dal Piemonte (7). Segue il Sud Italia, con il 12% delle startup principalmente in Campania (7). Chiude il Centro Italia, con l’11% delle startup, prevalentemente nel Lazio dove la presenza numerica è pari a 12. Quasi la metà di queste startup (45%) si occupa di crowdfunding, seguito dai servizi bancari con il 16%. Sui pagamenti lavora il 12%, il 9% si occupa di e-commerce e infine il 4% si concentra sulla sicurezza.

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Banche: da prede a predatori?

Resta da capire cosa c’è nell’orizzonte di lungo termine del Fintech. Una cosa è certa, la finanza tecnologica fa paura a chi è rimasto ancora indietro e fatica a rinnovarsi. Oltre l’83% dell’industria dei servizi finanziari tradizionali ha infatti paura che proprio business finire nelle mani delle nuove imprese che uniscono finanza e tecnologia. Tra chi per forza di cose sta cercando di correre ai ripari ci sono le banche. Il 76% di top manager teme infatti che parte del vecchio business bancario sia a rischio, con perdita di quote di mercato e pressioni sui margini e che alla fine le varie Satispay e Moneyfarm e le loro sorelle finiranno col pesare sui profitti degli istituti di credito tradizionali.

Come? Semplice, spingendo il cliente nativo digitale a voltare le spalle al sistema bancario tradizionale rivolgendosi direttamente al nuovo player che magari pone condizioni di prestito più morbide. Tra i bacini di clientela più attratti dal Fintech ci sono infatti quelli con le carte meno in regola per ricevere un finanziamento. Per non finire prede e diventare invece competitive alcuni tra i maggiori istituti si sono dotati di apposite strutture in house dedicate al Fintech. E’ il caso di Unicredit, che dopo Fineco ha lanciato qualche tempo fa FinTech Accelerator, una sorta di incubatore interno. La stessa Unicredit ha da poco lanciato la possibilità di ottenere un prestito in poco tempo e direttamente dal proprio smartphone. Mps si è invece creata la piattaforma Widiba, mentre Intesa Sanpaolo ha da poco costituito Neva Finventures, con cui innovare i propri servizi e incamerare i dettami del Fintech. Ma basterà la rincorsa delle banche a recuperare il terreno perduto finora? Una cosa è certa, il Fintech e la sua rivoluzione andranno tenuti sott’occhio.

FinTech: esempi concreti di startup nel mondo

Partiamo dalle neo bank, le banche che in realtà sono solo un’app e che sempre più piacciono a giovani e meno giovani. Come scritto prima, promettono apertura di conti correnti e mutui in pochi secondi e rendono più facile il rapporto cliente-mondo finanziario.

Bastano solo 8 minuti per aprire il proprio conto corrente senza spese, in modo semplice e veloce con Number26. Nata nel 2013 a Berlino, dalle idee di Valentin Stalf (30 anni) e Maximilian Tayenthal (35 anni), la app è già attiva in Germania, Austria, Francia, Italia (anche se non ha ancora l’autorizzazione di Bankitalia), Slovacchia, Grecia, Spagna e Irlanda e ha già quasi centomila utenti. L’utente che vuole aprirsi un conto corrente senza spese deve solo scaricare l’applicazione(disponibile per Android o IoS), inserire una mail, il numero di telefono, mostrare durante una video call la propria carta di identità o il passaporto e rispondere ad alcune domande dell’operatore. Terminate le operazioni e quindi effettuata l’iscrizione si riceve a casa la carta di credito MasterCard, che si può usare ovunque senza pagare alcuna commissione. L’applicazione offre anche consigli su come risparmiare e gestire nel modo migliore il proprio denaro.

Ha sede a Londra, ma anima italiana Soldo.com, la nuova app-bank nata dall’idea di Carlo Gualandri (uno dei fondatori di Virgilio.it) e Roberto Bonanzinga Capo della Divisione Investment di H-FARM e Co-fondatore del fondo InReach Ventures. Soldo.com (la cui app non è ancora disponibile) offre la possibilità non solo di aprire un conto corrente gratuito, ma anche di attivare e disattivare molteplici carte virtuali create ad hoc per gli acquisti online, impostando regole e limiti di spesa.

robinhoodIl mondo del Fintech non è solo conti correnti e mutui. E nemmeno solo moneta virtuale. Robinhood si propone agli utent come broker finanziario: grazie all’applicazione tutti possono fare high frequency trading. In sostanza è un broker finanziario registrato, membro FINRA e SIPC, che permette di acquistare azioni ed Etf quotati a Wall Street senza commissioni. Le operazioni saranno possibili sui mercati regolamentati, no su Forex. La vera rivoluzione è che non sono richieste commissioni per scambiare titoli. Cosa fa guadagnare, dunque, l’azienda? Gli interessi della liquidità rimasta sui conti correnti e non investita in azioni o Etf. Non solo. Robinhood, per la sua realizzazione, ha raccolto 66 milioni di dollari da NEA, Index Ventures, Ribbit Capital, Vaizra Investments, Google Ventures, Andreessen Horowitz, Social Lever.

La Svezia pensa ad una moneta virtuale garantita

A fare la storia nel mondo del Fintech potrebbero essere il Governo Svedese e le sue banche. Il Paese, infatti, starebbe pensando all’introduzione di una moneta virtuale nazionale. La moneta virtuale mondiale esiste già: ed è il bitcoin. Esistono anche delle monete locali. Ma quella a cui pensa la Svezia sarebbe una vera alternativa virtuale a quello che ora è tradizionale: il Paese Scandinavo, infatti, metterebbe sul mercato una moneta garantita da una banca centrale Riksbank.

 

Gianluca Zapponini – Giusy Caretto

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